#Talking with Francesca Ammaturo

Parlando con Francesca Ammaturo

Francesca è una giovane donna con le idee molto chiare, schietta, determinata e innamorata del suo lavoro. Vive intensamente tutto quello che fa. Sono tante le esperienze che l’hanno portata ad essere la donna di oggi, che ancora sogna e si emoziona quando parla del suo brand.

Conosciamola meglio!

Parlaci di te: Chi è Francesca Ammaturo? 

Per parlarvi di Francesca, la donna che sono ora, dovrò fare un salto indietro nel passato. Non ricordo un giorno della mia infanzia nel quale io non abbia detto o pensato che sarei diventata una stilista. I miei genitori all’epoca avevano un’azienda di abbigliamento e io ai giocattoli, preferivo di gran lunga passare i pomeriggi nell’ufficio stile a curiosare e imparare. Imparai a destreggiarmi tra tessuti, programmi di grafica, cartelle colori, cartamodelli e tutto quello che concerneva il processo produttivo di un capo d’abbigliamento. Mi affascinava vedere un disegno diventare un indumento che avrebbe valorizzato il corpo di tante donne diverse. Ho sempre visto nella moda un mezzo per regalare una sensazione di benessere! All’età di 6 anni anni avevo già realizzato la mia prima collezione, immaginavo di poter far sfilare quei capi su una passerella Milanese o Parigina.  Insieme alla passione per la moda, iniziai a coltivarne una seconda: quella per la danza, arrivando a raggiungere livelli molto alti. A 15 anni mi sono trasferita a Roma per frequentare l’ Accademia Nazionale di Danza.

Sono andata a vivere a Dresda a 16 anni, per frequentare la Palucca Hochshule fino al conseguimento del Bachelor of Arts. A 19 anni pensavo di aver trovato il mio posto nel mondo in Repubblica Ceca, dove ho lavorato come ballerina professionista nel teatro principale. La danza è stata fondamentale nel mio percorso di crescita. L’ambiente competitivo, l’adolescenza lontana dalla mia casa, la ricerca costante della perfezione tipica dell’arte classica, l’interfacciarmi con tante tipologie di persone provenienti da tutto il mondo, imparare tante lingua.

Tutto ciò è stato determinante per la formazione del mio carattere.
Sono tornata in Italia poco dopo l’esperienza in Repubblica Ceca. Abbandonare il mio percorso di ballerina professionista è stata una decisione difficile da prendere, ma avevo un forte bisogno di ritrovare una “stabilità”. Mi ritrovavo sola, lontana da casa, avevo cambiato 3 scuole, 3 città e 3 nazioni differenti, avevo abbandonato il liceo, di sacrifici ne avevo fatti tantissimi per arrivare a quel punto. Feci una breve analisi e capii che forse, la felicità risiedeva proprio nel perfetto equilibrio tra lavoro e vita privata. Io fino a quel momento, avevo solo ed esclusivamente riposto le mie attenzioni su uno di questi due aspetti: la carriera! Quindi tornando alla domanda postami, posso affermare che sono una giovane imprenditrice 24enne partenopea, dall’attitudine –non a caso- vulcanica e intraprendente. Determinata, eclettica, perfezionista, stakanovista, instancabile,che esprime se stessa attraverso diverse forme d’arte.

Come nasce Il tuo brand LABEL ROSE?

Nasce per diverse motivazioni che si sono intrecciate meravigliosamente in un determinato momento della mia vita: in primis, in riposta alla mia volontà di indipendenza. Mi sono sempre data da fare per poter avere una gestione autonoma del denaro, mi è sempre piaciuto poter essere libera di scegliere come spenderlo. Inoltre appena lasciata la danza e tornata in Italia, iniziai a progettare, pensare e ideare un qualcosa che potesse rendermi “libera” da quelle che erano state le imposizioni del mondo della danza classica. In fondo mi ero resa conto di essere una mera esecutrice di una serie di passi. L’altra motivazione alla base della nascita di Label Rose è stata sicuramente l’identificazione sociale. Molte delle ragazze con cui uscivo, riponevano in un accessorio come la borsa grande valore. A differenza loro, non avevo una borsa di un designer firmato.

Mai mi sarei azzardata a chiedere ai miei genitori una cospicua somma di denaro per comprarla solo per sentirmi parte integrante di un gruppo. Volevo poter essere considerata non per il logo evidente sulla mia borsa, ma per la pienezza della mia personalità, per le esperienze vissute, per le mie idee. Volevo allo stesso tempo dimostrare di poter vestire in maniera cool ma con capi e accessori alla portata delle mie disponibilità economiche. Mi resi conto che non esistevano negozi che vendessero una linea di borse e accessori di tendenza, accessibili a tutti. In risposta a questo stato d’animo e a questa serie di riflessioni decisi di dar vita ad un nuovo brand tutto mio, Label Rose. 

Sei tu che disegni le tue borse? Cosa provi dopo averne creata una? Quali sono i materiali utilizzati?

