TALENT REPORT #6 | Luca Potenziani – Catrame

Attraverso la terrificante bellezza del disastro ecologico che nel 2012 colpì le coste del Salento, la mostra Catrame prima personale di Luca Potenziani inaugura il 1 ottobre il nuovo spazio espositivo OPENGRA, area polivalente dell’agenzia GRA Genuine Roman Art. L’artista nato a Roma nel 1972 videomaker e autore di numerosi prodotti televisivi, testimone del raro evento sceglie di indagarne la potenza estetica dell’elemento che distrugge e dona nuova vita a ciò che contamina. Le immagini del petrolio che si riversa in mare, impresse successivamente sull’alluminio, il video e le installazioni sono lontani dalla mera documentazione, cosi come dall’estetizzazione del dramma, sono il frutto del processo creativo dell’artista che dà vita ad un universo visivo ricco di connotazioni emotive.

Ecco di seguito l’intervista per la nostra sezione #Talent

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Temi ricorrenti del progetto “Catrame” sembrano essere la mescolanza, l’unione-scontro e la trasformazione. In che modo credi che l’arte ha contaminato la tua maniera di vedere il mondo?

La mia visione del mondo è alla base del pensiero che supporta il progetto della mostra. All’epoca del disastro, quando realizzai il reportage fotografico sulle spiagge devastate dalla marea nera, quello che da subito attirò la mia attenzione fu da una parte la drammaticità dell’evento e dall’altra un aspetto che mai mi sarei aspettato di scorgere in un fatto simile. La bellezza. Anche in una situazione talmente terrificante e scioccante, la natura riusciva comunque a rinascere dalle proprie ceneri ripartendo dalla bellezza delle incredibili forme che il catrame, mescolandosi con la sabbia e con l’acqua riusciva a creare. In quel momento quelle figure inquietanti che nascevano dall’unione tra catrame, sabbia e acqua, mi sembrarono l’esatta sintesi della civiltà in cui siamo immersi: la forma che devasta il contenuto trasformandosi essa stessa in contenuto. Quella che ho già definito l’”estetica trasformante” della nostra società, passa ormai sopra a tutto deformando i concetti, i principi e le idee. Diventa essa stessa contenuto senza contenuto, un vuoto che riesce comunque a sostenere le fondamenta del sistema sociale. Eppure né la società né l’individuo, niente reagisce a questo elemento destabilizzante ma, come una palla di catrame viscida e melliflua, si modella e si deforma. Accetta. Subisce e si trasforma. E questa capacità di adattamento, di lenta trasformazione diventa poi la ciambella di salvataggio contro l’annientamento definitivo. Una trasformazione che, se da una parte distrugge il passato e perde gli aspetti più tradizionali e naturali, dall’altra riesce poi in ultima analisi a dare vita a nuove forme di esistenza, di arte, di bellezza. Una bellezza priva di geometrie e di schemi logici. Tutto viene controllato da un caos ordinato che devasta e ricostruisce, uccide e ridà vita, cancella e ridisegna. Le opere di Catrame raccontano proprio questa capacità di metamorfosi in cui ogni cosa incontra il suo opposto. Catrame vs acqua/sabbia. Dramma vs Rinascita. Oscurità vs luce. Disarmonia vs Estetica. Da questo incontro-scontro prende sempre vita un terzo qualcosa che contiene ad ogni rinascita nuovi codici e nuovi contenuti.

 

Le opere in questione raccontano l’incontro delle materie prime, e in seguito l’unione sotto forma di immagine impressa sull’alluminio. Quali sono i passaggi che portano alla metamorfosi?

Non è un caso che le opere siano stampate su alluminio. L’alluminio è un metallo leggero, resistente e malleabille che sa prendere mille forme diverse. Di base però è una materia fredda, senza vita, spenta. Ma quando viene utilizzato come supporto di stampa e incontra le immagini improvvisamente prende vita e inizia ad appropriarsi del DNA stesso di ciò che sta pervadendo. Gli entra dentro, ne penetra forme e colori. Si sostituisce all’organismo accogliente e ne diventa parte. L’immagine di partenza perde il suo contenuto e nello stesso tempo l’alluminio perde la sua assenza di vita. Insieme però danno vita a una nuova creatura figlia proprio di quell’Estetica trasformante che tutto permea e tutto cambia.

 

Come detto nella presentazione, il progetto “Catrame” nasce a seguito di un “trauma biologico”, ma anche culturale a cui hai assistito nel Salento circa tre anni fa. Come è cambiato in seguito il tuo rapporto con l’ambiente?

