MATCH THE MOVIE: She’s Gotta Have It

“La gente pensa di conoscermi, pensano di sapere come sono, e la verità e che non sanno chi sono io”

Nola Darling, dal letto del suo mini appartamento di Fort Grene, rompe la quarta parete per guardarci diritto negli occhi e farci la sua confessione.

E’ questo l’inizio di She’s gotta have it, la prima serie di Spike Lee, che racconta la vita di Nola Darling, una giovane e dotata artista afroamericana di Brooklyn, che tenta di districarsi nella sua complicata vita amorosa divisa fra i suoi tre amanti e i loro tentativi di definirla.

La seria è un remake del lungometraggio d’ esordio di Lee, Lola Darling (She’s Gotta Have It) del 1986, una commedia in bianco e nero sulla politica sessuale, il cui titolo venne poi preso in prestito da Vogue per diventare una sua colonna di lunga data.

Mars Blackmon, uno degli amanti di Lola, che all’epoca venne interpretato da Lee, divenne una vera e propria icona afroamericana tanto che il regista lo interpretò anche nella pubblicità che diresse per le Air Jordan, le famose sneakers di Michael Jordan, da cui è tratta l’iconica frase “it’s gotta be da shoes” “deve essere merito delle scarpe”.

La serie è ambientata ai giorni nostri, eppure si hanno continui déjà-vu di Carrie Bradshaw e la sua crew che sorseggiano cosmopolitan nella Manhattan di vent’anni prima. Come Carrie, Nola si batte per affermarsi come professionista in un mondo sessista e misogino.

Lee, che nei suoi lavori ha sempre affrontato temi politici e sociali come il razzismo, le relazioni interrazziali, la discriminazione e l’integrazione non manca di farlo neanche questa volta, e per molti redige quello che è un vero e proprio manifesto femminista multirazziale per il modo in cui Nola difende la sua libertà, sessuale e non, e in cui rifiuta qualsiasi etichetta le venga affibbiata.

L’abbigliamento è utilizzato come veicolo per esplorare e sottolineare le sue scelte oltre che le dinamiche dei personaggi e le complessità dei loro mondi, ma più di tutto è un messaggio politico per rivendicare il diritto delle donne di essere libere di esprimersi, senza dovere per forza subire molestie per strada.

Gli abiti di Nola si incorciano e drappeggiano sul suo corpo, con catene dorate e sgargiante lingerie a vista. Crop top e prendisole si mischiano a elementi normcore e a pezzi dal sapore decisamente più vintage.

Molti dei capi in scena sono inoltre di designer neri: Difendi Brooklyn , Very Black , Ozwald Boateng e William Okpo .

Il risultato è un mix autentico e sensuale che richiama la moda africana, la cultura caraibica, e quella afroamericana.

Ecco 3 dei suoi look più iconici

1st Look


Chiodo in pelle in vera pelle con borchie –Be Noble
Mom Shorts Jeans –Bershka
tronchetto nero scamosciato- Luca Valentini
Rossetto liquido a lunga tenuta – Fenty beauty

2nd Look

Salopette – Stradivarius
t-shirt bianca – Petite batoau
sneakers basse net star – Converse
Fascia turbante con leopardo – Orelia London

3rd Look

Chempali camicetta – Mango
Pantalone Woodstock – Cestlav
Sandali flatform – Teva
Orecchini – Monies

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