Disegno e supervisiono il processo creativo in toto. La mia formazione artistica, in perfetta sinergia con quella manageriale, mi permette di sviluppare tante collezioni con prodotti anche molto diversi tra di loro, osservando tempestivamente la risposta del mercato. Avendo negozi mono-brand, devo, da un lato deve stare molto attenta alle richieste dei consumatori. Devo poter garantire a chi entra nei punti vendita Label Rose la possibilità di trovare l’accessorio giusto che rispecchi la propria personalità, guardando l’aspetto economico e cercando di mantenere i trend di vendita sempre in crescita. Dall’altro lato devo cercare di non perdere di vista tutti quei prodotti che rappresentano il core business della mia impresa e l’identità del brand. La mia azienda rappresenta la “mia fabbrica dei sogni”, il luogo in cui riesco ad immaginare il mio futuro e costruirlo. Proprio come avviene per il processo produttivo delle borse, dove un semplice disegno prende forma fino ad essere indossato da tante donne. Non esiste gioia più grande di vedere le donne indossare ciò che qualche mese prima era solo un’idea. I materiali utilizzati sono tantissimi: pelle e ecopelle rappresento i materiali più frequenti. A seconda delle stagioni poi, utilizzo anche tanti altri materiali differenti ad esempio la lana, il tweed, l’eco-fur, il tessuto tecnico, la plastica colorata, il cotone, la paglia.

Come stai vivendo, data la situazione nella quale versa l’Italia in questo momento storico? Come cambierà secondo te il mondo della moda? 

In un primo momento vivevo questo periodo con un atteggiamento di sconforto, ma poco dopo ho iniziato a vedere il lato positivo di questo stop. Mi sono concentrata sugli aspetti dell’azienda da migliorare. Ho utilizzato questo tempo per studiare nuove strategie da applicare una volta finita la pandemia. Mi sono dedicata in maniera costante alla stesura di un blog che mi ha aiutato a scaricare la tensione e creare una connessione con le clienti.
Personalmente, penso che il mondo della moda inizierà ad essere più “autentico e consapevole”. Tanti brand rallenteranno la costante corsa contro il tempo e i consumatori,invece, saranno più attenti a scegliere e ricercare brand con valori autentici e radicati sul territorio nazionale.

Sei sempre molto attiva sui social, spesso indossi e presenti le tue creazioni, credi che questo ti aiuti ad accrescere il tuo rapporto con i clienti?

All’inizio ero molto restia nell’espormi in prima persona sui social, perché preferivo restare dietro le quinte. Durante la quarantena,non avendo avuto la possibilità di scattare la nuova campagna SS20 ho “preso coraggio” e mi sono esposta in prima persona sui social del brand. Espormi in prima persona ha riscosso consensi favorevoli. Ho riscontrato che ai clienti piace vedere il volto che c’è dietro un brand, conoscere la storia del marchio ma anche, la storia di colei che ha creato il marchio, ricevere consigli di stile in maniera diretta e tanto altro. All’inizio mi vergognavo molto a fare foto, video e insta-stories, ma piano piano sto prendendo sempre più dimestichezza con la fotocamera. 

Che consigli ti senti di dare ai giovani, che come te, credono e puntano nel fare impresa?

Bisogna avere una visione chiara e ben definita, tenendo sempre presente la domanda di mercato, inoltre ritengo che la flessibilità nelle strategie aziendali sia la chiave del successo dell’impresa. Bisogna saper captare i cambiamenti che possono avvenire in un determinato momento storico senza rimanere bloccati. Altro consiglio fondamentale è avere un valido team, i collaboratori “giusti” sono alla base del fare impresa, da soli non si arriva da nessuna parte! Avere una forte vocazione e una grande passione è importantissimo. I momenti difficili sono infiniti, ma se si lavora con piacere e se si ha chiaro il motivo per il quale abbiamo iniziato il progetto imprenditoriale, tutto si supera. Io, per esempio, quando devo superare i momenti “no”, ripenso sempre agli arbori di Label Rose.Quando,da un ufficio senza finestre e con un solo collaboratore, sognavo negozi, prodotti, uffici e tanti altri collaboratori. Riguardo le foto dei miei primi negozi e mi rendo conto di quanta strada è stata fatta.

E allora, la motivazione diventa più forte di sempre! Importantissimo è poi studiare tanto, tutto il possibile (diritto, materie economiche, marketing, materie manageriali). Al contempo bisogna unire l’apprendimento e lo studio alle esperienze sul campo. Nel mio percorso ho riscontrato che le competenze e l’esperienza acquisita in azienda sono direttamente proporzionali agli errori commessi. Bisogna conoscere il business a 360 gradi. Partire da zero mi ha permesso di apprendere ogni fase del processo creativo, produttivo e commerciale della mia impresa, in questo modo la gestione e il controllo dei miei collaboratori è molto più semplice.

Cosa sogni per il futuro?

Per il futuro sogno un brand globale. Un’azienda caratterizzata da un forte welfare aziendale e un programma di supporto ai giovani talenti, con l’erogazione di ingenti borse di studio per i più meritevoli.

Francesca,continua a realizzare i tuoi sogni, ad entusiasmarti di fronte alle sfide e a raggiungere i tuoi obiettivi.Buona fortuna a te e Label Rose.

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