IN CONVERSATION WITH LUCIA EMANUELA CURZI

Sono stata colpita dagli occhi delle tue modelle. Tutti legati da un unico stile. Diversi, lontani gli uni dagli altri, da illustrazione ad illustrazione, ma tutti assai espressivi.
Quali sono gli occhi di Lucia Emanuela Curzi? Ti rivedi un una delle tue illustrazioni?

Sono felice che abbiate notato questo elemento. Gli occhi sono sempre il punto di partenza del mio disegno,  e’ come se attraverso lo sguardo cogliessi il carattere del mio personaggio: finché non trovo  uno sguardo significativo non proseguo con il viso. E’ qualcosa di molto istintivo e analizzando questo processo forse in ogni sguardo c’è qualcosa di me, ma non del tutto..come le protagoniste dei miei disegni, sospese, presenti e assenti nello spazio della carta.

Ricerco e studio le tue opere. Vedo solo figure femminili. Poi però trovo l’illustrazione di “InStyle men Germany”, la quale ritrae quattro uomini a mezzo busto. Per quale motivo nelle tue illustrazioni è così assente la figura maschile?

Nella moda per anni l’uomo e la donna hanno rappresentato due mondi con due identità molto diverse, anche se ora si iniziano a vedere i primi show che superano l’identità di genere. Mi sono formata a Londra come fashion Illustrator e mi innamoro fin da allora degli elementi surreali, fiabeschi e  degli abiti couture visionari che caratterizzano la moda donna. Praticando per un anno il disegno dal vivo del corpo femminile, ogni elemento del corpo  e’ stato trasformato e fatto mio, come le gambe allungate, gli occhi ingranditi o le lunghe ciglia. Cercavo  una  figura femminile che esprimesse grazia e una fragilità scultorea e che riflettesse sulle icone del mondo moda.

Il disegno del corpo umano e’ la parte strutturale del mio lavoro e il corpo femminile si presta a questa mia personale interpretazione. Non  escludo che in futuro dedicherò lo stesso tempo per raffinare il mio stile intorno alla figura maschile, quando troverò una caratterizzazione che mi rappresenti.

Quale è stata la tua prima illustrazione? Te la ricordi ancora?

Quando non avevo ancora sei anni  amavo disegnare i personaggi di Walt  Disney. In quel periodo forse rappresentavano quel mondo magico e surreale da cui sono  stata sempre attratta, ed era pieno di bellissimi animali, l’altra mia grande passione, ma anche di elementi pop che sono rimasti nella nostra cultura.

Mi ricordo che il primo disegno che riuscii a ricreare perfettamente fu il pesce Flounder della Sirenetta.

Ad un certo punto della tua vita, penso tu abbia capito di avere un talento e quel talento stava nelle tue mani. Hai quindi mai immaginato di diventare “Lucia Emanuela Curzi” da grande?

Se da una parte fin  da piccola mi e’ sempre stato riconosciuto un particolare talento nel disegno e un forte istinto per il colore, d’altra parte il mio percorso non e’ stato lineare, tra   la mia anima ribelle più incline a rompere le regole che a seguirle e la grande curiosità per diverse materie che mi ha spinto a fare esperienze diverse.  Dopo una laurea in media design  avevo il sogno di lavorare in pubblicità , ma dopo pochi anni a 25 anni realizzai che avevo bisogno di sviluppare un linguaggio che fosse esclusivamente mio: l’illustrazione di moda rappresentava il ponte perfetto per unire quello stile di disegno che e’ sempre stato parte di  me e il mio amore per il mondo del design e della moda. Una fuga a Londra mi ha portato a lasciare il mio lavoro, specializzando i miei studi al London college of Fashion e trovando subito la mia strada fra i talenti londinesi.

Se ti chiedessero di illustrare il 2020, con una visione proiettata al futuro, avendo a disposizione un solo elemento da poter scegliere, come lo rappresenteresti?

Un fiore dalle linee perfette, simbolo di rinascita, bellezza, e natura, ispirato probabilmente dalle foto che amo tanto di Karl Blossfeldt. E’ un piccolo elemento fragile, che nasce sopra un anno devastante per molti come il simbolo di rinascita e speranza.

Il mondo va ripensato rimettendo al centro il valore degli elementi naturali, il 2020 e’ un richiamo all’uomo che deve ritrovare il proprio posto in questa meravigliosa interconnessione.

What has come to my attention were your models’ eyes. All of them have in common the fact of being linked by a single style. They are all different, far from each other, in every illustration, but at the same time all of them very expressive.
What the eyes of Lucia Emanuela Curzi? Do you see yourself in one of your illustrations?

I’m glad you noticed that. The eyes are always the starting point of my drawing, it is as if through the look I caught the personality of my character: I don’t keep drawing until I find a meaningful look in the eyes of the models. It’s something very instinctive, and by analyzing this process, maybe there’s something about me in every look, but not at all.. like the main characters of my drawings, which can be suspended, existing, and missing in the space of the paper.

At first, looking at your works, I see only female figures. But then in a second stage, I discover the illustration of “Instyle men Germany”, which portrays four men half-bust. Why is the male figure so absent in your illustrations?

In fashion, for years men and women have represented two worlds with two very different identities, even if now we are seeing the shows that exceed the gender identity. I trained in London as a fashion illustrator and since then I have fallen in love with the surreal, fairy-tale elements and visionary couture dresses that characterize women’s fashion. Practicing for a year the live drawing of the female body, every element of the body has been transformed and made mine, like the elongated legs, the enlarged eyes, or the long eyelashes. I was looking for a female figure that expressed grace and sculptural fragility and that reflected on the icons of the fashion world.

The design of the human body is the structural part of my work and the female body lends itself to this personal interpretation of mine. I do not exclude that in the future I will dedicate the same time to refine my style around the male figure when I find a characterization that represents me.

What was your first illustration? Do you still remember it?

When I wasn’t six yet, I loved drawing Walt Disney characters. At that time, perhaps they represented that magical and surreal world that I was always attracted to, and it was full of beautiful animals, my other great passion, and also full of pop elements that have remained in our culture.

I remember that the first drawing I succeeded in perfectly recreating was the Flounder fish of the Little Mermaid.

At some point in your life, I think you realized you had a talent, and that talent was in your hands. So did you ever imagine becoming “Lucia Emanuela Curzi” when you grew up?

If, on the one hand, since I was a child, I have always been recognized for a particular talent in drawing and a strong instinct for color. On the other hand, my path has not been linear, between my rebellious soul more inclined to break the rules than to follow them, and the great curiosity for different subjects that have pushed me to make different experiences. After a degree in media design, I had the dream of working in advertising, but after a few years when I was 25, I realized that I needed to develop a language that was exclusively mine. Fashion illustration was the perfect bridge to combine that style of design that has always been part of me and my love for the world of design and fashion.

An escape to London led me to quit my job, specializing in my studies at the London College of Fashion and finding my way among the London talents.

If you were asked to illustrate 2020, with a vision projected to the future, having only one element to choose from, how would you represent it?

A flower with perfect lines, a symbol of rebirth, beauty, and nature, probably inspired by the photos I love so much by Karl Blossfeldt. It is a small fragile element, which is born over a devastating year for many of us, as the symbol of rebirth and hope.

The world must be rethought by putting the value of natural elements at its center, 2020 is a call to a man who must find his place in this wonderful interconnection.

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