La Petite Robe Noire – Esercizio di stile ieri e oggi – Atto Primo

Vestito di donne licenziose o diaconesse, di vedove o di vamp, di borghese o di domestiche, la petite robe noir è l’alleanza dei contrasti. Simbolo della donna rispettabile che vuole sedurre, la rassicura e la rende più pericolosa. Con lei, è il trionfo dell’ambiguità, il diavolo che si fa eremite. Dal vizio alla virtù, è il fantasma dove lo sguardo degli uomini e delle donne è lo stesso: converge.

“Vestirsi di nero significa semplicità raffinata delle linee, perfezione del taglio e un tocco di spirito”, scriveva Suzy Menkès il 10 dicembre 1983 in occasione dell’esposizione Yves Saint Laurent al Metropolitan Museum di New York.

Vestendo la petite robe noir, la donna ritrova lo spirito della moda: il gioco. Apparire, mischiare le piste, mentire… La assassiniamo, la bruciamo, lei rinasce dalle sue ceneri. Magia? No, pura stregoneria!

Scrigno o ornamenti, pudica o sexy, austera o svergognata, sofisticata o minimalista, la petite robe noir è il simbolo eterno dell’amore stregato. Anche una trasparenza di mousseline nera basta per poter scrivere, parafrasando Chanel: “Una donna che non porta la petite robe noir non ha avvenire.

Lei è in ritardo. Arrivando da lei, si accorge che i suoi invitati sono già lì. Colpevole, presa dal panico, infila il suo vestito nero, si profuma, aggiusta i suoi capelli in uno chignon e mette la collana di perle… Ed è perfetta. Questa è Jeanne Moreau in Les Amants di Louis Malle. Questa è, intorno a una foto, Marlène Dietrisch che sta registrando, il collo e il braccio ingoiellati, il riflesso di Maria Callas nello specchio, il verismo di Anna Magnani, la perversità glaciale di Louise Brooks sotto le sue perle oppure quelle di Catherine Deneuve in Belle de jour. Questa è Danielle Darrieux in Marie (-) Octobre occultando ricordi e premonizioni, Anouk Aimée e i suoi occhiali neri nella La Dolce Vita, Audrey Hepburn e il suo sublime cagnolino che si chiede: “Come rubare un milione di dollari”, Delphine Seyrig in mezzo agli stucchi d’Amalienburg dovrebbe capire Marienbad, Romy Schneider in Max et les ferrailleurs (Il commissario Pelissier) così carnale e ambigua… Ma è questa apparizione che lascia scivolare il suo bolero di visone sulle sue spalle nude sul vestito nero, la notte, in un bistrot di Halles.

Come una seconda pelle, la petite robe noir fa corpo con chi lo indossa con una specie di misteriosa alchimia. Si dice che il nero assorbe i contorni, ammalia gli sguardi. E attraverso il caledoscopio dei nostri ricordi, il vestito diventa l’essenza della donna che lo indossa. E attraverso il caledoscopio dei nostri ricordi, il vestito diventa l’essenza della donna che lo indossa. Legata al suo petite robe noir (piccolo vestito nero) come un feticcio, una donna raramente si separa di questo tesoro senza tempo, dunque conserva le multiple sfaccettature, i galloni della sua vita, nel fondo del suo guardaroba.

A Ménilmontant negli anni Quaranta, un uccellino da un marciapiede mette ai suoi piedi tutta Parigi con la sua voce, la sua croce e il suo petite robe noir (piccolo vestito nero). Édith Piaf rifiuta tutti gli artefici per far esaltare al meglio la sua voce. E se indossava la prima volta che ha cantato, per mancanza di mezzi, un semplice vestito nero, resterà fedele per tutta la sua vita a questa immagine, anche vestendo Christian Dior o Jacques Heim.

“Potete indossare il nero a tutte le ore, a tutte le età, e in tutte le occasioni. Un petite robe noir (piccolo vestito nero) è un elemento essenziale nel guardaroba di una donna. Potrei scrivere un libro sul nero… “ scriveva Christian Dior nel 1954.

Prima di lui, l’infallibile Chanel, rivisitando il nero del tutto, del clero e dei domestici, ne aveva fatto il simbolo dello chic parigino. Nel 1926, il suo vestito Ford attirò tanti clienti quanti i compratori di automobili. Questo successo folgorante è nella traiettoria logica di una società dove le donne assaporano la libertà recentemente acquisita. Con la prima guerra mondiale, il mondo ha piegato “i piccoli telegrafisti”, vestiti al ginocchio e la magrezza del rigore, ha rimpiazzato le leonesse dai capelli insensati e le odalische variopinte dalle gonne zoppicanti.

“Di chi ha portato il lutto,  mademoiselle?” chiede Paul Poiret a Chanel. “Ma di voi, signore”, risponde lei. La Garçonne ha appena ammazzato Shéhérazade!

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