Gabrio, molti ti conoscono come attore, cantante e performer, ma per chi ancora non ti conosce: come ti descriveresti oggi, e cosa guida il tuo lavoro artistico?
Professionalmente oggi mi definisco soprattutto showman: non ho più un solo luogo — teatro musicale o di prosa, set o eventi — in cui esibirmi. Il termine showman mi rappresenta meglio. Ciò che mi guida in questo cammino sono la curiosità di conoscermi sempre di più attraverso queste esperienze e il piacere che posso trarre da esse. Evito sempre di più di fare le cose per forza. Di recente ho visto come queste forzature mi facciano star male, fino addirittura a farmi ammalare. Ascolto molto il mio corpo e le sensazioni che sorgono all’idea di essere in un progetto piuttosto che in un altro e da lì scelgo dove mettere le mie energie.
Gabrio, negli ultimi mesi hai ampliato il tuo percorso artistico, portando la tua voce e il tuo talento oltre cinema e teatro. Come descriveresti questo momento della tua carriera?
È un momento colorato e un po’ estroso: mi sta portando a giocare con i miei talenti, esplorare parti di me più giocose e divertenti e relazionarmi direttamente col pubblico. È anche un periodo di grande crescita e consapevolezza su chi sono e su come voglio stare nel mondo. Le collaborazioni si sono ampliate su più fronti, offrendomi nuove prospettive e visioni — a volte mi sento come se fossi in una giungla e incontrassi tante nuove specie e creature che arricchiscono il mio universo creativo e lo riempiono di meraviglia.
Sei uno dei tre crooner frontman della St. Regis Orchestra, attualmente in tour tra Roma, Firenze e Venezia, e presto anche all’estero. Cosa significa per te calcare palchi così esclusivi e interpretare questi show dal vivo?
Lo vivo come un grande gioco e, come fanno i bambini, gioco seriamente, immedesimandomi nel ruolo di intrattenitore e MC e pensando a divertirmi ovviamente . C’è sempre la meraviglia che accompagna l’esperienza — legata ai luoghi, alle situazioni esclusive e soprattutto all’incontro di culture internazionali. Cerco di portare la mia italianità usando un modo di comunicare che resta comunque internazionale, a volte addirittura universale, perché parla di gioia di vivere e condivisione, quella stessa essenza della “Dolce Vita”. In più condurre in tre è un esercizio di equilibrismo: con Frankie Mikely e Coky Ricciolino mi trovo molto bene. Insieme all’orchestra e con la direzione artistica di Diego Buongiorno riusciamo a creare momenti di intrattenimento molto coinvolgenti e mai scontati per il pubblico. Abbiamo appena portato lo spettacolo con la St. Regis Orchestra al The St. Regis Venice, lo scorso 16 aprile, e le prossime date saranno il 29 aprile e il 20 maggio a Roma e il 15 giugno a Firenze in occasione di Pitti Uomo, sempre all’interno dei St. Regis hotel.
Oltre all’esperienza con la St. Regis Orchestra a novembre dello scorso anno è nata anche la mia band, Gabrio & The Gents, con cui ho il piacere e l’onore di esibirmi in contesti esclusivi e di grande fascino, creando performance emozionanti attraverso musica e danza e ricreando universi narrativi molto diversi tra loro, da atmosfere romantiche ad altre più sensuali, dall’eleganza dei crooners, all’energia delle pop stars, dal rock di Elvis Presley al bel canto italiano.
L’orchestra ha appena concluso le registrazioni del disco tra Roma e Londra. Come vivi il passaggio dal palco allo studio di registrazione? Ci sono sfide o sorprese diverse rispetto alla performance live?
Cerco di metterci sempre entusiasmo. Le sfide in studio sono in parte tecniche, ma soprattutto emotive: la registrazione mette a nudo — le imprecisioni emergono e vanno valorizzate o sapientemente contenute. Il bello è che in studio puoi ripetere, ma devi riuscire a catturare fin da subito quella linfa vitale che poi prenderà forma dal vivo. La registrazione è il preludio a ciò che si vivrà sul palco: due mondi diversi ma complementari, che si sostengono a vicenda.
Parallelamente, fai parte del corpo artistico del nuovo luxury train La Dolce Vita Orient Express. Come si affronta il pubblico in un contesto così unico e “intimo” rispetto a un teatro o a un set cinematografico?
È un pubblico molto diverso da quello che va a teatro o al cinema: va conquistato, perché arriva con l’aspettativa di trovare qualcosa di bello ma non necessariamente con l’idea di seguirlo per tutto il tempo. Il rischio come interprete è diventare un sottofondo; la sfida è invece coinvolgere il pubblico con uno show che non si aspetta. Io mi entusiasmo sempre, e ho imparato che se mi diverto io, a un certo punto sarà travolto anche il pubblico presente da questa voglia di lasciarsi andare. Per me la sfida è riuscire a far cantare e ballare tutti, anche i più restii. Essendo un contesto così piccolo e intimo, è ancora più bello vedere che alla fine tutti si lasciano andare e si godono la “dolce vita”, ritrovando sé stessi attraverso la musica e la convivialità.
Quali emozioni o connessioni cerchi di creare con il pubblico quando sei sul palco, sia che sia un teatro tradizionale o un treno di lusso in movimento?
Cerco di trasmettere un profondo senso di libertà, quella che nasce dalla pienezza dell’essere qui e ora, connessi. Il mio più grande piacere è sentire che le persone godono di se stesse attraverso la musica, il corpo e le storie che interpreto. Quando sento che entrambi, io e il pubblico, ci abbandoniamo a quella pienezza. Questo è ciò che cerco di realizzare attraverso il mio lavoro, come artista e come uomo in questo mondo.
In ogni occasione, voglio ricordarmi che la mia missione è condividere questa libertà, affinché gli altri possano trovare ispirazione in essa e portare la loro nel mondo.
Guardando al futuro, c’è un progetto o una sfida artistica che sogni di affrontare e che ancora non hai avuto occasione di vivere?
Mi piacerebbe condurre un programma televisivo e far parte di qualcosa che possa entrare nelle case di tutti, magari un bel varietà — sarebbe bello se tornassero i varietà. Vorrei inoltre lavorare di più nel cinema e nelle serie TV: sviluppare una serialità e un personaggio che possa essere esplorato e approfondito nel tempo e non soltanto con apparizioni sporadiche. Sogno anche di avere uno show a teatro tutto mio, un palcoscenico: stavo per realizzarlo poco tempo fa, ma il progetto è saltato. Credo però che sia solo rimandato, a un momento più giusto per me e per chi con me collaborerà.
ph. Francesca Ocello
Gabrio & The Gents performing “Get the party started”
Direction: Lorenzo Marsella
Director of Photography: Alessandro Silvaggi
Recording Studio: Mob Studio
Singer and Frontman: Gabrio Gentilini
Saxophone: Gian Piero Lo Piccolo
Guitar: Leonardo Anselmi
Piano: Alberto Lattuada
Double Bass: Francesco Luzzio





