It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It)

E’ più difficile regalare qualcosa ad un uomo ricco che ha già tutto, o dire qualcosa di originale sui Rolling Stones? Probabilmente la seconda.
Cosa si può dire di originale di un gruppo che ha segnato in modo indelebile la storia del rock, della moda, del linguaggio e dei comportamenti che ogni band “dannata” dovrebbe adottare sul e fuori dal palco??
Probabilmente più niente. Tutto ciò che si poteva dire, scrivere e  immaginare è stato già fatto.
Eppure ancora oggi si parla dei Rolling Stones. Si parla perché i quattro del rock sono ancora in piena attività.
Infatti, in occasione dei loro cinquant’anni di vita  (1962-2012), i Rolling hanno pubblicato un’antologia dei loro più grandi successi con due inediti, hanno tenuto una serie di concerti di promozione e, alla fine, hanno deciso di continuare ad esibirsi dal vivo per tutto il 2014.

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Gli Stones in tour a Perth (Australia)

Già, un’altra tournèe, l’ennesima. E naturalmente tutti si domanderanno: ce la faranno ancora?.
Ce la faranno le rughe chilometriche e profondissime di Keith Richards e i capelli tinti di Mick Jagger a regalarci ancora un sano e nutriente spettacolo di rock and roll ?
A giudicare dalle prime esibizioni pare di sì. Così, almeno, sembra nel film-documentario “Hyde Park Live”.
Opera che immortala, l’ormai già, leggendario concerto che i Rolling tennero nel celebre parco londinese il 6 e 13 luglio del 2013 registrato su celluloide e trasmesso in molti cinema del globo il 5 dicembre dello stesso anno.
Ma ora potremo giudicare dal vivo, appunto, se i Rolling Stones sono ancora quella macchina da guerra del rock. Infatti, i Rolling toccheranno anche l’Italia nel loro tour. Precisamente a Roma, nell’arena del Circo Massimo.
Così anche noi potremo constatare se i balletti di Jagger abbiano ancora quel sex-appel di una volta; se le sigarette fumate sul palco da Richards abbiano ancora quel sapore di sana provocazione, tipica del rock; se i sorrisini beffardi di Ronnie Wood abbiano quel che di mefistofelico. Più difficile risulterà, a mio avviso, controllare il grado di “rockaggine” del, sempre, mansueto Charlie Watts il quale dichiarò, proprio nel film-documentario, che il suo compito fondamentale era di entrare a tempo con l’attacco iniziale del brano, non fare la “rockstar”.
Vedremo, controlleremo tutto il 22 giugno al Circo Massimo di Roma, insieme alle canzoni che i Rolling proporranno al pubblico italiano.
Per quanto riguarda la scaletta…. beh, qui le possibilità di scelta sono pressoché infinite. Come infinita è la carriera dei Rolling Stones.
Carriera Iniziata nella Londra dei primi anni 60, quando la capitale inglese era stata conquistata dal rock, dal blues ma anche dal jazz. E fu proprio la passione per questi generi musicali, per i locali che proponevano musica live del genere e la voglia di suonare che portò, nel 1962, Brian Jones, Mick Jagger, Keith Richards, Dick Taylor, Elmo Lewis, Mick Avory e Ian Stewart a formare un gruppo rhythm and blues chiamato “Rollin’ Stones” (nome che si ispirava alla canzone Catfish Blues di Muddy Waters). Nome che cambiò, poi, in The Rolling Stones.
I due anni che portarono il neonato gruppo ad esibirsi nel tempio della musica londinese, il Marquee, all’ loro primo album, chiamato semplicemente “The Rolling Stones, furono molto intensi: Avory, Taylor, Lewis e Stewart lasciarono il gruppo, quest’ultimo in realtà fu cacciato per motivi estetici dal “terribile” manager del gruppo A. L. Oldham. Al loro posto entrarono Charlie Watts alla batteria e Bill Wyman al basso; i Rolling divennero famosi nell’ambiente in quanto alternativa “sporca” e “cattiva” dei Beatles, dualismo costruito ad arte sempre da A. L. Oldham. Il loro repertorio era più che altro basato su cover di brani rock blues americani.
Altra data importante fu il 1966, l’anno in cui uscì “Aftermath”. Il primo album degli Stones in cui tutte le canzoni erano firmate dal duo Jagger-Richards, mossa voluta, guarda un po’, dal solito A. L. Oldham. In questo modo i Rolling potevano fare concorrenza in modo più efficace ai Beatles: da una parte Lennon-McCartney, dall’ altra Jagger-Richards.

Rolling Stones 1978
La band al completo nel 1978

Dopo Aftermath vengono alla luce Between the Buttons e Their Satanic Majesties Request, quest’ultimo, album dai contorni psichedelici, si proponeva come un’ improbabile risposta a  Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles.
Accantonati, quindi, improbabili tentativi di scimmiottamento dei “rivali” Beatles, i Rolling Stones sfornano, dal 68 al 72, una serie di album capolavori che li consacreranno come uno dei miglior gruppi di sempre, periodo che vedrà pure la morte di Brian Jones, ma qui il discorso si fa molto lungo.
Capolavori come Beggars Banquet, Let It Bleed, Sticky Fingers e Exile on Main St., proietteranno il gruppo nel empireo del rock.
Gli albums in questione racchiudono l’essenza stessa degli Stones: riff di chitarra al cardiopalma, sospiri lussuriosi, urla ammiccanti e testi conditi, spesso, con riferimenti al sesso e alla droga
Gli Stones segnarono quello che fu probabilmente il loro periodo d’oro e, dal punto di vista compositivo, migliore.
Dopo Exile on Main St. i Rolling pubblicano altri due gioiellini come   Goats Head Soup e It’s Only Rock ‘n’ Roll che, seppur di minor tono, mostrano ancora un gruppo nel pieno delle loro forze.
Il periodo di crisi comincia con l’anonimo Black and Blue e prosegue con  Some Girls, il migliore del lotto secondo chi scrive, Emotional Rescue,  Tattoo You, con la celebre Start Me Up, e Undercover.
Probabilmente dopo Undercover i Rolling Stones smettono di essere un gruppo. Almeno dal punto di vista compositivo.
Le future uscite discografiche saranno solo un pretesto per mettere su una serie di tournée mondiali, e relativi album live, che garantiranno ai Rolling una più che “dignitosa” pensione.
Ma in pensione si va quando non si ha più niente da dire. E se i Rolling non hanno più niente da dire, dal punto di vista musicale compositivo, dal vivo sanno ancora regalare grandi emozioni.
E poi è inutile fare la morale alle rockstar. Tanto come si dice: It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It).

Di Bruno Sasso

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