Il Divin Codino | Roberto Baggio

Diretto da Letizia Lamartire e interpretato da un eccezionale Andrea Arcangeli, in onda su Netflix, “Il Divin Codino‘ ci fa rivivere in quell’ora e trentadue minuti il viaggio nei ventidue anni di carriera e di Vita di Roberto Baggio: dalle giovanili del suo paese natale, Caldogno [Vicenza], alla Serie A, giocando per le squadre di Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia e indossando la maglia della Nazionale con la quale agguanterà il terzo posto nel campionato del mondo del 1990 e il secondo in quello del 1994 per 726 partite/presenze ufficiali, 328 gol tra Club e Nazionale e un pallone d’oro nel 1993. Ce ne sono tanti di sportivi che possiamo ricordare nella storia del calcio italiano, sono tutti eccezionali ma, solo alcuni hanno saputo essere un numero dieci, in campo e fuori. Nel suo nome si condensano coraggio, tenacia, estro, creatività, una grande umanità e spiritualità profonda e ormai radicata nella sua persona: “Penso sia importante trovare una via per credere, qualcosa che dia valore a ciò che hai dentro. Per me il buddhismo è stato questo, la fede ha cambiato la mia vita,” ci insegna Roberto.

REALTÀ

Una Vita costellata di alti e bassi tra i diverbi con gli allenatori, Mazzone, negli anni al Brescia: “La ragione non stava solo dalla mia parte. Ho dovuto pagare qualche prezzo e penso di avere avuto qualche colpa”, narra Roberto. L’infortunio a Firenze, ha diciotto anni, il primo della sua carriera lo porta così a una importante scoperta sotto il cielo che ne diventarà poi il suo grande amore, la religione: “Maurizio Boldrini ha un negozio di dischi e pratica il buddismo della Soka Gakkai. Mi convoca a qualche incontro e io con parecchio scetticismo mi avvicino. E la mia vita comincia con il tempo a riprendersi, una rinascita. Mi affido completamente. Vengo convocato in nazionale il giorno stesso in cui divento ufficialmente buddista. Da allora, non ho trascorso neppure un giorno senza praticare.” confida. Una continua rincorsa, un continuo sacrificio per Roberto Baggio, e una sequenza a dir poco orripilante di batoste vere che hanno scandito la sua carriera da calciatore che si riassumono in quel motto ‘ come ti rialzi che ti rende un campione’: “La serenità viene dalla consapevolezza di non essermi mai risparmiato. Non mi davano molte speranze di tornare a giocare e se non trovi dentro te stesso la forza di andare avanti, non arriva niente. È una condizione che riguarda molte persone. Anche una sofferenza può trasformarsi in un valore”, racconta Baggio. Roberto ha dovuto sempre tribolare per far valere la sua classe. Prima gli infortuni, poi le incomprensioni con tanti allenatori hanno più volte messo a repentaglio la sua carriera, ma lui ogni volta ha trovato la determinazione per rialzarsi e andare avanti. Ogni volta che stava per raggiungere un traguardo importante si è infortunato e ha dovuto soffrire il doppio per riuscire a portarlo a termine. “C’è qualcosa di struggente in Roby, che appartiene a tutti noi”, si allaccia Vittorio [Manager di Roberto Baggio]. “Non è un caso che oggi, dopo che da oltre 15 anni ha smesso di giocare, le sue imprese calcistiche vengano continuamente rievocate e la sua figura abbia acquistato l’identità di un’icona nella quale i giovani possono identificarsi nell’affrontare il cammino della vita”, conclude il Manager.

RADICI

Emerge vivo il legame con la grande famiglia di Roberto: la moglie Andreina [Valentina Bellè]; e più di tutti il padre lavoratore Florindo interpretato da Andrea Pennacchi, l’attore padovano che si dice “felice di aver partecipato al progetto, sia perché si tratta di una produzione ad alto budget rivolta a una grande platea”, racconta Pennacchi. ”Il film va al di là della semplice biografia di un campione di calcio e contiene una serie di messaggi interessanti per ognuno di noi e per i giovani in particolare.” Roberto Baggio è diverso dai giocatori odierni per stile di vita grazie a una sua serenità interiore e a una religiosità dilagante: “Mai pensato di essere un figlio speciale oppure un giocatore più dotato di altri. Mi sono sempre sentito parte. Certo, ho cercato di dedicare un gesto, un attimo, ai tifosi. Forse le persone percepiscono come sei, avvertono l’arroganza così come la semplicità”, ragiona Baggio. “Un po’ come Mina, uscire dai radar l’ha reso ancor più prezioso”, parola di Stefano Sardo, autore e sceneggiatore con Ludovica Rampoldi del “Divin Codino”.“Io ho creato anche “Corto in Bra”, un festival che è durato vent’anni e tra quei ragazzi c’era anche Francesco Amato che ha vinto la sezione giovani dei David 2021. E poi c’è stata la generazione Le Macabre dei nati tra la fine dei Sessanta e inizi Settanta. Si creò una scena. Con la mia casa di produzione stiamo preparando un documentario per raccontarla”, svela Sardo.

