IN CONVERSATION WITH “LE MÉMOIRE”

A volte è necessario guardare al passato per comprendere il presente e migliorare il futuro. Quando ho parlato per la prima volta al telefono con Francesco, mi è sembrato di fare un tuffo nel passato, di riassaporare la memoria di un periodo lontano, già trascorso ma così magicamente attuale e ricco di significato. E’ proprio la memoria che in un certo qualmodo dà il nome a Le Mémoire: brand di scarpe ipersexy, pump ultra femminili che infondono al passo sicurezza e determinazione, un uso magistrale di colori, forme audaci, dettagli innovativi e stile sofisticato e timeless. Così come senza tempo è il passato che i fondatori del brand hanno voluto rievocare e soprattutto rispettare. Le Mémoire diventa un racconto in cui la “memoria” si veste di femminilità, rimandando così ai suoi più intrinsechi significati. Le Mémoire è una storia d’amore che fonde l’heritage del passato con il presente, dove il passato non è solo una fotografia di ciò che è stato, ma è anche un’esperienza collettiva da poter tramandare, di cui essere fieri, che si può ripresentare arricchendo il nostro presente, rinnovandosi e riattualizzandosi in modo da influenzare anche il futuro.

William Shakespeare diceva ”C’è una storia nella vita di tutti gli uomini” e a volte da quella storia può nascerne un’altra, destinata a durare nel tempo, negli anni e persino nei secoli: è la storia di un brand. Questa è la storia di Le Mémoire, che nasce nell’estate del 2020, sotto il sole della Costiera, da Tullia e Benedetta, le fondatrici. La prima, pilastro discreto della propria casa, è l’ideatrice nonché nuora di Maria Rosaria, ispiratrice del progetto; la seconda è una giovane intraprendente designer che vanta una carriera in maison dalla portata internazionale quali Fendi, Bally, Miu Miu e Bottega Veneta; Francesco è l’amministratore della loro società: è il figlio di Tullia, nipote di Maria Rosaria, amica di infanzia di Benedetta. Hanno messo a fattor comune la passione della prima, il talento della seconda, le competenze bocconiane del terzo, per costruire insieme una bellissima e romantica storia con una grande e forte ambizione, quella di far rivivere il tempo finito senza cedere alla malinconia. Un sogno che diventa racconto, una sfida che si trasforma in un avventura comune e dà vita a una memoria tutta nuova, fatta di storia, di ambizione e di tradizione. Eleganza ed esagerazione, conservazione e innovazione. Gli opposti che si attraggono. Il vecchio che si trasforma sempre in nuovo. Osare.

Dunque, impossibile non innamorarsi di Le Mémoire, nato da una donna, per le donne. E in un paese che pone fortemente l’accento sul poter maschile, chapeau all’empowerment femminile che si fa sempre più forte.

Chi è “Le Mémoire”, o meglio, chi rappresenta e da chi è rappresentato?

TULLIA: Le Mémoire è una storia di famiglia che ho voluto far uscire dall’intimità della nostra casa per farla diventare di tutti.

É mia suocera, donna di intelligenza vivace, che vuole avere voce ben prima che alle donne fosse riconosciuta; sono io che cerco di portare avanti quello stesso messaggio; è Benedetta che ne capisce la portata e lo traduce grazie al proprio talento. È un testimone che si passa, un modo di affrontare la vita, un mantra in cui ironia e rispetto, dissociazione e tradizione, si riuniscono in un’esperienza consapevole e piena di personalità.

Raccontateci la storia e da dove nasce l’ispirazione per la creazione di “Le Mémoire”.

TULLIA: Mia suocera aveva l’ossessione per le scarpe, le ordinava in giro per i tanti artigiani di fiducia. Erano il suo mezzo per muovere piccoli passi in un’epoca di passaggio in cui era difficile capire che ruolo si interpretasse. Quando ci siamo ritrovati a svuotare la “casa dei nonni”, così piena delle loro vite e di quelle che le avevano precedute, ho ritrovato quelle scarpe, intrise delle loro storie, e ho deciso che quell’esperienza dovesse uscire dalle nostre mura per essere condivisa con chi avrebbe avuto la sensibilità di coglierla, così ho coinvolto Benedetta, decisa designer, che ha accettato la sfida e ha attualizzato quella stessa voglia di dire la propria.

