In conversation with Tea Falco

Foto di Francesco Ormando
Styling Valeria J. Marchetti @mks_milano
Mua Chiara Corsaletti @mks_milano
Hair stylist Francesco Ficara @mks_milano
Total look Fendi
Jewels Delfina Delettrez
Location FENDI presso Palazzo Privè

Le piace il sole e vive su Marte perchè “su Marte non sarei strana e lì non c’è ancora connessione” scrive in uno dei suoi post. Bella, giovane e sensibile, come solo i fotografi sanno essere, Tea Falco è una vera artista con una bellezza senza tempo. Una folta chioma bionda circonda l’esile viso dai profondi occhi verdi, gli stessi che dall’età di 13 anni, fotografano persone senza mai smettere.

Dal 2000 inizia ad esporre in tutta la Sicilia per poi toccare Roma, Milano, Bologna, fino ad arrivare in Grecia e a Los Angeles. Ma la fotografia da sola non basta a raccontare tutto il suo mondo “dentro”. Così poesia, teatro, cinema si alternano nella vita di Tea fino all’incontro con il maestro e regista Bernardo Bertolucci, pronto a sceglierla come protagonista nel film “Io e te”. E’ stata protagonista di 1992 e successivamente di 1993, la serie tv Sky in 5 puntate ambientata nell’epoca di Tangentopoli, ideata da Stefano Accorsi. Oggi Tea Falco, che adora strani vestiti e le salopette, ha firmato la regia del suo primo documentario sul senso della vita e ha ancora tanto da raccotare…

Tea falco o Oclaf Aet? 

Meglio Green Tea.

 

Cosa è rimasto di Teresa Falsone? 

Avevo 17 anni quando ho cambiato il mio nome, perché non l’ho mai sentito addosso. So che in Africa quando il bambino compie 8 anni il genitore gli chiede come desidera chiamarsi. Penso che sia fondamentale scegliersi il nome e penso che dovrebbero introdurlo nella nostra cultura. È un atto di libertà estrema e credo abbia a che fare col proprio destino. È una frequenza di forma e di suono e in fisica la frequenza attira la medesima frequenza grazie alla legge di risonanza. Falsone invece va bene però è un po’ difficile da ricordare quindi l’ho accorciato e personalizzato.

 

L’incontro con la fotografia… può raccontarci la sua prima volta da fotografa? 

Da piccola sono stata molto influenzata da mia madre, lei che amava la fotografia mi usava come soggetto e a me piaceva molto. Poi a 13 anni ho preso una macchina fotografica in mano e ho cominciato a fotografare, prima oggetti, poi persone per strada e poi me. In realtà oggi continuo a fotografare persone e mi “utilizzo” come soggetto quando non ho le persone. Ma mi piace scompormi quindi non rimane niente di me.

 

Cosa rappresenta per lei? Da dove trae ispirazione per le sue mostre?

Stiamo diventando così tanto virtuali, forse un giorno non si faranno più mostre con fotografie stampate, speriamo di no, ma forse succederà. Uso il mio Instagram come una mostra fotografica e metto le foto che faccio li per adesso aspettando la prossima mostra.

 

Dopo “l’effetto della causa” a Milano, continuera’ a ritrarre se stessa?  

Ho intenzione di fare una mostra su “quello che vedo con la coda dell’occhio”.

 

Cosa pensa della selfiemania? Secondo lei i social network hanno in qualche modo influenzato l’arte della fotografia? 

Assolutamente sì, ma non con i selfie. Siamo inondati di così tante immagini che le nuove generazioni comunicheranno forse non più con le parole ma con un nuovo linguaggio, forse parleranno sempre meno. Stiamo diventando tutti dei personaggi, seguaci che seguono qualcosa, follow to follow. Con Instagram secondo me stiamo approdando ad un’altra faccia del surrealismo bretoniano, un surrealismo sulla persona, un surrealismo individuale.

 

Ha dichiarato: “Che si tratti di recitazione o di fotografia, ricerco sempre lo stesso risultato, diventare qualcuno di diverso da me”. Perché?

Perchè cosi è come se vivessi più vite in una, e così riesco a conoscere le persone e il mondo.

 

La sua è una bellezza senza tempo, lei come si vede?

Un manga giapponese arlecchino, una donna scimmia .

 

Posare e recitare presuppongono interpretazione, si piace di più come attrice o come modella?

Mi piace posare ma solo se posso interpretare, mi piace interpretare ma solo se posso posare.

 

Ha di recente firmato la regia di un documentario ambientato in sicilia dal titolo “ceci n’est pas un cannolo”, di cosa si tratta?

È un documentario di analisi antropologica dove cerco  il senso della vita e di come tutto cambia in base alla visione soggettiva della realtà, e lo faccio intervistando e filmando 20 personaggi siciliani. E’ prodotto da Cinedence e Furculiza in coproduzione Sky arte.

 

Fotografa, attrice, regista, in quale di queste arti si riconosce meglio? 

In tutte perchè sono tutti mezzi della stessa espressione filografica.

 

La sua è una ricerca continua, tanto che ha intrapreso un progetto musicale personale come autrice e cantante, ci può dare qualche anticipazione a riguardo? A cosa sta lavorando in particolare? 

È un progetto a cui tengo particolarmente, si chiama NEA e parla di realtà virtuale.

 

Che rapporto ha con la moda? Il suo outfit ideale?

Mi piacciono molto le tute e le salopette e i vestiti strani.

 

Su Fb poco tempo fa ha scritto: “…E oggi mi sono ricordata che bisogna sempre esprimere desideri, e quello che speri sempre diventa vero, e c’è ancora tempo per tutti i sogni da esprimere… che la felicitá è assecondare la propria personalità e il nostro cervello sa già tutto, sempre #nonsmetteredisognare…”. COSA SOGNA TEA FALCO? 

Sogno di essere un albero senza radici e di continuare a fare le cose che faccio con la stessa libertà, sogno un ritorno all’uomo naturale affiancato dalla tecnologia non invadente. Sogno e nel frattempo sogno.

Valeria Aiello

Laureata in scienze della comunicazione, master in digital journalism e critica giornalistica mi sento un outside. Teatro, cinema e moda gli ingredienti giusti per uno shaker di vita exciting!

  • Rispondi aprile 7, 2018

    giovanni

    Resto senza parole. Mia figlia mi stupiva da piccola quando a 11 o 12 anni giocava in diretta alla radio intrattenendo giovani e adulti. Oggi ancora di piu’.

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