QUEL GENIO DI PICO

Il 24 febbraio del 1463 nasceva uno dei più importanti umanisti e filosofi italiani, Giovanni Pico della Mirandola. Non a caso, leggenda vuole che al momento del parto al di sopra del letto di sua madre fosse apparsa una fiamma in forma di cerchio. Un simbolo per indicare che Pico, con le sue straordinarie doti, avrebbe illuminato il mondo. E in effetti così fu. A soli 14 anni iniziò a studiare  diritto canonico a Bologna, poi filosofia, che approfondirà anche recandosi per un anno a Parigi, alla Sorbona. Ma non è tutto, Pico sapeva stupire tutti anche per le sue capacità in matematica, e per saper parlare molte lingue, tra cui perfettamente il greco, il latino, l’arabo, l’ebraico, l’aramaico ed il francese. La sua cultura vastissima lo portò ad approfondire questioni teologiche e filosofiche e la sua orazione De hominis dignitate” ha assunto notevole importanza, in quanto considerata il manifesto dello spirito umanistico-rinascimentale. In essa la libertà viene definita la caratteristica fondamentale dell’uomo, garantita dal non essere egli di una natura determinata, ma capace di darsi la natura che vuole, dal non aver limite né chiusura, dal suo essere aperto a tutto, capace di diventare tutto, fino ad ascendere con il suo intelletto al termine ultimo, alla congiunzione con Dio.

Ma Pico è anche e forse soprattutto conosciuto per la sua infinita memoria, tanto da far nascere il detto per chi ricorda tutto: “ E’ un Pico della Mirandola”. Si narra per esempio, che riuscisse a recitare a memoria l’intera Divina Commedia (composta di circa 4000 versi) e che, una volta terminata, riuscisse anche a pronunciarla all’indietro, dall’ultima parola alla prima. Una impresa che riusciva a ripetere persino con qualsiasi opera terminava di leggere.

Questo genio del Rinascimento morì improvvisamente a Firenze il 17 novembre del 1494,  a soli trentun anni, in circostanze misteriose. Fu sepolto nel cimitero dei domenicani all’interno del complesso del convento di San Marco. Nel 2008 sono state eseguite delle analisi sui suoi resti da parte dei RIS di Parma e dell’Università di Bologna, che hanno svelato ciò che molti avevano ipotizzato. Pico morì perché avvelenato da arsenico. Un epilogo tragico per una personalità davvero straordinaria.

 

 

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