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Correva l’anno 1991 e Azzedine Alaïa realizzava per Tati, il più popolare rivenditore francese di alta moda dell’epoca, una capsule collection composta da un paio di espadrillas, una borsa e una maglietta.

Azzedine anticipò quello che oggi fanno i grandi colossi del fast fashion: collaborare con top designer e top brand contemporanei.

A quel tempo Tati era di proprietà di un altro imprenditore tunisino e le due aziende trovarono affinità l’una nell’altra. La collaborazione, infatti, era ispirata al ricordo d’infanzia di Azzedine dei francesi che arrivavano a Tunisi con a tracolla le grandi borse rosa Tati.

Il successo di quella capsule in limited edition, spinse Azzedine a impostare lo stesso tema per la SS91,
traendo ispirazione da quel popolo che affollava il centro commerciale con i prezzi democratici in boulevard de la Rochechouart: il popolo di Tati.

Oggi quel progetto torna a galla attraverso la mostra «Azzedine Alaïa: Une autre pensée sur la mode – La collection Tati» ospitata nella Galerie Azzedine Alaïa e curata da Olivier Saillard, fino a gennaio 2020.

La mostra non riguarderà solo gli abiti ma anche le illustrazioni di Antonio Lopez e alcune foto emblematiche di quel periodo
e punterà ad evidenziare un momento importantissimo della carriera di Monsieur Azzedine. Quello della democratizzazione della moda di cui lui, più di chiunque altro, è stato il precursore.

Emira M'sakni

Emira M'sakni

Founder e Creative director @spaghettimag Cool Hunter | Sun Addict | Moody |