Dylan Tripp: il sarto dei fiori

Dylan Tripp, designer tout court dalla personalità eclettica e creativa che, dalla passione per la moda, passa ad un universo floreale dove rende i fiori i veri protagonisti. Nel suo atelier nel cuore di Roma ha costruito il suo nido, uno spazio ancestrale dove i fiori vivono in totale armonia con tutto ciò che vi è intorno. Così come si respira perfetta armonia nella sua abitazione ultra-chic nel quartiere del Mandrione, dove antico e moderno si fondono e danno vita ad un mix sorprendente, ad una miscela di suggestioni. Le stesse incredibili suggestioni che il designer crea attraverso la sua flower couture.

Ci spieghi cosa lo ha portato al mondo che vive invece oggi e come è nata la sua passione per l’universo floreale.

Per me è stato un ritorno alle origini, un riavvolgere il disco e tornare ai tempi dell’infanzia. Sono sempre stato, sin da bambino, attratto da tutto ciò che fosse esteticamente interessante ed accattivante. Non dico bello, perché credo che il concetto di bellezza sia molto relativo. Ad esempio, quando andavo con i miei nonni a fare delle passeggiate nei boschi, ero affascinato da ogni aspetto estetico della natura, da un fiore ad un ramo. Mi sono approcciato al mondo floreale con un occhio volto al design e alla progettualità, meno botanico. Infatti definisco le mie creazioni, più che delle composizioni botaniche, delle sculture organiche. Sono volumi che si inseriscono in uno spazio ed è questo l’aspetto che più mi interessa del fiore.

Che interpretazione e significato simbolico dà al fiore?

Per me il fiore è l’archetipo simbolico per eccellenza. Spesso lo paragono ad un foglio di carta bianca o ad una matita, perché tramite il fiore si può creare e dare vita a qualunque cosa ed essendo estremamente flessibile puoi usarlo per raggiungere qualunque scopo creativo tu abbia in testa. Non è solo il fiore in sè. Non è solo un fiore. Per me è un mezzo per poter esprimere i miei istinti creativi.

A pochi passi da Piazza Farnese, in un ex sartoria, apre il suo atelier. Ci racconti come nasce l’idea del suo primo “floral retreat”.

Dopo anni durante i quali ho avuto degli studi privati e quindi, di conseguenza, non aperti al pubblico o al passaggio delle persone, ho iniziato a sentire l’esigenza di volgere ad uno step successivo. Posso dire sia inizialmente nata come un’esigenza di espansione commerciale. Ho deciso per questa zona di Roma, Campo de’ Fiori, perché desideravo un posto centrale ma che non fosse propriamente commerciale. Doveva essere una zona un po’ nascosta e soprattutto che mantenesse ancora quell’atmosfera di autenticità, tra i barocchi romani e le antiche botteghe degli artigiani di quartiere.

Campo de’ Fiori è, da sempre, il quartiere degli artigiani e delle piccole botteghe. Lei che importanza dà all’artigianato e alla figura dell’artigiano?

Il mio stesso lavoro è un lavoro artigianale, come tutti i lavori dove si utilizzano le mani. Dunque, per me è fondamentale. Mi sento sicuramente vicino alle dinamiche di lavoro degli artigiani classici. Ad esempio bisogna considerare anche la componente della fatica fisica e non solo l’aspetto progettuale. Oltre al mio stesso approccio artigianale, il mio lavoro va un po’ “a braccetto” con quello che è il mondo del design e quindi dell’artigianato: i vasi, i supporti, il vetro, i cesti, la terracotta, la ceramica. Sono tutti elementi che attengono all’artigianalità italiana e con i quali mi interfaccio. Non a caso, il mio prossimo progetto sarà la pubblicazione di un libro in cui tramite il mio lavoro racconto un ipotetico viaggio nell’artigianato italiano, a partire dal nord con i vetri di Venezia, all’intreccio di paglia sardo fino ad arrivare alle terracotte pugliesi. Sto studiando questo libro proprio per mettere in luce il valore dell’artigianato.

Nel suo lavoro che valenza ha la sostenibilità?

