EYES ON: Massimo Bonini & Sabrina Scarpellini

Massimo Bonini è una realtà nata negli anni ’80, un “momento” della moda sicuramente diverso rispetto a quello di oggi. Cosa è cambiato in meglio e cosa in peggio da allora secondo voi?  

MBIl mondo della moda è sempre stata una realtà a sé, molto competitiva, peculiare ed elitaria, ancor di più negli anni ’80 quando abbiamo deciso di intraprendere questo percorso. Agli inizi il mercato era circoscritto e diffidente, ma con determinazione e passione siamo riusciti a cavalcare l’onda in un momento di grande apertura.  Mentre la moda si internazionalizzava noi abbiamo iniziato a dialogare con clienti worlwide sempre più importanti. Ad oggi il fashion è un mondo in grande espansione, più accessibile e affabile, anche grazie alla rivoluzione digitale che ha stravolto i codici di un tempo e spalancato le porte del mercato.

Quindi lei trova che il cambiamento stia avvenendo verso un miglioramento?

MB: Assolutamente siil cambiamento può essere solo positivo. Grazie all’era digitale e alla realtà web, il prodotto riesce a raggiungere il mondo intero in pochi secondi e di ottenere feedback all’istante.

Da sempre siete portavoce del Made in Italy. Credete che oggi sia ancora sinonimo di eccellenza? 

MB:Per quanto riguarda ”l’arte di saper fare le cose”, assolutamente si. Soprattutto nel settore degli accessori e nella lavorazione della pelle.  Per sviluppare ilknow how in questo settore è necessaria tanta esperienza e un DNA di un certo tipo.  Il Made in Italy è culturalmente uno dei punti di forza del nostro Paese; il nostro heritage è una qualità rara e imbattibile, che ci portiamo avanti da anni e che ci rende un paese con forti tradizioni. 

Credete che si stia trasmettendo questa cultura o che si stia estinguendo?

MB: Sfortunatamente con le nuove generazioni sta diventando una caratteristica sempre più rara. Con la mass production le aziende si stanno ampliando enormemente e la manualità ci perde, diventa una realtà sempre più elitaria. Quello che però fa la differenza è che un prodotto Made in Italy ancora oggi è un prodotto che si distingue davvero.

Massimo Bonini vanta un portfolio clienti notevole. Qual è il brand il cui sviluppo wholesale vi ha resi più soddisfatti?  

SS: Non c’è solo un brand ma gruppi di brand. Il nostro portfolio si è creato nel tempo e in maniera molto prestigiosa. Accanto a maison importanti abbiamo sempre premiato brand emergenti, che sono cresciuti con noi a livello globale. La ricerca e l’attenzione per la creatività e l’innovazione da sempre fanno parte del nostro DNA.

MB: Nella maggior parte dei casi, noi prendiamo un brand e costruiamo un percorso ad hoc in base alle esigenze del designer. Ogni marchio è una storia a sé, non vale la stessa strategia per tutti!  
Abbiamo diversi brand con cui siamo partiti da zero e su cui abbiamo creato la strategia giusta e siamo orgogliosi di tutti, indistintamente.

L’ingresso di Giorgia nell’organigramma aziendale, e quindi di una visione nuova, più giovane, ha apportato un plus alla vostra già consolidata esperienza?

MB: Giorgia, dopo i suoi studi, è entrata nello showroom e ha preso subito in mano il mercato americano nella nostra sede a New York.

Per noi è stato un traguardo molto importante perché  il mercato americano si distingue dagli altri nel modo di lavorare. In America hanno una visione più smart e concreta, che va dritto al punto e questo ci ha permesso di accelerare alcuni processi.
Noi ascoltiamo molto quello che dice Giorgia perché ha una visione più oggettiva di quello che succede lì e, quindi, integriamo i suoi input con quella che è la nostra realtà europea.

Giorgia ha trovato difficoltà ad entrare nella vostra realtà?

