Frattini Frilli a EDIT Napoli: eleganza e milanesità

Davide Frattini Frilli è un designer- architetto di formazione, con una grande passione per il product design.

Nel 2011 ha fondato lo studio Frattinifrilli con cui continua a lavorare in ambito retail. Fino al 2019 ha disegnato più di 40 boutique per il lussuoso marchio francese di scarpe Roger Vivier.

Dal 2005, infatti, concentra la sua attività sull’interior design, in particolare in ambito retail, disegnando allestimenti e negozi in ogni parte del mondo per marchi della moda e del lusso, sia italiani che internazionali (Tod’s, Lanvin, Louis Vuitton, Piaget, LK Bennett per citarne alcuni).

Il tratto delicato ma deciso che lo contraddistingue, gioca e unisce linee e forme geometriche per ideare complementi di arredo puliti, essenziali e funzionali che, da composizione astratta, diventano oggetti concreti.

L’uso di materiali tradizionali (principalmente legni e metalli) e finiture semplici, completano questa idea di prodotto evidenziandone le forme.

Frattinifrilli unisce – alla milanesità- e alla formazione architettonica che traspaiono nei suoi progetti, una profonda riflessione funzionale e tipologica che applica al design di prodotti dalla vocazione seriale o industriale.

Alcuni dei suoi progetti sono stati premiati con importanti riconoscimenti internazionali, come il tavolo Vaco con il German Design Award, nel 2018.

Ha presentato i suoi complementi di arredo DOMM e TRIDO a EDIT Napoli –16/18 ottobre 2020-, la prima fiera dedicata al design editoriale o d’autore.

Chiaramente ispirata alla sagoma della cattedrale milanese, DOMM, è una sedia realizzata con gli stessi materiali e con tecnologie analoghe a quelle delle prime sedie in legno curvato. Tuttavia, rispetto a quei nobili modelli, l’idea di fondo è del tutto diversa: si basa sulla ripetizione seriale di una forma, un “anello” di legno con un unico raggio di curvatura.

TRIDO è invece un oggetto multifunzionale, che nasce dall’unione di due fogli di alluminio piegati a creare forme triangolari. Il progetto è declinato in due varianti dimensionali, e ciascun pezzo può essere usato in quattro diverse posizioni, garantendo svariate possibilità di utilizzo: sgabello alto o basso, piccola panca, tavolino o portariviste. I perni di fissaggio sono volutamente lasciati in vista, a sottolineare la semplicità costruttiva dell’oggetto e a completarne l’estetica, geometrica e minimale.

Combinazioni di linee e forme geometriche, un design “di disegno”, quasi grafico, che da composizione astratta si fa oggetto concreto, incarnandosi di volta in volta in arredi diversi.

Una materializzazione che passa da una profonda riflessione funzionale e tipologica, che porta sempre a concepire oggetti con una vocazione seriale e mai pensati con l’intento un po’ narcisistico del pezzo unico, da collezione.

C’è certamente l’essere milanese in questo approccio: l’eleganza sobria e la naturale razionalità della città tutta ma anche e soprattutto, quella dei suoi maestri del design di fine ‘900.

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