Vent’anni senza Cobain

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Ci sono date che non possono essere dimenticate, quella del 05/04/1994 è una triste ricorrenza nella storia della musica, perché segna la morte di Kurt Cobain. Quel giorno di aprile il ventisettenne Cobain, già leggenda vivente con il suo gruppo, è entrato in un’altra mitologia musicale, quella del “Club J-27”.
La sua morte nella sua casa di Seattle, provocata da uno sparo di fucile alla testa, è stata a lungo oggetto di indagini, che hanno coinvolto anche la moglie Courtney Love, prima che venisse decretato il suicidio.
Kurt, personalità tormentata,  il poeta maledetto del rock, con la sua band Nirvana ha cambiato radicalmente la storia della musica. A vent’anni dalla morte del loro leader, il gruppo entrerà nella Rock and Roll Hall of Fame il 10 aprile 2014.
Kurt, l’antidivo per eccellenza, un uomo tormentato al quale la fama e il successo sono stati il propulsore definitivo verso l’autodistruzione. E’ stato un simbolo per un intera generazione, e anche i ragazzi che non hanno fatto in tempo a conoscerlo perché troppo giovani, oggi lo adorano.
Spaghettimag. non poteva non ricordare Kurt “occhi d’angelo” e a modo nostro gli rendiamo omaggio ripercorrendo i brani più  rappresentativi ed emblematici della sua breve, ma intensa carriera:

Smells Like Teen Spirits. Estratto dal secondo album Nevermind (1991), il singolo consacrò definitivamente la band e le permise di entrare, con il suo alternative-rock, nel panorama mainstream. Considerata una delle canzoni più importanti nella storia del rock.

In Bloom. Canzone tipica dello stile grunge anni Novanta; le urla graffiate di Kurt e il controcanto di Dave Grohl sono in netto e divertente contrasto con il videoclip del brano, dove i musicisti sono degli azzimati ragazzi anni ’50 fino a metà brano, quando seguendo il crescendo delle distorsioni, cominciano a distruggere il palco.

Come as You Are. Secondo estratto da Nevermind e secondo classificato per vendita, secondo solo a Smells like Teen Spirit. Il riff iniziale fu oggetto di polemica con il gruppo dei Killing Joke, che accusarono i Nirvana di plagio. Il testo risulta ancora oggi ambiguo per scelta di Kurt, che voleva lasciare libera interpretazione agli ascoltatori.

Lithium. Il titolo è un esplicito riferimento al litio, sostanza alla base di farmaci antidepressivi e stabilizzatori dell’umore. Con un riff ripetitivo, che si alterna ad aperture fuori controllo, la melodia commenta il testo: il brano parla del disturbo bipolare, sindrome di cui lo stesso Kurt soffriva.
(questa quella che adoro di più!)

Polly. Canzone composta nell’88, racconti una cruda storia di stupro e rapimento tra le melodie composte da Kurt, che proprio per lo stile un pò pop della canzone la escluse dal primo album Bleach del 1989, decisamente grunge, e preferì inserirla in Nevermind.

Heart-Shaped Box. Primo estratto dell’album In utero (1993), uscì con un allucinato videoclip firmato del visionario Anton Corbijn, che vinse il premio per la regia agli MTV Video Music Awards.

Rape Me. Il riff di chitarra ricorda quello di Smells like Teen Spirit, più rallentato. Il titolo “Violnetami”, fu ovviamente oggetto di grandi polemiche, prima di essere compreso come un rabbioso manifesto contro lo stupro, forse come proseguo alla drammatica storia di Polly, ragazza appena adolescente che viene rapita, torturata e stuprata.

All Apologies. Brano apparentemente melodico. È il testamento artistico di Kurt, che canta :”What else I should be, All apologies” – “nel sole mi sento un tutt’uno, sposato, alla fine è ciò che tutti noi siamo”.

About a Girl. Il brano era la terza traccia del primo disco dei Nirvana, Bleach del 1989. Nel ’94, dopo la morte di Kurt, viene pubblicata nell’album MTV Unplugged, registrato durante il live acustico a New York.

I Hate Myself and I Want to Die. Kurt avrebbe voluto intitolare così il disco “In Utero”, ma l’idea fu bocciata perché suonava macabra. Il brano divenne un b-side, che Kurt aveva escluso dall’album perché “c’erano troppe canzone rumorose” disse. La frase: “Mi odio e voglio morire”, che ora suona quasi un avvertimento disperato, era  tratta dal suo diario: nel ’92 era la battuta che il cantante usava come risposta a chi gli chiedeva come stesse.

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