N. – Nico

Il Chelsea Hotel è un luogo quasi magico nell’immaginario del Novecento: è il posto che ha ospitato pittori, filosofi e rockstar, che ha visto nascere il romanzo “On the road” di Kerouac e morire Nancy Spungen, che ha assistito alla genesi di movimenti artistici come la pop art (non a caso, Andy Warhol lo sceglie come location per un suo film). Un’artista, in modo particolare, ha saputo legare la sua carriera a questo posto: Christa Päffgen, in arte Nico. La cantante pubblica l’album dal titolo “Chelsea girl”: è il 1967 e le dieci tracce, accompagnate dalla voce profonda di Christa, rappresentano il nuovo traguardo di una carriera musicale iniziata l’anno precedente con i Velvet Underground per il disco dalla copertina inequivocabile disegnata da Andy Warhol. Ma “Chelsea girl” è anche il riscatto e la tregua da una vita tormentata. Rimasta orfana di padre da bambina, sin da subito si vede costretta a contribuire all’economia familiare: Christa inizia a lavorare come apprendista sarta, per poi diventare commessa in un centro commerciale di Berlino all’età di tredici anni. Un episodio gravissimo avviene all’età di quindici anni: subisce violenza da parte di un militare statunitense. L’esperienza lacerante si ripercuoterà sul suo vissuto e riuscirà a emergere solo velatamente nel 1974, nella canzone “Secret side”. Una vita intensa, quella di Nico, che debutta nel mondo della moda da adolescente e giunge alle porte della factory poco più che ventenne. Bellezza algida e fascino teutonico, in breve tempo strega i fotografi, tra cui Herbert Tobias, che le attribuisce proprio il nome d’arte che la renderà celebre come icona dell’underground newyorkese. Nel 1959 ritorna in Europa, nel vaudeville felliniano di Roma per recitare ne “La Dolce Vita”, e in Francia, dove farà due incontri cruciali per la sua vita lavorativa e privata. Il primo con Alain Delon, padre di Christian Aaron, il figlio che l’attore non riconoscerà mai, il secondo con il regista Philippe Garrel. A quest’ultimo Nico sarà legata per dieci anni, un periodo in cui diventerà protagonista dell’immaginario mistico del cineasta, una dimensione in cui la religione incontra la Nouvelle Vague. Alla fine degli anni ’70 Nico e Garrel si separano definitivamente e la talentuosa interprete e attrice si trasferisce a Manchester. Nel 1988 si reca a Ibiza in vacanza con il figlio: durante una passeggiata in bici, nel pomeriggio del 18 luglio viene colpita da un’emorragia cerebrale. Muore così, la factory girl, in un modo discreto che poco si addice alla sua vita patinata e torbida, al tempo stesso. Muore portando con sé un pezzo di storia del rock e di fermento culturale, lei, bellissimo emblema di un periodo controverso.

by Letizia Dabramo

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