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Barocco alieno: futuro e tradizione, bene e male, virtù e peccato. Gabriella di Sambuy, un nome una maison, è tutto questo. Presentata con una performance artistica durante la MFW di febbraio 2022, nella cornice del Tempio del Futuro Perduto, la prima collezione della stilista franco-italiana ha un nome pregnante di significato: “Catharsis”. Una catarsi per chi la indossa, ma anche per chi la guarda. Un modo di liberare le persone dalle catene che la società impone loro, per svincolarle da pregiudizi, costrutti sociali e desideri materialistici.

«La mia è una famiglia di artisti e credo che crescere in un ambiente creativo abbia influito molto sulla persona che sono oggi. Ho un ricordo molto chiaro di mio papà che, quando ero una bambina, mi portava con sé dal sarto per farsi realizzare abiti su misura. I tagli, le forme, i colori – tutto questo mi affascinava». Cresciuta nel sud della Francia, figlia di genitori italiani, Gabriella ha molto del barocco che contraddistingue il Bel Paese e dello charme en-passant di cui la moda francese è portabandiera. Formatasi in Francia, alla Chambre Syindicale de la Couture Parisienne, ha acquisito tutte le competenze dell’Haute Couture handmade, che ha poi mischiato all’underground parigino, ad uno stile chic-rock tutto suo.

Gabriella di Sambuy: la collezione

Dunque, “Catharsis”. Termine derivante dal greco, che letteralmente significa purificazione, redenzione. Un sollievo da un periodo difficile, una liberazione dalle esperienze traumatiche in psicologia. «È una liberazione personale, viene da mesi di introspezione culminata in affrancazione, che è ciò che voglio offrire a chi guarda e indossa i miei abiti».

La catarsi passa da una spaccatura: quella interpretata dalla Fenice e dal Dottore della Peste veneziano. Nella performance artistica si contrappongono, si avvicinano senza mai toccarsi. «Il bene e il male: li abbiamo un po’ tutti dentro. Rappresentano i due lati di noi, lo yin e lo yang, costantemente in combattimento – è la parte positiva che deve vincere, anche se è faticoso». Così è: la Fenice sconfigge il Dottore, sacrificandosi per rinascere dalle proprie ceneri e lasciare spazio ad una seconda parte della performance, più positiva e celebrativa, in cui il mood diventa disco e glam rock.

«La Fenice è sempre stata il mio simbolo: significa rinnovarsi, bruciare per rinascere. È il motore portante della mia collezione». Una collezione che Gabriella ha elaborato durante il primo lockdown, tra marzo e maggio 2020. «Tanti problemi della nostra società sono emersi: ci siamo resi conto delle cose che non ci piacevano, abbiamo deciso di rallentare e focalizzarci su ciò che davvero è importante». Il primo lato della collezione rappresenta l’incatenamento sociale, stereotipi e giudizi legati alla società del consumo, che ci portano ad una ricerca spasmodica di qualcosa in più – una ricerca che va nel vuoto, che ci lascia insoddisfatti. «C’è poi un lato più provocatore e ribelle, interpretato da una donna incatenata, ispirata al modello della donna anni Settanta, inconsapevole e compiaciuto oggetto del piacere. Si tratta di un crescendo: dalla donna incatenata al vestito fatto di solo catene».

Gabriella di Sambuy tra presente e futuro

Per Gabriella l’incontro con la coreografa Silvia Fontana e con i ballerini che hanno partecipato alla performance è stato un vero e proprio magnetismo astrale. «Sono a Milano solo da otto mesi: non conoscevo nessuno quando sono arrivata. Tutto è cominciato quando sono andata ad una mostra ed ho conosciuto un performer, che mi ha poi presentato Silvia Fontana. Silvia ha realizzato una coreografia incredibile e mi ha presentato persone che si sono appassionate al progetto, talenti spiazzanti e spesso non valorizzati. Li ho lasciati liberi di esprimersi indossando i miei vestiti, le mie “armature sociali”».

I capi sono ecosostenibili e l’obiettivo di Gabriella di Sambuy è creare un brand di slow fashion, per un consumo consapevole, di qualità e Made in Italy, che valorizzi la creatività e l’artigianalità. Tutti i capi sono fatti a mano, una parte della collezione è composta da capi di haute couture, mise su misura realizzate con tessuti naturali di recupero da fine produzione e pezzi creati in upcycling per limitare gli sprechi e dare un futuro al passato. Una parte della collezione include anche capi in limited edition che si possono realizzare su richiesta e personalizzare. Gabriella contrappone tessuti che attingono dalla storia – broccati, damaschi – ad altri più moderni come il tessuto cangiante.

In un’epoca in cui la moda è diventata un business controverso, Gabriella di Sambuy vuole rimanere trasparente. «Vorrei che le persone imparassero a consumare meno, acquistare cose fatte meglio e che durano di più. Ci tengo a mantenere vivo il mio entusiasmo di sviluppare qualcosa di migliore rispetto a quello che già esiste».

Anna Quirino

Anna Quirino

Nata a Bari, vive a Milano. Laureata in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo, ha vissuto diverse esperienze all'estero tra Regno Unito, Francia e Cina. Collabora con svariate testate tra cui Spaghettimag, Lampoon Magazine, French Fries Magazine ed è copywriter per aziende beauty. Ama la moda in tutte le sue sfaccettature, soprattutto quelle più anticonformiste.