Una chiacchierata con Enrico Schettino

Parola d’ordine? Entusiasmo!

Questa è l’emozione che ti pervade parlando con lo chef Enrico Schettino.
Enrico è uno chef napoletano che dopo aver lasciato la carriera giuridica, si è buttato a capofitto nel mondo della cucina, riscuotendo un successo dopo l’altro.

Oggi è un imprenditore affermato, giovane, intraprendente e pronto ad impegnarsi con grande energia in tutto ciò in cui crede. Ha le idee molto chiare sul suo futuro. Conosciamolo meglio.


1) Chi è Enrico Schettino? Dove è nato? Dove ha vissuto? Un’esperienza significativa che ha cambiato il suo modo di pensare?

Sono napoletano, ho vissuto a Napoli fino all’età di 20 anni. Poi ho avuto la fortuna di girare il mondo. Dopo la laurea in giurisprudenza e grazie alla mia passione per la musica e per la cucina, nel periodo estivo riuscivo a partire con la Valtour e lavoravo nei villaggi turistici come animatore.

Questo mi ha consentito di visitare molti luoghi, di conoscere e crescere tanto. Le esperienze vissute hanno contribuito a rendermi la
persona che sono oggi.

2) Qual è stata l’intuizione che ti ha spinto a creare Giappo?


Giappo è nato grazie al mio amore per la cucina orientale. Avendo avuto la possibilità di viaggiare molto, mi sono accorto che nel mondo tutti mangiavano cibo giapponese. Lo mangiavano a domicilio o per strada, mentre in Italia si gustava solo stando seduti a tavola ed era visto come qualcosa di elitario.

Così ho deciso di rompere gli schemi e ho creato un format che potesse essere divertente, stiloso, di qualità ma a buon mercato. 15 anni fa, proprio a Napoli, ho dato il via al take away, al delivery e al sushi bar.


3) Come è stato il passaggio dalla carriera da giurista a quella da chef?


Inutile negare che sia stato un passaggio traumatico. All’epoca avevo partecipato al concorso notarile, questo venne annullato per via di brogli in commissione e proprio in quel momento capii che quella che stavo
percorrendo non era più la mia strada.

Amavo il mondo della ristorazione e decisi di intraprendere la strada che mi ha poi portato ad oggi. Francamente posso dire che in un primo momento, la scelta di dedicarmi alla cucina non fu ben vista dalla mia famiglia.

Decisi comunque di seguire le mie passioni. Mi misi in testa che dovevo riuscirci anche per dimostrare ai miei cari che quello era il mio futuro.

E alla fine ci riuscii!


E poi? Ero stanco di vivere i problemi della gente in un tribunale, io volevo renderli felici, volevo vederli gioire di fronte ad un ottimo piatto e questo è quello che ho la fortuna di fare tutt’oggi.
Per diventare chef ho seguito un percorso inusuale, ho aperto il mio primo ristorante e poi l’accademia, ho imparato le tecniche di cucina anche affiancando gli chef che frequentavano i corsi in accademia.


4) Quali credi siano i punti di forza di Giappo? Svelaci qualche segreto del tuo successo.

Sicuramente l’ottimo rapporto qualità-prezzo e poi il fatto di trovarsi in locali non orientali, ma con forte spirito orientale. Un altro punto di forza è l’utilizzo di ricette innovative, contaminate si, ma molto originali come ad esempio: i giappo roll con pistacchio e tartare di salmone.


5) Come hai vissuto questo periodo così complesso? E dove hai trovato l’energia che ti ha spinto a pianificare l’apertura di nuove realtà?

Mi sono rimboccato le maniche e mi son detto che avrei dovuto assolutamente fare qualcosa. Noi in realtà eravamo già attrezzati e strutturati per il take away e il delivery, quindi avevamo box che mantengono la temperatura dei cibi, avevamo l’e-commerce, l’app. Strumenti che poi sono diventati di uso comune ai giorni nostri in seguito alla pandemia. Abbiamo avuto un boom.

Così abbiamo aperto Giappoke, ma dopo pochi giorni abbiamo dovuto chiudere per rispettare le regole imposte dall’emergenza sanitaria in
corso. Purtroppo la Campania è stata ulteriormente penalizzata con ulteriori chiusure e proprio lì mi sono reso conto che dovevo allargare il mio bacino d’utenza e mi sono spostato in giro per l’Italia.

Ho aperto locali in Piemonte, in Basilicata, in Sicilia e in Emilia Romagna.


6) Sappiamo di una importante novità, ovvero la tua prossima apertura a Napoli. Puoi dirci qualcosa in merito?


Questa è un’altra novità dato che a noi non piace stare fermi. Nascerà un format legato ai panini di pesce, che avrà però influenza orientale. Il panino sarà il bao cotto al vapore, rivisitato in chiave meno dolce perché in Italia non siamo abituati a mangiare un panino dolce in un piatto salato.


Ho cambiato la forma, non sarà il classico bao a forma di c, ma sarà a due pezzi come un burger americano e all’interno ho messo degli ingredienti del sud: dai friarielli alla burrata, dai pomodori al gamberone.

Inoltre ho deciso di inserire anche la carne, nonostante io per scelta alimentare non mangi carne da molto tempo.

7) Stai riscuotendo grande successo, è merito anche delle tue esperienze televisive?


La televisione è una bella vetrina e io sono stato molto contento di intraprendere anche questo percorso. Sono stato invitato per la prima volta l’anno scorso da Alessandro Borghese nel suo programma Kitchen Sound su Sky 1, dove ho realizzato e raccontato una serie di ricette giapponesi: gli uramaki, i nigiri, i noodles fatti a mano ecc.

Poi sono stato su Rai 2 con Eat Parade per circa 10 puntate, sono stato chiamato da Mediaset con Cotto e Mangiato di Tessa Gelisio e Andrea Mainardi. Andrea preparava piatti della cucina tradizionale e io delle specialità fusion, con materie prime del nostro territorio a farla da padrone.
Qualche tempo fa per esempio è andata in onda la puntata dove ho preparato un cuoppo, che di solito a Napoli si prepara con all’interno i panzarotti. Io invece nel mio cuoppo ho inserito gamberi e calamari in
tempura e al posto di sale e pepe, ho utilizzato lo shichimi togarashi ovvero 7 spezie giapponesi.


8) Come ti ha cambiato la vita Giappo e come l’ha cambiata alle persone intorno a te?

Ha cambiato la mia vita, in primis, in termini di tempo. Diciamocela tutta, io sono sempre impegnato, lavoro da mattina a sera senza mai risparmiarmi. Sono sempre in giro, non so più da quanto tempo io non segga a tavola coi miei cari. La mia famiglia ha accettato tutto ciò e mi supporta.


9) Come e dove ti vedi tra 10 anni?

Continuerò il mio percorso in cucina, perché è ciò che mi piace fare. Rafforzerò i miei brand e continuerò il mio viaggio in televisione.

La nostra intervista volge al termine.
Lasciamo lo chef Enrico certi di rincontrarci, chissà quale altra novità ci riserverà.
Lo ringraziamo per averci fatto entrare nel suo mondo pieno di colori, sapori e mix tra Oriente e Occidente.
Siamo contenti che sia riuscito a soddisfare le sue passioni, perché questo è quello che dona entusiasmo.
Quell’entusiasmo che è riuscito a trasmettere anche a noi!
In bocca al lupo chef! La cucina era la strada giusta!

Photographer: Guido Rizzuti

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