L’anima del brand sembra racchiudere amore e ammirazione verso un heritage del passato, rivisitato in chiave moderna. Quanto è importante per voi la memoria del passato?

FRANCESCO: La memoria è il più grande patrimonio immateriale che possediamo, nella nostra famiglia è sempre stato stimolo per poter essere all’altezza del passato. Personalmente c’è una frase che mi ha condizionato molto durante gli studi, la lessi in un libro di Keynes e mi sembrò incredibile come la scienza dell’economia, così severa nei propri schemi, potesse comprendere una sensazione così passionale, diceva che ci sono alcune persone che condizionano le proprie vite perché osservati dai propri antenati e da questo rapporto misurano le proprie ambizioni. È così e lo è, più o meno consapevolmente, per tutti. Per questo la scommessa di Le Mémoire è quella di voler consentire a chiunque di portare con disinvoltura il proprio passato, per ritrovarne ricordi e valori.

“Antares” e “Mira” sono i nomi che avete attribuito alle prime due “figlie” del brand: i primi due modelli. Come nasce la scelta dei nomi?

BENEDETTA: C’è un piccolo segno che ci siamo divertiti a nascondere nel nome “Le Mémoire”, è l’accento sulla è che da acuto diventa luna crescente, a simboleggiare che la memoria su cui poggia può rinascere in un nuovo presente. Così, con una lettura forse un pò romantica, da cui ci siamo voluti lasciare piacevolmente trasportare, ci siamo affacciati a quella luna e al suo cielo, alle costellazioni. Abbiamo voluto guardare i alto e affidarci all’infinità di energia nebulosa e certa, alle stelle, come Antares e Mira.

I tessuti ed i colori, le linee e le geometrie scelte per le creazioni rappresentato un tributo all’estetica femminile. Come definireste il dna e l’allure del brand?

BENEDETTA: Vorremmo essere riconoscibili per uno stile elegante, tradizionale ma rivisitato. Un eccesso che però sia sempre educato. Un urlo sussurrato. Un colore forte, il collo del piede che si scopre un pò più del solito assecondando disegni geometrici più o meno regolari. Vorremmo ricordare quella sensualità degli anni ’40 e ’50 che ritroviamo nei vecchi film, in quelle intramontabili icone di stile come Lauren Bacall, Rita Hayworth, Vivien Leigh, bellezze che restano eteree e di tutti i tempi.

Qual è il vostro commitment nei confronti della sostenibilità nella moda?

FRANCESCO: Abbiamo investito molto nella ricerca di fornitori che condividessero i nostri stessi valori, soprattuto nei confronti dell’etica, della qualità e della sostenibilità. Siamo stati ripagati incontrando nel nostro percorso persone splendide che si sono appassionate sin da subito al nostro sogno. La scelta del Made in Italy è stata anche questo: consentirci un rapporto di prossimità, fisica ed emotiva, con tutti coloro che avrebbero partecipato al nostro progetto affinché potessimo essere tutti consapevoli delle scelte che volevamo caratterizzassero Le Mémoire.

L’eleganza parigina a confronto con lo stile che da sempre caratterizza il Made in Italy. Parigi e Napoli che si incontrano, come mai?

TULLIA: Parigi e Napoli sono sempre state storicamente vicine, fiere delle proprie tradizioni erano vive capitali di un’Europa in perenne fermento. L’Italia che parla francese, la Francia che veste italiano, un rapporto atavico e pieno di significati. I due paesi quando si uniscono producono delle magnifiche esperienze.

Vorremmo riassumere lo spirito che ha da sempre caratterizzato Parigi, città in cui vive Benedetta e Napoli, città in cui ho sempre vissuto con la mia famiglia.

Svelateci i prossimi passi di Le Mémoire.

BENEDETTA: Vorremmo che la nostra esperienza non avesse confini, anzi fosse per noi l’occasione per incontrare sentimenti affini a diverse culture, per questo vorremo concentrarci sulla distribuzione in paesi distanti, certi che la qualità e la storia siano un linguaggio universale.

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