MB: Non è stato per niente difficoltoso. Noi abbiamo in azienda sia Giorgia, che si occupa del mercato americano, che Filippo. Anche lui è entrato in azienda due anni fa e sta apportando dei grandi cambiamenti. I nostri figli sono cresciuti respirando il mondo della moda da subito. Per loro è un inclinazione naturale. Noi, come genitori, non abbiamo mai forzato la loro direzione, li abbiamo sempre lasciati molto liberi di scegliere. Io e mio marito abbiamo inizito insieme e in famiglia abbiamo sempre condiviso con orgoglio il nostro percorso. Giorgia ha studiato nel settore della moda, Filippo in quello dell’economia. Nonostante questo, entrambi hanno sempre sentito che la modapotesse essere la strada giusta per loro. Noi lasciamo loro lo spazio giusto per agire, fare esperienza e crescere. Se lo meritano.

Siete presenti a Milano, New York e Hong Kong, qual è il mercato che vi concede più possibilità e vi diverte di più? 

SS: Siamo connessi con tutti i mercati. A Milano abbiamo la nostra base, è la nostra città di conseguenza ci crediamo molto.
All’inizio avevamo quattro showroom a Milano, suddivisi in base alle tipologie di brand. Allo stesso tempo abbiamo sempre desiderato avere una sede unica e prestigiosa quindi ci siamo sempre guardati intorno. Un giorno abbiamo visto uno spazio di 1600 mq in Via Manzoni 41 in un palazzo storico – ce ne siamo innamorati subito e lo abbiamo preso. 

MB: Il divertimento oggi è quando nei player più importanti vedi entrare un designer con un brand con una visione moderna, un brand deve essere cosi.Lo stilista deve capire a chi vende. 
Ci propongono più di cento aziende a stagione, noi ne troviamo quasi sempre una o due. Trovare un creativo che conosce il mercato è molto difficile. Il divertirsi sul mercato è molto difficile. 
Quando troviamo il brand giusto riusciamo a costruire delle storie divertenti, andiamo molto focalizzati sul progetto in sé, perché oggi abbiamo un modo diverso di distribuire rispetto al passato. 

SS: Il nostro è un prodotto di lusso che richiede un savoir faire che non si improvvisa. Per cui spesso anche nella ricerca dei creativi cerchiamo di bilanciare sempre la creatività con la fattibilità e il successo che un brand può avere nel mercato. Perché puoi essere il più creativo del mondo però se fai un prodotto non vincente, non riesci a trovare un tuo pubblico.

Su una scala immaginaria di importanza: quanto conta secondo voi il talento e quanto, invece, la forza economica a disposizione di un brand?

MB: Il talento è fondamentale perché senza talento nulla può esistere. Potrei raccontarti tantissime storie di gente con una potenza finanziaria infinita ma senza un reale talento o capacità. In questo modo non si diventa mai eccellenti, si rimane sempre in quel limbo e si continua a finanziare un progetto senza ottenere mai dei grossi risultati. 
Se sei talentuoso fai meno fatica. Certo la finanza aiuta. Ma ci sono dei designer che, pur avendo famiglie con grosse potenzialità economiche, hanno fatto comunque un percorso con le proprie forze. A volte la famiglia era disposta anche ad aprire 15 punti vendita, ma loro dicevano di no. Hanno fatto comunque la loro strada, individuando il proprio consumatore e costruendosi la loro clientela, è molto importante, anzi fondamentale. Ci sono designer che hanno un prodotto con un merchandising fatto bene ma che possono vendere solo a pochi. Non hanno in mano il consumatore vero.

Cosa permette secondo voi a marchi giovani di durare nel tempo? 

SS:La visione di chi sono, di chi vogliono essere e di qual è la loro clientela. Il mettersi in gioco nel mercato. Senza pensare di essere già un genio ma confrontandosi continuamente. Durare nel tempo è una bella sfida.

MB: I mercati sono molto aperti e perciò velocemente riesci a fare un certo tipo di percorso. Se hai un buon progetto e una buona visione, il mercato ti prende. Le nuove generazioni comprano attraverso il cellulare, è tutto talmente veloce che non hai bisogno di fare arrivare il prodotto in Indocina. Perché il prodotto lo comprano da ogni parte del mondo.
È così veloce volare sulle stelle e immediatamente cadere alla stagione dopo. Il creativo deve  curare il mercato altrimenti rischia di non farcela.

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