Skip to main content

Video by Linda Colombo 

 

MILANO.
THE END OF A DECADE, THE BEGINNING OF A VISION
Dieci anni non sono una fine.
Sono una soglia.
Un momento sospeso, entre deux temps, in cui ci si volta indietro solo per capire da dove ripartire. SpaghettiMag arriva qui, a Milano, non per chiudere un capitolo, ma per sigillare una decade e inaugurare un nuovo sguardo. Più lucido. Più libero. Più nostro.

Venti numeri, cinque sensi, una traiettoria fatta di visioni, corpi, parole, materia.
Questo evento non è un bilancio: è una dichiarazione d’intenti.
A new beginning.

Per farlo, abbiamo scelto un luogo che non ospita soltanto l’arte, ma la pensa, la attraversa, la mette in discussione: la Galleria Gaburro.
Un tempio della visione, dove l’arte non è mai statica, ma viva, pulsante, in ascolto.

Da trent’anni, la Galleria accoglie opere e idee prima ancora che oggetti. Uno spazio in cui la materia diventa pensiero e il pensiero prende forma.
Qui, tra la storia di Giorgio Gaburro e lo sguardo contemporaneo di Cecilia, si è costruito un linguaggio verticale, nutrito da collaborazioni con istituzioni, musei e artisti capaci di interrogare il presente: da Daniel Spoerri a Hermann Nitsch, da Jan Fabre a Emilio Isgrò, fino alla poetica sottrazione di Liu Bolin.

È in dialogo con queste opere che abbiamo scelto di celebrare il nostro numero più importante: il numero dei 10 anni di SpaghettiMag.

Un’edizione che non somiglia a nessuna delle precedenti.
Un archivio vivo, imperfetto, sincero.
Il più iconico, il più ambizioso.
Un numero che non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con consapevolezza.

 

Entrare da Gaburro significava cambiare ritmo.
La luce più densa, quasi sospesa.
Le superfici materiche.
Il silenzio che non è quiete, ma attesa.

E poi le opere.

La monumentalità fragile di Are those butterflies, or birds?: un autoritratto che vibra di inquietudine e bellezza, un corpo che diventa trama, ricamo, memoria.
La vertigine di Kindergeburtstag senza bambini, un gioco immobile, ironico e crudo, che chiede allo spettatore di avvicinarsi e, allo stesso tempo, di fermarsi.
E soprattutto il lavoro di Liu Bolin: la sua scomparsa dentro la storia, il suo diventare immagine per parlare di pace, memoria, responsabilità. Uno scatto che attraversa il Cenacolo vinciano e la Basilica di Santa Maria delle Grazie come un rito, un gesto di ascolto, un avamposto di resistenza culturale.

In mezzo a tutto questo, le nostre cover.
Le più amate, le più discusse, le più identitarie.
Non come sintesi editoriale, ma come capitoli di un linguaggio.
Una sequenza di volti, stili, epoche. Il nostro modo di affermare che la moda, quando è pensiero, diventa archivio culturale.
E che la bellezza, quella vera, è sempre un atto collettivo.

Come ultimo gesto di cura, ogni copia del magazine era custodita in una bag in velluto nero realizzata da Spera Archive. Non un semplice involucro, ma un oggetto pensato per proteggere ed elevare.
Una piccola scultura morbida che avvolge il nostro numero dei dieci anni come si fa con qualcosa di prezioso: un archivio, un frammento di bellezza, un’eredità editoriale.
Spera Archive, con il suo lavoro sartoriale che nasce dalla ricerca e dalla memoria dei materiali, ha trasformato una borsa in un contenitore simbolico, accompagnando il magazine fuori dalla galleria, nella vita reale dei nostri lettori.

Il gusto, questa volta, è stato una rivelazione silenziosa.
Il percorso gastronomico firmato da Al Tatto ha ridefinito un nuovo paradigma del sapore: più etico, più vegetale, più pulito.
Una cucina che non grida, ma racconta.
Una poetica fatta di gesti calibrati, piatti che sembravano composizioni, integrati nello spazio come un’estensione naturale delle opere.

 

Ad accompagnare l’esperienza, il rosé di Tenuta Monacelli.
Una tenuta sospesa tra mare e terra, immersa nella luce del Salento, dove la vite è storia, rito, appartenenza.
Tenuta Monacelli non produce semplicemente vino: custodisce un paesaggio.
Le sue vigne, coltivate con rispetto e ascolto, raccontano un equilibrio tra tradizione e innovazione.
Il loro rosé è luminoso, minerale, setoso, con una freschezza verticale che porta con sé un’eco di vento salmastro e pietra bianca.
Un vino che parla la lingua del Sud, con l’eleganza di chi sa farsi ricordare.
A lingering note. Come la serata.

 

Per il gesto finale, volevamo un dono che fosse significato, non oggetto.

Abbiamo scelto i foulard in seta di The Archivia, nato ufficialmente nel 2021 dalla visione di Rosa Aquino, giovane designer napoletana che ha trasformato il suo “archivio del cuore” quell’armadio di famiglia pieno di capi e ricordi, min un linguaggio sartoriale unico.

Un omaggio al tempo, al segno, alla bellezza che attraversa le generazioni. Et un clin d’œil alla nostra città del cuore.

 

E poi una scia, quasi impercettibile:

i mini profumi di Nobile 1942, fragranze che nascono come formule poetiche, fatte di essenze rare e mani esperte. Un’Italia che continua a credere nella bellezza artigianale.

Un dono intimo, leggero, pensato per restare.

Questo evento era dedicato alla vista.
Non solo come sguardo, ma come rivelazione.
La vista che osserva, riconosce, custodisce.
La vista che tramanda.

È lo stesso senso che ci ha guidati nella creazione di questo numero:
un numero che celebra la moda non come superficie, ma come linguaggio;
che guarda alla bellezza non come ornamento, ma come responsabilità.
Un’identità in movimento.

In quella sala, tra opere, luci, tessuti, profumi, vino, voci e silenzi, abbiamo compreso una cosa essenziale:
questo non è stato un evento celebrativo.
È stata una consegna.

A chi ci ha letto.
A chi ci ha seguito.
A chi ci ha creduto.
A chi ci ha permesso di vedere più lontano.

Dieci anni finiscono qui. Ma lo sguardo, quello vero, doesn’t stop.
La bellezza non si guarda soltanto.
Si attraversa.
Si comprende.
E, alla fine, si diventa.

PHOTO by Nicoló Lanteri

Eva Bernard

Eva Bernard

Art Director