Georgia O’Keeffe

Accostare le sfumature delicate dei petali di un fiore alla carcassa di un animale crea una dissonanza tra macabro e leggiadro che Georgia O’Keeffe, artista statunitense, è riuscita a utilizzare con sapienza durante tutta la sua carriera. La pittrice nasce nel 1887 in un paese del Wisconsin da una famiglia di umili origini; i suoi studi si orientano subito all’arte, e le danno modo di sviluppare una propria concezione e una propria tecnica. Nella sua arte – o, per meglio dire, nella sua poetica – sono ravvisabili elementi strettamente legati ai luoghi in cui la pittrice ha vissuto. Tanto la natura quanto la metropoli influenzano in modo preciso e determinante la visione di Georgia O’Keeffe, che sa riprodurre non solo gli elementi paradigmatici della modernità, come il ponte di Brooklyn e le sue geometrie, ma riesce anche a imprimere uno stato d’animo alle sue tele. La città di New York viene ritratta da lei come un soggetto vivente in moltissime occasioni: a ridosso della crisi economica del 1929, ad esempio, dipinge – in un modo molto cinematografico, per giunta – i grattacieli, sede ed emblema del potere finanziario.
La corrente cui Georgia O’Keeffe aderisce è quella del precisionismo, e le sue opere appaiono ancora oggi come una sezione chirurgica della realtà, in cui si insedia l’imprevisto che altera la visione canonica, come ad esempio l’elemento naturale (una foglia) che si frappone tra l’occhio della pittrice e il panorama industriale.
Lo skyline cittadino, però, soccombe quando l’artista scopre l’ovest degli Stati Uniti, con i suoi spazi sconfinati, aridi, battuti dal vento: questi luoghi più di tutti rappresentano per la pittrice i paysages d’âme. La linea di demarcazione tra Manhattan e il New Mexico è rappresentata nel 1924 dal matrimonio con il fotografo e gallerista Arthur Stieglitz, con il quale instaura un rapporto molto controverso, tra passione, possessività e arte. In questo periodo la produzione artistica di Georgia O’Keeffe subisce una radicale trasformazione di forma e di senso: la pittura diviene più sensuale, con frequenti (seppur velati) rimandi al corpo femminile.
L’elemento naturale soppianta quindi quello metropolitano, e nelle tele convivono enormi fiori variopinti, teschi animali e desolate zone desertiche. In lei vita e morte riescono a coesistere pacificamente, senza contaminarsi, senza pretendere di corrompere o salvare la restante parte. È qui che risiede la bellezza della pittura di Georgia O’Keeffe, nell’equilibrio delle parti, nel descrivere un secolo (l’artista muore nel 1986) in un modo inedito, facendo confrontare la parte femminile con quella maschile che, distribuiti in egual misura e separati come olio e acqua.

by Letizia Dabramo

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