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Credibilità, onestà e vulnerabilità dicono la verità sull’uomo

 

Ettore Nicoletti, romagnolo doc, è professionalmente impegnato nel cinema e nel teatro, per i quali lavora appassionatamente. Nel 2015, con la serie web “Arthur”, raggiunge una notevole popolarità. Ha recitato nel film “Made in Italy”, diretto da Ligabue, ed ha lavorato insieme ai noti attori Stefano Accorsi, Katia Smutniak e Cristiana Capatondi. Attore, insegnante, sceneggiatore e regista, Ettore Nicoletti oggi è qui per raccontarci la sua personale esperienza di attore di successo.

 

Secondo il suo punto di vista, quale è la differenza e la predisposizione nel fare cinema e nel fare teatro?

Fare l’attore è un’arte e dunque un continuo processo volto a trovare la verità. Occorre analizzare il proprio vissuto ma anche il proprio presente e tutto si basa sulle circostanze e nel contesto in cui ci si trova. Teatro e cinema sono indubbiamente diversi tra loro. Attraverso il teatro, si assapora quella che è l’esperienza dal vivo e il rapporto con il pubblico. La “serata” include un lungo periodo di prove che precedono il tutto. Mentre nel cinema vi è un elemento diverso: la camera da presa. Che legge dentro l’anima e ne carpisce le vulnerabilità; è un processo discontinuo, vai e vieni da set con lunghe attese. Io nasco dal teatro e amo fare le turné, tuttavia il cinema possiede un qualcosa di estremamente affascinante, che non so spiegare. Le persone sono diverse e quindi le predisposizioni cambiano: il teatro è vivo e si ha più potere sul proprio pubblico. Il cinema è più intimista.

 

Ci racconti cosa l’ha spinta ad intraprendere questa carriera

Da piccolo spesso vivevo in un mondo immaginario, inventavo storie e cercavo di coesistere tra realtà e finzione. Ho fatto tante cose nella mia vita, sono stato uno pseudo musicista, ho studiato fisica e teatro, ho aperto un locale a Cesena ma dentro di me sapevo già cosa volessi fare: l’attore. E qui vi racconto un aneddoto che risale a quando avevo otto anni, con la mia prima recita di parrocchia chiamata “Nuvolina e i sette nani”. Io ero molto fiero perché interpretavo il secondo nano ed ero così attratto dal palcoscenico e dall’intrattenimento che provavo sentimenti di eccitazione e confusione. A posteriori, ho capito che quello è stato il primo passo ad avermi spinto ad intraprendere questa carriera.

 

È interessante il suo percorso di studi tra l’Italia, l’Europa e l’influenza internazionale americana e russe. Cosa l’ha arricchita di più e che vantaggi ne ha tratto?

Io non sono un attore “di accademia”, bensì ho creato un mio personale percorso che mi ha fatto conoscere svariate persone. Tutte queste influenze e conoscenze mi hanno permesso di avere una mentalità aperta. Sono sempre predisposto a cambiare e trarre beneficio dalle novità in arrivo.

 

Arthur: un successo incredibile che la vede nel ruolo di protagonista. Ci racconti di più di questa serie.

Arthur è una serie web di produzione svizzera, ora visibile su youtube. Una dark comedy di 10 puntate. Il protagonista è Arthur, un uomo di quarant’anni apparentemente tranquillo ma che in realtà è un serial killer. Vorrebbe abbandonare le sue brutte “abitudini”, si impegna per farlo ma il suo istinto animalesco prevale sempre e comunque. É una serie che ti lascia costantemente con il fiato è sospeso su questa figura dell’antieroe che può stupire da un momento all’altro.

 

Di tutti i personaggi che ha interpretato, qual è quello che più l’ha fatta sentire se stesso e con il quale c’è stata una forte interconnessione?

Quando si recita, ogni personaggio è parte di noi e occorre capire quale parte più vulnerabile bisogna tirare fuori. Credo che interrogare il proprio “io” sia fondamentale. Ad ogni modo, direi Arthur. Perché il suo mondo racchiude un vissuto fatti di sentimenti contrastanti tra ossessioni, dolcezza e fragilità.

 

“The boys in the band” pièce teatrale che la vede protagonista e poi ancora un podcast basato sul libro “terrori s our business” di Joe & Kasey Landsdale. Quale crede sia la chiave giusta per fare il suo lavoro al meglio? E quanto conta per lei cimentarsi in ruoli e circostanze diverse fra loro?

È importante non smettere mai di credere in se stessi e sospendersi dal giudizio altrui. Divertimento e impegno, e un pizzico di provocazione, contano parecchio, a mio avviso. E soprattutto, è fondamentale ricordarsi che non esiste giusto o sbagliato. Il mondo della recitazione non è facile e quindi è bene investigare e porsi continuamente domande per conoscere appieno se stessi. Ritengo sia fondamentale fare il più possibile esperienze diverse fra loro, per arricchirsi sempre di più.

 

Progetti futuri e indiscrezioni?

Ho molti progetti futuri in cantiere, tra cui l’uscita di due film: “999 l’altra faccia del calcio” e “il giardiniere” , un po’ drammatici e un po’ thriller. In più, ci sarà la terza stagione di Arthur. Dal 21 al 24 Luglio presenzierò al festival noir di Cesenatico e sto lavorando ad un progetto di formazione teatrale insieme a ragazzi disabili. Sicuramente mi godrò le vacanze estive con la mia ragazza e la nuova moto e continuerò a scrivere un monologo di memorie precedentemente iniziato durante il lockdown.