Il surrealismo di Garcin

Gilbert Garcin è un uomo che solo dopo il pensionamento, all’età di 65 anni, ha iniziato a fotografare con  una Reflex di seconda mano, raggiungendo una fama internazionale.
Dopo 3 anni dal pensionamento, vince un concorso fotografico che gli permette di assistere ad un workshop tenuto nella cittadina di Arles dal fotografo francese Arnaud Claas, la cui produzione è accostabile alla poetica surrealista; durante il corso rimane folgorato dalle potenzialità espressive offerte dal fotomontaggio e dal bianco e nero, scegliendole quindi come basi per il suo lavoro,
Garcin, marsigliese nato nel 1929, laureato in Economia, ha sempre condotto una vita tranquilla.
Nelle sue opere ritrae un mondo surrealista attingendo all’inconscio, ai ricordi ed ai sogni, permettendo alle immagini di divenire punto di partenza per evocare emozioni.
Possiamo considerare i suoi lavori fotografici come delle poesie, in quanto molteplici sono i significati e le chiavi di lettura. Ogni foto ritrae il “Signor Nessun”, un uomo che indossa sempre lo stesso cappotto nero, lievemente incurvato su se stesso, solitario e un po’ assente, come se fosse perennemente perso nei suoi pensieri e nelle sue melanconiche contemplazioni. Un soggetto in cui ogni osservatore può riconoscersi, che interagendo con il paesaggio circostante (sabbia, fili, oggetti quotidiani), invita a riflettere su dilemmi filosofici come il tempo, la solitudine  e l’esistenza
Il binomio che caratterizza le sue fotografie è tecnica ed umorismo, attraverso la quale Garcin  mette in scena l’espressione della passione e dell’eloquenza, l’uomo diviso tra ragione e istinto immerso nella sua tragicità esistenziale.
Questo artista è, dunque, la prova che la spinta creativa, quando arriva, non guarda in faccia età o curricula.

La Galleria del Cembalo di Roma ospita una grande mostra dedicata all’opera di Garcin, con immagini scattate negli ultimi vent’anni. L’esposizione, che apre il 16 aprile, durerà fino al 18 giugno 2016.

In Galleria alcune immagini.

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