La sostenibilità è qualcosa di cui si sta parlando molto recentemente. Finora ha toccato vari ambiti, dall’alimentare fino ad arrivare alla moda. Il fiore, da un punto di vista di industria, non è considerato un elemento sostenibile. É un mercato che viene gestito dall’Olanda, ci sono serre dove i fiori arrivano dal Sud Africa, dal Sud America. Dunque tutto il contrario dell’ecosostenibilità. Ultimamente però si sta creando un movimento contrario a tutto questo e, appunto, sostenibile, di produttori locali giovani e spesso donne. Una realtà quindi in espansione, partita dagli anglosassoni. Per quanto mi riguarda, quando posso, cerco sempre di privilegiare i produttori locali. Chiaramente, io sono il tramite tra il cliente ed il produttore ma cerco sempre di spingere al prodotto locale e soprattutto stagionale, perché quando non è stagionale non è ecosostenibile. Il fiore può essere imperfetto quando è locale, ma è così com’è. Cerco sempre di far capire che a volte l’imperfezione è invece una perfezione e che a volte più essere un plus.

Ha scelto di vivere nel cuore del Mandrione, quartiere orientale di Roma. Ci racconti come è avvenuta questa scelta.

La scelta di vivere nel Mandrione in realtà è stata puramente casuale. Dopo una serie di ricerche, mi sono imbattuto in questa casa che aveva un enorme giardino, un po’ nascosto ed abbandonato, il che è stata la cosa che più mi ha colpito. Erano le ex scuderie del corpo centrale della villa adiacente, una villa di campagna di una contessa romana. Il Mandrione era una zona per me sconosciuta, ho imparato a conoscerla con il tempo e a capire tutte le stratificazioni che ci sono state. Mi piaceva il fatto che in questa zona, non certo centrale, vivessero tutte queste stratificazioni che poi sono tipiche di Roma ed alla fine rappresentano il cuore stesso della città, e che avesse un aspetto un po’ selvaggio in cui la natura sembra riprendersi i suoi spazi.

Dove trova l’ispirazione per le sue creazioni?

Ovunque. Ci sono delle persone che assorbono di più rispetto ad altri e riescono a trovare un’ispirazione anche attraverso una carta straccia. Quindi per me lo stimolo può venire da qualsiasi cosa, che sia una mostra o un film, ma anche dal caos e dal selvaggio. E vivendo a Roma abbiamo sia il bello ed il sublime che lo sporco ed il disordine. Tutto questo alimenta sempre di più la creatività, non la spegne. Io dico sempre, in svizzera di creativi ce ne sono pochi, in Italia invece ce ne sono stati tanti! Sicuramente sono stimolato anche da altre cose come le sfilate o dal viaggiare, amo vedere posti dove la natura è prorompente ma anche dove si percepisce un passaggio potente dell’uomo. Le grandi metropoli come Londra o New York sono per me ispiranti tanto quanto una foresta amazzonica. È abbastanza trasversale per me il modo in cui ci si può nutrire di stimoli creativi.

La sua casa, immersa nel verde, è un mix tra modernariato, arredi anni ’50, pezzi di design e libri di moda, il tutto in perfetta armonia. Si può dire rispecchi a pieno la sua personalità?

Assolutamente si. Adoro mischiare le cose purchè siano tutte, appunto, in perfetta armonia. Sento il bisogno che i vari insiemi creino un’armonia, un equilibrio, sia per quanto riguarda la mia casa sia per le composizioni floreali. L’armonia è una cosa che mi aiuta a placare le ansie della vita ed è per me fondamentale. Amo mixare gli oggetti ed unire le varie passioni che ho attraverso il mio senso di estetica, credo, abbastanza accentuato.

Che ruolo hanno per lei passione e creatività?

Sono dei grandi “ansiolitici”: mi trasmettono grande serenità, mi aiutano a trovare il focus nella vita e nel lavoro. E tutti gli stimoli creativi mi divertono perché mi permettono di lavorare con la mente e di rimanere attivo. Cosa per me fondamentale perché il mio cervello non dorme mai.

La sua attività creativa si unisce alle collaborazioni e alla formazione tramite workshop e “flower experience”, ci speghi meglio.

È una cosa che mi piace moltissimo ed è in realtà uno dei motivi per i quali ho iniziato questo lavoro. Organizzare workshop e flower experience mi diverte, mi rilassa ed è per me un educare gli altri al bello, oltre che un qualcosa di terapeutico. Il feedback che ricevo costantemente è che sono momenti rilassanti ma anche terapeutici e di riflessione. Concentrarsi su un qualcosa attraverso le proprie mani ti permette di dar vita a una tua personale creatività. Nella prossima primavera organizzerò un ciclo di workshop in giro per varie flower farm italiane e saranno previste anche delle visite agli artigiani locali, proprio per legare il mio lavoro al discorso dell’artigianato e dell’italian lifestyle. Saranno quindi dei retreat nei quali prendersi del tempo per se stessi.

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