Jean Seberg

Jean Seberg ha i tratti androgini e affascinanti di una gamine: capelli corti, occhi profondi e un profilo neoclassico. Nasce nell’Iowa nel 1938, ma in breve tempo la sua naturalizzazione francese è completa, al punto che anche il suo nome si pronuncia con accento d’oltralpe.
Esordisce a 19 anni in “Saint Joan” di Otto Preminger e, l’anno successivo, lo stesso regista la riconferma come protagonista di “Bonjour tristesse”, il film che le conferisce fama internazionale e la rende una lolita con insoliti accenti mascolini, vestita con pantaloncini e camice in fantasia vichy. L’immagine quasi puerile della stagione d’oro della Costa Azzurra vive in lei e nella storia drammatica del film tratto dal romanzo di Françoise Sagan.
Solo due anni dopo, Jean Seberg cambia radicalmente ruolo, pur conservando il suo aspetto malizioso e acerbo: diventa Patricia Franchini, la protagonista di “Fino all’ultimo respiro”, il film-manifesto della Nouvelle Vague, diretto da Jean-Luc Godard. Lei e Jean-Paul Belmondo interpretano due amanti senza schemi né ruoli (sia cinematografici che sentimentali). Il film diventa rappresentativo di un’epoca, una delle più vivaci che il cinema europeo abbia conosciuto, Tutto è percorso da una critica (latente quanto affilata) al cinema “ancient régime” di stampo hollywoodiano.
Un personaggio che, per certi versi, la intrappola e la rende icona al tempo stesso. Nell’ottobre del 1990, infatti, la fotografa di moda Elle Von Unwerth le dedica un servizio su Vogue France, in cui la supermodel Christy Turlington interpreta le scene emblematiche del film che sopravvivono a distanza di decenni, cristallizzate nell’immaginario collettivo: la passeggiata sugli Champs Elysées, la sosta al bar a sorseggiare latte, le riprese nella camera da letto.
Ma, inutile dirlo, Jean Seberg dimostra di essere un’attrice versatile, rivestendo ruoli tra loro molto diversi: nel 1964 in “Lilith” interpreta una paziente schizofrenica che seduce il suo psichiatra, mentre è del 1969 “La ballata della città senza nome”, in cui recita accanto a Clint Eastwood. Nel 1970 esce nelle sale “Airport”, che vanta un cast d’eccezione, e nel 1972 in “Camorra” di Pasquale Squitieri, l’attrice ha i capelli raccolti in un’acconciatura che le conferisce un’aria più matura.
Ma nella figura schiva e femminile di Jean Seberg convergono segreti e misteri, alcuni dei quali ancora irrisolti. Si parla della sua identità segreta e dell’adesione al gruppo delle Black Panthers, si riconsidera la sua morte e si fa largo l’ipotesi dell’omicidio.
Oggi, a quasi quarant’anni dalla sua morte, di lei rimangono le scene immortali e la devozione di chi, nella sua città natale, ha dedicato un festival alla sua memoria.

 

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By Letizia  Dabramo

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