SOGNO

Il suo fatidico segna la propri parabola da quell’officina del padre e si rincorre fino a divenire il leitmotiv dell’intera pellicola. Avvolgiamo il nastro: Nel Settanta aveva tre anni quando c’era Italia-Brasile, e il suo sogno era vincere quella partita ed è pazzesco se poi uno pensa a ciò che è accaduto. Voleva farlo per il papà ed è da questo filone che si è sviluppata la narrazione. La sua è stata una vita di gloria e sofferenze fisiche assieme ai tarli che frullano ancora nella testa di Roberto: “Quel rigore sbagliato nella finale dei Mondiali 1994 mi farà compagnia per l’eternità, mi perseguita sempre, tutte le notti. Ho fatto pace con il fatto che qualche volta nella vita, tra te e il tuo obiettivo, qualcosa si mette di traverso. Che le cose non vanno sempre per il verso giusto. Ho fatto i conti con me stesso,” prosegue Baggio. Il suo ultimo campionato mondiale quello avrebbe dovuto fare in Giappone, dove lui ha milioni di seguaci proprio grazie al buddismo. La Fifa, assetata di seguito, per la prima volta e proprio per farlo andare, permetteva di portare 23 calciatore invece di 22. Trapattoni decise di non convocarlo.

Letizia Lamartire

Laureatasi al Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, dopo aver concluso gli studi di musica e recitazione all’Accademia dello Spettacolo UNIKA di Bari, Letizia viene ammessa al corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia. “Piccole italiane” è il suo cortometraggio di diploma. Subito dopo gira “Saremo Giovani e Bellissimi” primo lungometraggio e vincitore di numerosi premi e selezionato alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia nel 2018. Sul set alla regia della seconda e terza stagione della serie tv “Baby”, ora i flash sono tutti puntati sulla nuova pellicola ‘Il Divin Codino’. “Abbiamo studiato tanto io e la troupe per il lavoro collettivo. In partenza c’è stato uno studio di mesi fatto sul materiale di repertorio frame-by-frame, in particolare sul film dei Mondiali 1994 ti rendevi conto che era molto, troppo vivo il ricordo di immagini iconiche scolpite nella memoria di quella estate”, ricorda Lamartire. “Il mio lavoro è stato quello di cercare di avvicinarmi anche al look televisivo, di come siamo abituati a vedere noi quei match attraverso l’utilizzo della Betacam, una macchina da presa televisiva degli anni ’90”, spiega. La ricostruzione orginale si attesta fedelissima, come il Rosbol, palcoscenico nel quale si è disputata la finale di Brasile vs Italia: “Il tentativo di ricostruire delle immagini che tutti conoscono e, in alcuni momenti comunque lasciare spazio alla narrazione, quindi dilatare alcuni momenti forse tra quelli più emozionanti, questa è stata la nostra sfida continua”, prosegue la regista. “La cosa più grande che Roberto ha fatto per noi è stata la sua accoglienza, serenità perchè quando lo abbiamo conosciuto insieme, io e Andrea [Arcangeli] eravamo veramente terrorizzati all’idea di avere questa grande responsabilità”, racconta Lamartire. “Poi è bastato il suo accoglierci nella sua storia personale e da lì abbiamo dovuto in qualche modo mettere da parte tutte le nostre paure e andare dritto verso l’obbiettivo impegnandoci con gioia fino alla fine”, che passa ai ringraziamenti di testa. “Ringrazio Marco e Nicola De Angelis e Netflix Mediaset per questa opportunità”, conclude Letizia Lamartire.

Andrea Arcangeli

Anima e corpo nello studio mimetico di un personaggio, l’attore pescarese classe 1993 ha iniziato a recitare in una compagnia teatrale all’età di 17 anni, ed è entrato a far parte dei suoi primi progetti cinematografici e televisivi dopo essersi trasferito a Roma nel 2012. Ha ottenuto il suo primo ruolo da protagonista nel film “The Startup” nel 2017 e nel 2018 è stato scelto da Danny Boyle per la sua serie Tv “Trust” per FX Channel. “Io ero il primo scettico”, ha detto, “forse nessuno può fare davvero Baggio. All’inizio mi sono concentrato sugli allenamenti, sulla corsa, sulla parlata. Poi ho capito che questo ruolo poteva darmi molto di più”, si convince. Non volevo fare fan service. Roberto ha basato la sua vita su enormi gesti atletici, ma ha sempre tenuto tutto dentro di sé, nel suo nucleo, che è forte, emotivo, sincero. È questo che ho voluto rappresentare: un uomo che cerca il modo di stare bene con se stesso. Ho letto e visto tutto quello che ho trovato su di lui. Dormivo con la sua voce in sottofondo. A un certo punto ho letto un’intervista in cui diceva: l’importante alla fine è sapere che tu hai fatto tutto quello che potevi fare. Quando ho letto questa frase ho capito come dovevo interpretare Baggio”, conclude Andrea Arcangeli.

Il suo codino ora grigiastro, gira per i Boschi di Altavilla Vicentina, sempre intento a strabuzzare gli occhi di fronte alle piccole gioie quotidiane: “Ogni giorno può succedere, è capitato l’altro ieri, vedendo nascere le gemme da una pianta. Se apprezzi le cose semplici, ti emozioni in continuazione”, esprime Roberto. ‘Quel codino che a noi già quello sembrava un segno divino’, parafrasando Diodato, nacque proprio così: “Durante i Mondiali ho visto una cameriera di colore che aveva le treccine. Mi piacevano molto e gliel’ho detto. Lei mi fa: ‘se vuoi le faccio anche a te.’ E me le ha fatte. E li ho legati con un elastico perché erano lunghi”, svela Baggio. Antonio Diodato e Tommaso Colliva, produttore nominato più volte e vincitore di un Grammy Award hanno scritto una canzone per ‘Il Divin Codino’, il singolo “L’uomo dietro il campione”: “È un mio idolo. Non era facile scrivere una canzone per lui. Grazie a questo film sono riuscito a incontrarlo e ho scoperto una persona meravigliosa. C’è tanto amore che lo circonda: anche il mio”, ha detto il cantatore.

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