Martine Franck

Sensibilità e acume critico costituiscono la cifra stilistica degli scatti di Martine Franck, che riesce a tradurre perfettamente il mondo in una combinazione di bianco e nero.
Nasce ad Anversa nel 1938, ma trascorre la sua infanzia tra Londra e gli Stati Uniti. Eredita dal padre la passione per l’arte, conosce il mondo e studia a Madrid e Parigi, per esordire giovanissima come assistente dei fotografi di Life Magazine Eliot Elisofon e Gjon Mili.
Nel 1970 due eventi segnano la sua vita: l’ingresso nell’agenzia Vu (che abbandonerà dieci anni più tardi, per entrare a far parte della Magnum) e il matrimonio con Henri Cartier-Bresson.
Di circa trent’anni più anziano di lei, Cartier-Bresson in quegli anni è il guru del giornalismo fotografico, l’autobiografia della nazione, di quella Francia scossa dagli eventi del ’68 che i suoi scatti riescono a interpretare in modo critico e analitico, insieme agli altri grandi cambiamenti mondiali: la Guerra Fredda, la crisi missilistica di Cuba, la società dei consumi.
I due si incontrano durante la settimana della moda parigina, si innamorano per poi fondere le rispettive tecniche: l’arte di Martine Franck si gioca al di qua e al di là dell’obiettivo. Diventa modella, quando posa per lui (memorabili le sue elegantissime gambe) e rafforza la sua sensibilità da fotografa, abile com’è nel cogliere il momento di umanità, la speranza negli occhi e il gioco nelle mani.
I suoi scatti non ritraggono soggetti in posa, ma sono mappe geopolitiche attraverso cui è possibile leggere la storia recente. Immortala paesaggi naturali in cui è visibile la presenza dell’elemento umano: un sentiero, una strada che divide due file di alberi, i tralicci dell’elettricità sono qualcosa di più che ricercate armonie geometriche – sono spunti di riflessione.
Il suo reportage in Cina ritrae paesaggi rurali e mezzi di locomozione che il terzo millennio non ha spazzato via e che convivono con la vanità, catturata nella smorfia di una bambina, sospesi in una dimensione perennemente divisa tra sacro e profano.
E poi ancora lo spettacolo “Le dernier caravansérail” del Théatre du Soleil, in cui condensa tratti somatici di tutte le etnie e un forte messaggio di pace.
Per arrivare alle donne, dalle quali riesce ad estrarre, quasi attraverso un processo di sintesi chimica, la bellezza. Jeanne Moreau pensierosa, con lo sguardo rivolto verso il basso, un’anziana donna che scherza, una madre e una figlia sorridenti, la regista teatrale concentrata sulle prove dello spettacolo.
Martine Franck scompare nel 2012 a causa di una lunga malattia ma, fortunatamente, al di là del tempo e dei limiti umani, sopravvive la sua impetuosa delicatezza.

 

 

By Letizia Dabramo

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