Wo/man Ray, le seduzioni della fotografia

L’universo femminile raccontato da Man Ray in una mostra evento a Torino

Un Save the date eccezionale: Man Ray racconta l’universo femminile in una mostra a Camera, a Torino.

L’esposizione Wo/man Ray, le seduzioni della fotografia, inaugurata il 17 ottobre e visitabile fino al 19 gennaio 2020, presenta circa duecento fotografie, realizzate a partire dagli anni Venti a Parigi, dove Man Ray divenne protagonista assoluto delle stagioni dadaista prima, e surrealista poi.

Le protagoniste, tra cui Lee Miller, Berenice Abbott, Dora Maar, Meret Oppenheim, Kiki de Montparnasse, Nusch Éluard, assumono un ruolo cruciale della creazione dell’immagine: più che icone e muse, più che modelle, le donne fotografate da Emmanuel Radnitzky, noto a tutti come Man Ray, diventavano assistenti e collaboratrici dell’artista, stravolgendo le regole come era solito fare.

Il corpo femminile è sottoposto a una continua metamorfosi di forme e significati, assumendo ruoli e estetiche disparate: la seduzione, il ricordo e la memoria, fino all’astratto, ci fanno riflettere sui tempi e sull’avanguardismo dell’artista.

Il risultato è un laboratorio in cui fa da cornice lo scenario di Camera, che celebra il suo quarto compleanno affermandosi come istituzione culturale e creativa, unendo la fotografia storia a quella contemporanea.

Un’intera sala è dedicata alla documentazione dei manichini dell’Exposition International Surréaliste del 1938, Les mannequins. Résurrection des mannequins, evento epocale nella storia dell’arte del XX secolo.

Grafico, pittore, fabbricante di oggetti e autore di film d’avanguardia, Man Ray è conosciuto maggiormente per il suo lavoro come fotografo della camera oscura, arrivò in Europa con la fama di “dadaista newyorchese” con l’appoggio di Marcel Duchamp, grazie al quale divenne una vera star. Farsi fotografare da Man Ray significava “essere qualcuno”, e la sua influenza è chiaramente percepibile nei lavori fotografici dei suoi colleghi contemporanei.

Un uomo e un’icona, che fa dell’allegoria e dell’associazione di pensiero la chiave di lettura delle sue opere.

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