#FOODSTAGRAM

Foodstagram: così si chiama la nuova moda, o meglio, la mania di fotografare ciò che si mangia.
Ormai con lo sviluppo sempre maggiore della tecnologia, non si concepisce più il concetto di mangiare soltanto per necessità, infatti essendo sempre accompagnati dai nostri smartphone e tablet diventiamo fotografi in tempo reale delle nostre food-experience. Addirittura, siamo arrivati al punto in cui c’è chi prova più piacere nel fotografare il cibo che ha nel piatto, per poi condividerlo sui social network, piuttosto che mangiarlo.
Tale tendenza non ha contagiato solo i foodblogger, che si occupano di recensire piatti in giro per il mondo, ma anche gli utenti medi che abbinano tovaglia e tovaglioli e dispongono posate e tazzine come meticolosi scenografi.
Dopo lo scatto, rigorosamente dall’alto, la foto è modificata con i filtri Instagram, che permettono di dare uno stile e un effetto speciale, ed infine è pubblicata con l’aggiunta degli hashtag. L’hashtag #food è collocato al 55esimo posto con 9.699.039 milioni di foto nella classifica dei 100 hashtags più utilizzati dal popolo di Instagram.
Anche la scienza ha voluto dire la sua rispetto al caso. Dal reparto psichiatrico dell’Università Canadese, Valerie Taylor, ha dichiarato che fotografare frequentemente il cibo potrebbe rappresentare una vera e propria malattia. L’utente che fotografa solo ciò che mangia –pavoneggiandosi con la citazione “siamo quello che mangiamo” – inevitabilmente, si dimentica dei luoghi, dei tramonti e dei dettagli intorno a lui.
Si tratta di una solitudine collettiva tipica dei new media. Fotografare il cibo permette di avere i nostri contatti sempre aggiornati riguardo il nostro regime alimentare, ma spesso impedisce la comunicazione con chi è con noi a tavola. Immaginate una famiglia intera che, invece di commentare la prelibatezza di un buon pranzo, è impegnata a scegliere il filtro giusto sul proprio dispositivo mobile.
Se siete tra quelli che ogni giorno riversano vagonate di scatti gastronomici su blog e social network controllate gli ultimi e identificatevi. Vittime anche voi della #Foodstagram? Cercate terapie?
Ricordate: ciò che è nel piatto deve essere mangiato, non fotografato!

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