In conversation with Ester Pantano

Pedro Salinas, un tempo, ha scritto: « Tu vivi sempre nei tuoi atti. Con la punta delle dita sfiori il mondo, gli strappi aurore, trionfi, colori, allegrie: è la tua musica. La vita è ciò che tu suoni. Dai tuoi occhi solamente emana la luce che guida i tuoi passi. Cammini fra ciò che vedi. Soltanto. E se un dubbio ti fa cenno a diecimila chilometri, abbandoni tutto, ti lanci su prore, su ali. Sei subito lì; con i baci, coi denti lo laceri: non è più dubbio. Tu mai puoi dubitare. Perché tu hai capovolto i misteri.

E i tuoi enigmi, ciò che mai potrai capire, sono le cose più chiare: la sabbia dove ti stendi, il battito del tuo orologio e il tenero corpo rosato che nel tuo specchio ritrovi ogni giorno al risveglio, ed è il tuo. I prodigi che sono già decifrati. E mai ti sei sbagliata, solo una volta, una nottem che t’invaghisti di un’ombra, l’unica che ti è piaciuta. Un’ombra pareva e volesti abbracciarla. Ed ero io.»

Ester Pantano potremmo descriverla attraverso La voce a te dovuta, una raccolta di liriche del poeta spagnolo, scritta nel 1933. Nella serie tv Màkari di Michele Soavi, in onda in questi giorni su Rai 1, interpreta Suleima, accanto a Claudio Gioè. Presto, tornerà nuovamente nella seconda stagione di Imma Tataranni – Sostituto procuratore. Questa giovane artista, dallo sguardo consapevole e dal sorriso che afferra la bellezza del mondo, è fatta di umana consapevolezza, di sentimenti pieni di colore, di anima e poesia, di arte che racconta la luce ed il buio, di storie che assomigliano a ciò che ci portiamo dentro.

Come descriveresti la tua Suleima nella serie Màkari? 
Interpreto una ragazza che non rappresenta la classica bella e basta. Ricordo che da bambina, mi innervosivo quando qualcuno mi diceva ”che bella”. Chiedevo a mia madre: Mamma, perché mi dicono che sono bella? Essere bella non era un merito, qualcosa che io avevo fatto. Suleima mi ha dato la possibilità di sperimentare qualcosa che avevo dentro, della mia quotidianità. Suleima e Saverio hanno un rapporto di grande parità e di grande equilibrio. Il mio personaggio non cerca mai di essere una bambola che aspetta un gesto per agire. Ringrazio Michele Soavi, la Palomar e la Rai per avermi permesso di fare un lavoro così bello. 

Hai percorso un cammino, fatto di traguardi e crescite. Quali sono le tue nuove consapevolezze? 

Adesso, sto iniziando più a capire e non a subire uno schema. Mi rendo conto che riesco a muovermi diversamente, senza subire un’incomprensione o qualcosa di diverso da quella che sono. Non prendo più come sconfitta la chiusura di qualcuno nei miei confronti. Anzi, tutto ciò mi regala una forza maggiore. Se c’è cuore in tutto quello che si fa, la risposta sarà incredibile. Ho capito che è molto importante la comunicazione, in ogni relazione. Credo che non bisogna avere paura di esprimere le proprie paure, i propri dubbi. Aprirsi agli altri è fondamentale.

Prima parlavamo della bellezza, a volte, che diventa una pressione. Pensi che conti più l’immagine che l’essenza, oggi? 

Sai, le donne vivono quotidianamente delle pressioni. Dobbiamo sempre essere quello che vogliono gli altri. Ma, possiamo essere semplicemente quello che siamo? Dovrebbe essere un nostro diritto. E invece, molto spesso, capita che ci uniformiamo alla massa, per essere tutti riconoscibili sotto un grandissimo schema. Abbiamo bisogno di combattere una grande lotta. Apparteniamo ad un mondo che ha degli schemi ben precisi, ma credo che sia fondamentale parlarne, sostenerci a vicenda e riconoscere ciò che non va. 

Dove trovi la bellezza? 

La identifico nella responsabilità che si ha verso ciò che ci circonda. La bellezza, per me, corrisponde ad avere un senso per ciò che abbiamo intorno, per gli esseri umani che abbiamo accanto e per l’energia che c’è. Possiamo responsabilizzarci rispetto a quello che possiamo apportare in un ambiente e a come possiamo renderlo migliore. La bellezza significa avere il potere di cambiare qualcosa che crediamo sia inceppata e permettere di riavviarla. Non dobbiamo essere fermi, in modo sterile e continuare a dare acqua che non è limpida.

Quanto è importante, secondo te, dar voce ai sentimenti umani? 

Oggi, l’amore e le relazioni umane sono codificate dai simboli. Viviamo attraverso delle emoticon. Non siamo più abituati a scrivere alle persone che amiamo ‘ti voglio bene’. Sintetizziamo tutto attraverso delle faccine, delle immagini che rappresentano una parola. Sostituiamo i sentimenti in un’unica faccina. Credo nell’emotività pura e non voglio che ognuno di noi si allontani da essa. Imparare a dare alle cose, ai sentimenti e alle sensazioni il proprio nome è bellissimo ed importante. 

Quali sono i film che hai guardato ultimamente e che ti hanno ispirata, in questo tempo sospeso? 

Recentemente, ho visto Pieces of a Woman, con protagonista Vanessa Kirby. Mi ha scossa, agitata, mi ha sbloccato tante cose interiori. Mi trema la voce, adesso, mentre te ne parlo. Questo film è incredibile ed è stato girato in un modo eccezionale. Tutto quello che è metafora, tutto quello che è richiamo, è fondamentale. Questo è il Cinema che ti richiama attraverso dei simboli e delle intuizioni. Nella storia, c’è poco dialogo ma tante immagini, tanto turbamento. Al centro ci sono gli occhi, l’emotività e il dolore di una donna.

In Pieces of a Woman si racconta finalmente il dolore. Credi che il dolore sia ancora qualcosa di cui si ha paura o anche vergogna di mostrare, nella quotidianità e sullo schermo?  

Veniamo da una cultura che ha pudore per il dolore. Ti parlo in prima persona. Quando ho perso mia nonna, avevo undici anni. Mi ricordo che andai a scuola e pur avendo tante amiche, non parlai con nessuno della mia perdita. Ho vissuto quel dolore senza comunicarlo a nessuno, come se fosse qualcosa di mio e basta. Questo è uno dei motivi per cui mi nutro di film che affrontano il tema del dolore, perché mi permettono di esprimere ciò che sento. Il dolore è ancora considerato come qualcosa che ci rende deboli e vulnerabili agli occhi degli altri. Non dovrebbe essere così.

So che scrivi poesie. 

Sì. Ci sono persone che mi hanno detto: ”Ester, ti vediamo come una persona così solare e vivace che non ti immaginiamo scrivere poesie di questo genere. C’è tutto un mondo carnale ed interiore dentro di te”. Le poesie mi permettono di canalizzare le emozioni. Tutti siamo completi, nessuno di noi è incompleto. Abbiamo soltanto bisogno di manifestare, da qualche parte, ciò che teniamo in ombra. Quello che mostriamo è quello che vogliamo tenere in luce, e poi c’è tutto il resto…

Foto di Lucia Iuorio

Hair & Makup Cinzia Carletti @makingbeauty

Styling Valeria Amery Palombo

Total look FENDI


Tags from the story
,
More from Anna Chiara Delle Donne

In conversation with ‘Dream in a Box’

I fiori rappresentano, da sempre, una coraggiosa e affascinante forma di comunicazione....
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *