In conversation with Valentina Romani

In una recente intervista, Kristen Stewart ha affermato, con voce determinata e passionale: «Sono ancora un’attrice perchè ci sono così tante versioni di me stessa che ipoteticamente sono possibili nel mondo dei sogni. Riesco a vivere di più. Mi viene da fantasticare».

Penso a queste parole quando descrivo il percorso artistico di Valentina Romani, una giovane attrice con un intenso, incisivo e passionale percorso artistico. Nel corso degli anni, l’ho vista attraversare vite, raccontare gli esseri umani sempre con una crescente passione, una ricerca della verità silenziosa ma indelebile. Non si è risparmiata, mai. Si è presa cura di ogni personaggio che le è stato donato e l’ha tenuto negli angoli degli occhi, in ogni suo viaggio.

Sta crescendo, sta maturando, sta rafforzando tutti i pezzettini della sua persona, del suo essere Artista. Il suo è un cammino vitale, composto da sogni, amore, dedizione, intensità.

Durante la nostra conversazione le dico: «Che bello sentirti, Vale. Ogni volta».

Lei sorride e mi risponde con delicatezza ed entusiasmo: «Sono troppo felice di risentirti, Anna. E spero di collezionare, ogni volta, le nostre interviste, ovunque mi troverò». E così sarà.

Sei al Cinema dall’8 al 10 novembre con il film ‘Carla’. Sapere che torni sul grande schermo in un momento in cui l’arte sta ripartendo, è emozionante.


Credo che sia qualcosa di molto importante, siamo in una fase in cui il Cinema sta ripartendo. Prendere attivamente parte a questa ripartenza con un film come Carla è una cosa di cui vado fiera e ne sono molto contenta. Sono molto legata a questo progetto perchè non solo la storia parla di un’icona mondiale come Carla Fracci ma anche perchè si parla di danza classica, un elemento che, per anni, è stato al centro della mia vita. Ho praticato danza classica per tredici anni quindi, prendere parte a questo film rappresenta una felicità che abbraccia tante dimensioni.

Raccontare una disciplina come la danza classica è un tema molto importante da mostrare ai giovani. Cosa ne pensi al riguardo?


La danza classica è una disciplina, prima di qualsiasi altra cosa. Richiede molti sacrifici, come tutti gli sport. Penso che la danza sia una disciplina estremamente faticosa ed è giusto che abbia il suo spazio. Per come l’ho sempre vissuta io, la danza è una forma d’arte incredibile, è una poesia visibile. Ti regala molta energia. Guardare un balletto classico a teatro è un’esperienza incredibile, un volo vero e proprio. Accompagnata dalla musica, questa arte dona un senso di libertà profondo e importante.

In questo film, interpreti Anita Spelta, come la descriveresti?


Anita risulta essere una ragazza un po’ antipatica, è una persona che potresti trovare in qualsiasi ambiente tu possa frequentare. Nella realtà, questo personaggio non esiste ma sicuramente è esistito il suo carattere, il modo di fare. Anita è una persona che vuole spiccare il volo e ha bisogno di emergere. Ho usato l’antipatia di questo personaggio. Ho cercato di non farmi stare simpatica Anita, a prescindere. Ho utilizzato quel suo modo di essere perchè è giusto così: esistono dei caratteri meno affini al tuo e che fanno parte della nostra realtà. Bisogna saperlo accettare. Ho abbracciato il suo modo di essere e le ho dato, quanto più possibile, la verità, quella fame di voler spiccare, di voler essere la migliore. Per me, è stato molto divertente fare un ruolo del genere, per la prima volta.

Cosa ti ha affascinato, invece, di Carla Fracci?


Carla Fracci è stata un’icona di eleganza, sportività e femminilità. Ha avuto sempre una grazia incredibile. Il suo ricordo non credo che, nel corso del tempo, svanirà mai perchè è davvero stata una figura preziosa per tutti noi.

Io e la mia migliore amica, quest’estate, abbiamo fatto una maratona della prima stagione di ‘Mare Fuori’, uno dei tuoi progetti più recenti. Notavamo che, negli ultimi anni, emerge ancora più intensamente il tuo grande amore per questo mestiere, il tuo bisogno di raccontare, in modo vero, i personaggi che conquisti. Quanto sta cambiando, dentro di te, questa voglia di esprimerti attraverso ogni ruolo?

