In conversation with Momusso

Martina Lorusso classe 92 , meglio conosciuta come Momusso, grafica e illustratrice pop che da voce a nuovi sentimenti con la combinazione di parole ed immagini.

Se potessi scegliere un colore che rappresenta Momusso , quale colore sceglieresti?

L’azzurro, ma sono certa che cambierò idea nel corso dei mesi. Momusso segue i colori delle stagioni e dell’umore. Il colore è energia.

Quando e quale è stato il tuo primo disegno?

Nel 2012 o 2013 in autunno. La prima volta che presi in mano una penna scarabocchiavo sul diario degli omini neri che rappresentavano le paure e angosce che stavo combattendo in quel periodo. Meglio identificarle subito con il disegno così posso vederle e affrontarle. Quest’abitudine mi è rimasta ancora oggi.

Il tuo logo raffigura una volpe, perché proprio quest’animale?

Perché è selvatica, silenziosa e molto protettiva. Mentre disegnai all’università il mio logo ho pensato subito a quest’animale. Lo usarono per veicolare una vecchia pubblicità di vernici perché ha le zampe nere. L’ho trovata una cosa molto tenera. Da piccola feci un incontro ravvicinato con una volpe in campagna dai nonni in Puglia. Avevo 5 anni e mi imbattei in quest’animale dalle grandi orecchie e dalla coda lunghissima. Si fermò e mi fissò negli occhi. Non ero spaventata, ero affascinata.

Il “vocabolario sentimentale” sono quei sentimenti, quelle emozioni che conserviamo dentro di noi , a cui non riusciamo a dar voce…come, quando, perché è nato?

È nato per gioco insieme ad una mia amica mentre si chiacchierava in una sera d’estate nel 2015. Parlavamo di come fossero strane certe parole e provavano a scomporle e a ricomporle creando dei idiomi per poi trovarne il senso. Il giorno dopo ho pensato che sarebbe stato bello illustrarle e darle vita. Sentivo l’esigenza e una mancanza di parole. Per tutte quelle volte che non le ho dette, per quelle volte che avrei voluto mi fossero dette. A volte sottovalutiamo il potere della parola. È un’arma a doppio taglio: può ferire, può curare, può aiutare. In quest’epoca nella quale affrontiamo una crisi di parole ed emozioni in quanto abbiamo poco tempo per assimilare e per viverle, sentivo di voler dare il mio contributo e creare una raccolta di parole nuove che esprimessero nuove emozioni. Ci evolviamo nella tecnologia che sempre di più ci rende facile la vita ma stiamo regredendo come esseri umani. Tornare ad esserlo per innescare empatia e per cercare di salvare quel barlume di speranza che ancora intravedo negli occhi della gente. L’illustrazione ci appartiene fin da quando siamo piccoli. È il modo più spontaneo di assimilare e far nostro il mondo che ci circonda. E non solo con il disegno ma l’apprendimento avviene anche attraverso il gioco. Per questo ho voluto creare il Vocabolario Sentimentale e gli Emomù (la formula emozionale composta da illustrazione più parola inventata). Forse vendendo le nostre emozioni e giocare con il suono potrebbero far meno paura, potremo riconoscerle in noi e nell’altro.

Con quale “nuova parola” definiresti le emozioni legate alla pubblicazione del tuo libro?

In realtà sento di non poter racchiudere tutto questo in una parola, perché non tutto può essere definito. Così gli do modo di essere qualsiasi cosa. lo vedo come un “planetario delle emozioni”.

Gli ultimi mesi , ci hanno lasciato il tempo di pensare e progettare il nostro futuro con più calma…da questo lockdown sono nati nuovi progetti?

Si, durante la quarantena ho raccolto, grazie ai miei followers di Instagram, molte parole nuove per esprimere le emozioni forti provate nella quarantena ma che non avevano un nome perché mai provate prima. È stato terapeutico ed emozionante. Ho ricominciato a scrivere ma ci vorrà tempo. Vorrei creare un progetto che aiuti a non avere paura della psicoterapia e a sdoganare i preconcetti legati alla cura mentale. Stanno per uscire molte cosine legate al mondo momusso e per ora non posso preannunciare nulla. Ma vi posso garantire che il lockdown è stato la cura della mia creatività.

Con un’illustrazione… ci mostri cosa ti auguri per il domani?

La speranza di riuscire un giorno ad essere trasparenti, riuscire ad esserlo con le persone che ci circondano senza aver paura di mostrare la nostra sfera emotiva, la nostra fragilità e la nostra unicità.

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