Starbucks e l’Italia

Quando si va in una città estera, oltre a visitare i monumenti, molteplici persone non possono fare a meno di recarsi presso la famosissima caffetteria multinazionale Starbucks.
Ma la domanda che ci poniamo noi italiani è: “Perché questa multinazionale, presente in oltre 55 Paesi, non è anche in Italia?”.
Nonostante il nostro Paese sia stato la fonte d’ispirazione per la creazione di questo brand, è la nostra cultura a negare la sua presenza nel nostro territorio.
Innanzitutto, i prezzi, per gli italiani, sono molto elevati tanto da considerare il costo di un caffè (€2,50) un furto, a differenza di americani o inglesi a cui non interessa ciò, ma solo che il coffee shop sia quello più vicino a loro quando, per esempio, scendono dal treno.
Inoltre, in Italia non c’è la cultura di bere una tazza di caffè, magari davanti al proprio iPad mentre si leggono le mail o di mangiare un muffin leggendo un bel libro. In Italia, il caffè è rigorosamente ristretto e in tazza piccola, e ciò comporta un tempo di consumo brevissimo, addirittura davanti al bancone. Completamente l’opposto dell’esperienza di consumo di un caffè all’estero.
Altro fattore non corrisposto dagli italiani è la scarsa qualità del caffè, ma soprattutto doverlo bere, in alcuni casi, in un bicchiere di cartone.

Nonostante secondo alcune statistiche si è giunti alla conclusione che il brand Starbucks non sarebbe stato produttivo in Italia, come lo è all’estero, alcune persone hanno deciso di aprire dei simili Starbucks tutti italiani. Il primo è l’Arnold Coffee a Milano, a Napoli troviamo ben due imitazioni, il Cup Cap’s Coffee, vicino piazza del Plebiscito, e la palese imitazione Starbest Coffee che, trovandosi in piena zona universitaria, ha riscosso un grande successo tra gli studenti che decidono di fare un break tra una lezione e l’altra. Infine a Torino il Busters Coffee.

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