Antonio Marras, una storia d’amore

Antonio Marras S/S 2020: la vera storia di Shiro e Baingio

È Lucia Pescador che questa volta innesca il meccanismo Marras, con una mostra che ne ispira la collezione spring-summer 2020: una storia d’amore nata tra Shiro, ribelle principessa giapponese, e Baingio, pastore sardo. Le due isole Sardegna e Giappone tessono le fila di questo viaggio con narrazione drammatica e rivoluzionaria, tra kimono rivisitati, tra sete, colori e intarsi.

Caronte italiano di ispirazioni, suggestioni, connessioni, Marras si riconferma unico custode di una moda che si compone di arte e cultura. Tutte le sue performance (il termine fashion show è davvero troppo riduttivo) sono dei viaggi attraverso spazio e tempo, entrambi onirici, costume e lirica, una storia artigianale incessante.

“Su una grande tela azzurra Shiro aveva ricamato un grande mappamondo e per ogni città, montagna, lago, deserto, isola, steppa che prendeva forma, immaginava di visitarla. La voglia di andare, per chi nasce su un Isola è tanta.”

L’isola è un elemento costante delle suggestioni regalate da Marras, l’isola dalla quale si va e alla quale si fa sempre ritorno: la sua Sardegna, madre immortale di ispirazioni continue, che prendono vita al Teatro dell’Elfo, in uno spettacolo che è un altalena di climax, accompagnate da scenografia e musica evocativa. Il kimono, simbolo di rigore, di sottrazione, di severità, si contrappone all’abito sardo tutto decoro e sovrapposizioni, allegoria dell’educazione di una cultura tanto educata, che esplode grazie alla voglia di evasione e d’amore in una carrellata di intarsi, disegni e ricami.

Quando in calendario c’è Antonio Marras, neanche viene da pronunciare la parola tendenza, è tutto così sospeso, così slegato da ciò che siamo abituati a vedere e così coerente con ciò che lui ci ha abituati a vedere: il sunto è proprio che una principessa pretenziosa non veste come una principessa.

Immaginiamo un filo rosso che lega e che caratterizza, il filo che passa nei telai e impreziosisce tessuti nel mondo.
È questo il concetto, che si fa storia: “… potrei continuare raccontando che Shiro vaga per tutta la montagna della Sardegna, c’è chi l’ha avvistata a Tortolì, chi a Tiscali, chi, soprattutto con la luna piena, a Barumini. Indossa sempre un lungo kimono arancio e rosso con grandi aironi bianchi jacquardati e in mano ha un cuore avvolto in fili rossi, sempre alla ricerca del suo Baingio. (…) È una semplice fettuccia di color rosso carminio, un piccolo oggetto, di per sé insignificante che guida attraverso il labirinto del mondo e indica la strada; un filo che unisce saldamente, annoda affetti, sentimenti, emozioni, resiste al tempo e all’usura, tiene ancorato ciò che parte a ciò che resta e concretizza il legame che ci unisce e ci rende “uno”.

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