Sono un grande amante della natura, vivo metà della mia vita tra le montagne dell’Abruzzo e il tema ambientale mi è sempre stato a cuore. Ma quando ho iniziato a lavorare sul progetto artistico Catrame è stato come spalancare una porta sull’inferno. Ricordo che il giorno del disastro me ne stavo comodamente sdraiato in spiaggia quando all’improvviso arrivò questa marea nera che in un attimo ricoprì tutta la costa a nord di Otranto. Era incredibile vedere quel mare azzurro trasformarsi in una pozza scura e maleodorante. Soprattutto fu terribile assistere a quello scempio senza avere la possibilità di fare nulla. Quella sensazione di impotenza è stata la spinta che mi ha portato a dare vita al progetto “Catrame”. Eppure le ricerche che ho condotto durante la progettazione della mostra, mi hanno fatto scoprire le reali dimensioni della crisi ecologica e la situazione è assolutamente drammatica. Eppure nonostante i tantativi fatti nel corso degli ltuimi vent’anni per cambiare le cose la produzione di petrolio non è mai stata così attiva, il ghiaccio dei poli è ai minimi storici e continui disastri  ambientali colpiscono ogni angolo del pianeta. Non posso non ricordare una bellissima frase di GandhiCi sono sufficienti risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non ce ne sono abbastanza per soddisfare l’avidità di ogni uomo.

 

Negli ultimi decenni ha raggiunto una crescente rilevanza il dibattito sulla crisi ecologica, intesa come il mutamento del rapporto fra il mondo naturale e il mondo umano, in che modo l’arte può fornire il suo contributo?

L’arte ha sicuramente il potere di raccontare e di sensibilizzare le coscienze. Il tema ambientale è prima di tutto un tema culturale e bisogna fare di tutto perché cambi l’approccio al problema della crisi ecologica. In questo senso l’arte può fare molto perché può raccontare e far vedere le cose in maniera alternativa e originale. A volte basta solo cambiare il punto di vista per trovare la soluzione ad un problema. Mi vengono in mente due artisti californiani, Daniel McCormick e Mary O’Brien, che creano sculture che riparano gli ecosistemi danneggiati. E alla fine le stesse sculture vengono riassorbite dall’ecosistema. Le loro creazioni sono opere d’arte che nello stesso tempo cercano di riparare l’ambiente compromesso dall’incuria umana. Anche Andy Warhol disse una volta che avere la terra e non rovinarla è la più grande forma d’arte che si possa desiderare. Con questo voglio dire che arte e ambiente sono temi a stretto contatto e l’arte può essere un veicolo fondamentale per costruire questa “cultura ecologica” che è l’unico rimedio contro la devastazione del nostro pianeta.

 

L’incontro-scontro prodotto dall’impasto tra catrame e acqua/sabbia rievoca nella descrizione che ci hai fornito, la nascita dell’opera dalla distruzione provocata dal catrame. Questa dualità sembra intervenire anche in rapporto all’artista, che da vita all’opera e manipola materiali tossici. Cosa implica lavorare a stretto contatto con queste sostanze?

Per realizzare le opere presenti alla mostra ho dovuto maneggiare prodotti nocivi come solventi, asfalti, catrame, vernici, silicone. Tutte sostanze con una classe di tossicità elevata. Eppure durante la lavorazione ho volutamente trascurato di utilizzare una mascherina con filtro antiparticolato perché volevo sentirmi completamente dentro ciò che stavo creando. In quel momento ero l’acqua di mare invasa dal petrolio, la sabbia delle spiagge ricoperta dal catrame. Non si può comprendere il pericolo che questi elementi rappresentano se non si sperimenta “sensorialmente” la violenza che possono esercitare sull’organismo umano e sull’ambiente. C’ è anche da ricordare che la classe di tossicità di tutte queste sostanze è valutata in funzione a quanto risultano letali per gli animali su cui vengono testate.

 

Catrame – Luca Potenziani
Opengra via Francesco Negri 53 Roma
Ingresso gratuito
Date e orari 1-2-3 ottobre dalle 19.00 alle 23.00 │ 4 ottobre dalle 16.00 alle 20.00

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Claudia Felline

Laureata in Psicologia Clinica. Mancina, cinema dipendente e viaggiatrice ossessiva. Il libro che non finirò di leggere: Un altro giro di giostra di Tiziano Terzani.

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