Due chiacchiere con Clara Del Nero

Chiudiamo il ciclo di interviste al Fashion Film Festival con Clara del Nero, Direttore Artistico del Festival.

Cosa c’è di diverso quest’ anno al Fashion Film Festival rispetto agli altri anni?

Allora innanzitutto la cosa che dico sempre è che è bello vedere come ogni anno cambia la visione che viene trasmessa nei fashion film della realtà, perché alla fine la cosa più bella che vediamo nei film è lo specchio della realtà che rappresentano, quindi ogni anno sono diverse perché ogni anno il sentimento sociale e culturale cambia. Quindi sicuramente quest’ anno in più forse c’è anche una consapevolezza maggiore rispetto al genere proprio di fashion film, nel senso che negli anni abbiamo visto, da quando abbiamo iniziato, ormai sono sei anni, come all’inizio erano una cosa veramente molto non capita era ancora un pò a cavallo fra il commercial piuttosto che… invece oggi, ma già negli ultimi due anni, è un genere veramente molto affermato e che ha tanti messaggi all’ interno, infatti è stato molto bello vedere ieri sera che alla fine ogni film aveva proprio un messaggio personale da trasmettere ed è bellissimo vedere che ormai il fashion film è proprio un mezzo che i registi usano per raccontare quello che sta succedendo oggi nel mondo. Quindi questo sicuramente è la cosa più importante che ho visto.

Si è parlato tantissimo sia alla conferenza stampa che alla premiazione, di inclusività e sostenibilità, sono dei temi scelti da voi o decisi dopo acer visto i vari film, perché erano quelli che un po’ tutti avevano in comune?

No, appunto come dicevo prima la cosa più bella del Festival è che noi  siamo uno specchio di quello che accade nel mondo, quindi anche noi ci siamo accorti di come stessero cambiando le cose negli ultimi anni, noi l’anno scorso abbiamo creato appunto iniziativa Fashion Film Festival Milano For Green proprio perché ci siamo accorti che il messaggio che tutti ci stavano mandando era quello di più attenzione al mondo in cui viviamo e a determinate tematiche. Quindi sicuramente tutto quello che noi portiamo alla luce è una cosa che in modo più o meno esplicito tutti gli artisti e i registi che partecipano al Festival ci portano. Quindi sicuramente la cosa più bella del Festival è che veramente è uno specchio, un contenitore di tante voci e da tutto il mondo, perché ne abbiamo fin da oltre 50 paesi, quindi è proprio bello vedere come in realtà noi siamo un amplificatore, diamo voce a tutto quello che succede nella contemporaneità. Quindi sicuramente queste tematiche sono uscite in modo molto forte perché c’è un’urgenza da parte di chi ha una sensibilità e che racconta in modo artistico, registico di farlo uscire, quindi assolutamente è una cosa che noi amplifichiamo, ma perché è giusto farlo perché è un’urgenza che ci sentiamo oggi.

Visto che i film arrivano da tutte le parti del mondo avete notato se ci fossero dei temi più trattati da persone di alcuni paesi o se ormai in un mondo globalizzato le tematiche sono tutte uguali, se ci sono delle differenze? lo dico perché ho fatto una ricerca sui trend e ci sono delle differenze e volevo capire se anche per le tematiche è lo stesso.

Allora come dicevo prima appunto più che trend è un sentimento comune, quindi sicuramente ogni anno noi riconosciamo una tematica che tutti in un modo o nell’altro stanno sentendo. Ad esempio ieri sera nei film premiati abbiamo visto dal regista della Nigeria che raccontava una storia veramente molto vicina a un regista della Slovenia, e questo non perché tutti seguono i trend, ma perché tutti effettivamente hanno notato che nel mondo di oggi è necessario e va trattata una certa tematica, quindi, cioè sicuramente c’è una tendenza ogni anno nel racconto delle storie ma ovviamente ognuno la racconta in modo diverso quindi è questo anche poi il bello del Festival, perché dà voce a tantissimi linguaggi, stili diversi, quindi ovviamente non c’è un unico messaggio che viene da tutti, sono attenti, diversi però è bello vedere come spesso c’è invece una voce comune che chi ha voglia di raccontare una contemporaneità forte.

Si è parlato di democratizzare, di rendere la moda più accessibile a tutti, non è un po’ un controsenso visto e considerato che la moda è qualcosa che appartiene all’aurea del sogno?

Secondo me più che rendere la moda come magari è concepita diciamo in senso canonico, quindi le passerelle, il lusso e magari tutto lo splendore come ce lo immaginiamo, è una voglia di rendere accessibili a tutti quelli che magari sono aspetti troppo spesso nascosti dietro la moda, quindi la ricerca e i messaggi importanti e la cultura e tutto quello che era racchiuso nel creare moda, perché appunto come sappiamo gli abiti, la moda, sono poi lo specchio della società, quando noi pensiamo ad un’ epoca storica la identifichiamo quasi sempre con un certo modo di vestire, quindi è bello vedere come un’iniziativa come il Festival sta iniziando a far capire al pubblico, che magari prima identificava la moda come la passerella, il lusso e il costoso, una cosa del genere, come invece magari il pubblico si sta iniziando avvicinare a dei messaggi che invece magari prima erano limitati solo a un pubblico magari più di addetti ai lavori e questo è molto bello perché poi fa apprezzare anche di più quello che poi vediamo invece nel campo fisico, perché quando magari si riescono ad apprezzare i messaggi con cui un abito è costruito, perché una collezione è stata fatta con un determinato pensiero, anche il pubblico è in grado di apprezzare maggiormente poi il prodotto finale, quindi questo è sicuramente…

…Quindi l’idea di rendere accessibile il concetto di non un vestito come qualcosa che abbassano indossato.

Esatto, più far scoprire al grande pubblico tutto quello che viene prima, quindi come sappiamo gli stilisti fanno dei lavori immensi prima di crea una collezione, di ricerca, di studio, ci sono veramente delle professionalità incredibili dietro la creazione di una collezione di moda e quindi è bello come il pubblico lo stia scoprendo anche grazie al Festival, perché non è scontato che i non addetti ai lavori possano sapere determinate cose di quello che il Festival fa, invece è proprio questo.

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