La voglia di raccontare le persone e le loro vite non è mai andata via, non è mai passata ed è il motivo per cui continuo a fare questo mestiere. Ringrazio, ogni giorno, che mi venga concessa questa possibilità. Non mi sento di dirti che questo mio bisogno sta cambiando. Forse, è il mio approccio che sta cambiando perchè sono cresciuta io. Quindi, ho un approccio più maturo e lucido, dato da una serie di esperienze che ho vissuto nel corso del tempo. Lavorando, ti senti più ”preparata”, sei più matura, cresci continuamente. Sai, penso che il potere del raccontare le storie sia un potere incredibile. Ogni storia ti permette di allontanarti dalla tua storia, se sei in una fase in cui non sei contenta, oppure ti permette di imparare moltissimo e quindi, di arricchire la tua vita. Crescendo, ti solidifichi e riesci ad avere più strumenti per fare bene il tuo lavoro.

Parliamo spesso delle forze che regala il mestiere d’attrice ma non parliamo, quasi mai, delle fragilità che dona l’attraversare le vite dei personaggi. Senti di avere delle fragilità quando costruisci un ruolo?

La vera forza sta nella fragilità, nell’avere l’umiltà di accettarsi nella propria fragilità. Lo studio, l’approccio e la costruzione di un personaggio e di una vita sono elementi che ti mettono nella condizione di andare a fondo nella sua vita e nella tua vita, inevitabilmente. Devi cucirti addosso quel personaggio. E questo lavoro richiede uno sforzo di umiltà importante perchè devi discostarti, per un attimo, da quello che faresti tu, da tutto quello che diresti tu. Devi lasciarti un po’ andare a quello che farebbe e direbbe quel personaggio. Questo sottile e necessario passaggio, in realtà, richiede uno sforzo che, in qualche modo, ti rende vulnerabile. Ti rende fragile. Eppure, al tempo stesso, è ciò che ti dona una grande energia. Ti consente di essere libera, forse, da un punto di vista psicologico ed emotivo nell’affrontare una persona diversa da te.

Vanessa Kirby afferma: “Empathy is the job for an actor”. Quanto sono importanti l’empatia e l’ascolto nel tuo lavoro?

L’empatia è una caratteristica che, in questo lavoro, non può mancare. Sintonizzarsi sul canale dell’empatia significa sintonizzarsi anche con se stessi. Ed è qualcosa di fondamentale. Per me, è importantissimo l’ascolto degli altri, è un qualcosa che spesso viene dimenticato ma è davvero necessario. Adoro ascoltare e mi piace molto essere ascoltata. Credo che l’ascolto nasconda una vera ricchezza. Non è detto che tutte le persone, che incontriamo, ci insegneranno qualcosa ma è importante voler imparare sempre qualcosa. Si può imparare solamente ascoltando.

Se pensi ad un’immagine che possa descrivere la tua libertà, quale sceglieresti?

La libertà è un moto interiore, non c’è nulla di figurato legato alla libertà. Certo, posso dirti che quando sono al mare, mi sento libera perchè non vedo la fine di un orizzonte, oppure quando sono su un aereo, sono libera perché non vedo cosa c’è davanti e cosa c’è dietro. Ma, a livello interiore, la libertà è un concetto così complesso che credo si raggiunga, nel momento in cui si riesce ad essere pienamente in ascolto con se stessi. Sei veramente libera quando assecondi le tue necessità e le tue volontà. Per me, è questo ciò che ti guida nella strada verso la libertà e verso la felicità. Fare le cose contro voglia, non ti farà mai sentire libera. Essere in ascolto con te stessa, darti quello che percepisci di volere e di cui hai bisogno, è questa la libertà.

Crediti:

Carla, una co-produzione Rai Fiction – Anele, è in uscita al Cinema nei giorni 8/9/10 novembre, mentre la messa in onda in TV sarà il 5 dicembre su Rai1.

Crediti Foto:

Foto: Sara Sabatino
Stylist: Claudia Scutti
Total Look: Philosophy by lorenzo Serafini
Hair and Make Up: Carlotta Badiali

Si ringrazia il Baglioni Hotel Regina di Roma

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