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Nelle sale di Palazzo Reale a Milano fino al 19 gennaio 2020, una mostra rende omaggio a Giorgio de Chirico, una delle più complesse figure artistiche del XX secolo.

Nato da genitori italiani a Volos in Grecia nel 1888, Giorgio de Chirico inizia il suo percorso artistico presso la Scuola politecnica di Atene, per trasferirsi poi, dal 1906 al 1908, all’Accademia di Belle Arti di Monaco. In questi anni, gli stessi che vedono sorgere la corrente del futurismo, darà avvio alla pittura metafisica che influenzerà i più noti pittori surrealisti come Salvador Dalì.

Si trasferisce a Roma nel 1948 dopo due anni a New York e numerosi soggiorni in diverse città europee. Il suo studio a piazza di Spagna diventerà luogo di incontro per numerosi artisti e ancora oggi l’appartamento-studio è visitabile e sede di iniziative artistiche. De Chirico morirà il 20 novembre del 1978.

La retrospettiva di Milano, curata da Luca Massimo Barbero, espone più di 100 opere provenienti da diversi musei internazionali.

Suddivisa in otto sale, l’esposizione procede per temi che seguono come un filo rosso il suo lungo e intenso percorso artistico.

Il primo quadro è il Centauro morente del 1909. In esso sono già identificabili i temi della sua arte matura: la classicità e la mitologia e soprattutto il mistero.

Di effetto la scelta di chiudere la mostra con un quadro del 1970, Orfeo trovatore stanco.

Si tratta di un manichino-statua accasciato su una sorta di trono. E’ un burattino a cui sono stati tagliati i fili, con le viscere esposte, piene di figure e di temi dechirichiani che sono i suoi organi interni ormai pietrificati. Per terra una lira abbandonata e dietro di lui una piazza metafisica illuminata da un’aurora boreale verdastra.

www.dechiricomilano.it

Curiosità: Sempre in tema di de Chirico fino al 5 gennaio al Castello Principesco di Merano la mostra “Pictor optimus”, raccoglie venti incisioni, litografie e acqueforti del pittore. Tutte le opere recano il titolo a pugno dell’autore e il timbro a secco di Casa De Chirico; sono colorate a mano o in bianco e nero, collezionate in più di quarantacinque anni di ricerca in Italia e all’estero.