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Nata e cresciuta a Roma, Livia De Paolis ha letteralmente mosso i suoi primi passi sul set di un film. Fondata dal nonno, la sua famiglia gestiva la De Paolis I.N.C.I.R., che ha ospitato le produzioni di oltre 2000 film. Tra questi le opere di Fellini, Bertolucci, Rossellini, Pasolini, Godard.

«Crescere in quell’ambiente molto probabilmente mi ha influenzato. Sin da quando ho memoria, ho sempre detto di voler fare l’attrice» – racconta Livia. «L’eredità di famiglia però non mi ha aiutata. Al contrario, la mia famiglia era completamente contraria all’idea che io diventassi un’attrice. Non solo mi hanno scoraggiata, ma spesso hanno anche interferito. Ricordo che una volta chiesi a mia zia, che gestiva gli studi insieme a mio padre, di organizzarmi un colloquio con un produttore. Mi ha presentata al produttore dicendo: “Questa è mia nipote Livia, vuole fare l’attrice, puoi aiutarmi a convincerla che non fa per lei?”. Credo sia stato uno dei momenti più demoralizzanti della mia vita. Quell’avvenimento ha accresciuto l’invidia che provavo per chiunque riuscisse ad avere il sostegno della famiglia nell’intraprendere una carriera creativa.»

Dopo una laurea alla Sapienza di Roma, Livia si trasferisce a New York, dove ha l’opportunità di collaborare con le figure più innovative della comunità teatrale newyorkese. «Il teatro e lo schermo sono molto diversi. Il teatro è elettrizzante, non c’è niente di più bello di stare nella stessa stanza del tuo pubblico. Ti fornisce immediata gratificazione. Io provo un grande piacere quando lavoro ad un film, ma non riesco a realizzare di averlo fatto finché non ottengo un senso di completamento, che ovviamente richiede più tempo. Direi quindi che teatro e cinema mi forniscono due diversi tipi di piacere e li trovo entrambi meravigliosi.»

Il debutto come regista

Nel 2014 ha scritto, diretto, recitato e prodotto il film a basso budget Emoticon. «Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura con la mia amica e collega della comunità teatrale Sara Nerboso. Sin da subito la mia intenzione era quella di lavorare con una regista donna. Ero convinta che la storia sarebbe stata raccontata meglio da uno sguardo femminile. Ho iniziato a cercare la giovane regista donna che avrebbe diretto Emoticon. Ho trovato solo persone che erano appena uscite dalla scuola di cinema, non avevano esperienza e la cui visione era distante da quella che avevo immaginato per il film mentre lo scrivevo.»

Il processo di scrittura della sceneggiatura ha permesso a Livia di sviluppare una visione così d’impatto per il film che è diventato ovvio che a dirigerlo sarebbe stata proprio lei. «La definirei una decisione inaspettata, perché la regia non era la mia aspirazione. Realizzare Emoticon è stata una sfida enorme. Dal trovare i collaboratori ai casting, passando per la realizzazione concreta del film. Sono stata immensamente fortunata ad avere Alex Disenhof come mio Direttore della Fotografia, sia per il suo talento che per l’aiuto che mi ha fornito. Oltre a questo, penso che la sfida più grande per i registi esordienti e per tutti i cineasti sia assicurarsi un finanziamento. Il cinema è molto costoso e non è facile trovare qualcuno di cui fidarsi e che possa sostenere la tua visione».

The Lost Girls

Dopo aver trascorso la maggior parte della sua vita adulta a New York, Livia De Paolis si è trasferita a Londra nell’inverno del 2019, dove ha sviluppato il suo secondo lungometraggio The Lost Girls, che ha anche scritto, diretto e interpretato insieme a Vanessa Redgrave, Joely Richardson, Julian Ovenden, Emily Carey, Ella Rae Smith e Louis Partridge. «In The Lost Girls quattro generazioni di donne della famiglia Darling lottano per tornare alla realtà dopo aver vissuto con Peter Pan nell’Isola che non c’è. Come sua nonna (Redgrave) e sua madre Jane (Richardson) prima di lei, Wendy (che sarei io) deve spezzare l’incantesimo di Peter e scoprire cosa è reale in un mondo pieno di fantasia».

Lungi dall’essere un film per famiglie o una favola per giovani adulti, cosa che potrebbe facilmente venire in mente quando si pensa alla versione mainstream di Peter Pan, The Lost Girls potrebbe essere descritto come una versione iperrealistica della vita di quattro generazioni di donne che sembrano essere affette da una condizione che gli scienziati hanno identificato come “iperfantasia”: la capacità di avere una sensorialità mentale estrema o di gran lunga superiore alla media sia quando si immaginano le cose che quando si ricreano i ricordi nel cervello.

«Quando si pensa alle magiche avventure di Peter Pan nell’Isola che non c’è è molto facile dimenticare come Peter sia stato abbandonato a Kensington Gardens a Londra: è stato lasciato  dai suoi genitori ed è questo il destino che condivide con tutti i The Lost Boys e con la giovane Wendy, la cui madre Jane è misteriosamente scomparsa subito dopo il parto. Il film affronta con spensieratezza il trauma dell’abbandono e riesce a parlare alle donne di tutte le età grazie a una storia di maternità, incantesimo e amore».

Femminismo e donne nell’industria

Le donne. Cosa significa per Livia de Paolis essere una femminista? «Nel 1995 ho visto Antonia’s Line di Marleen Gorris e penso che quel film abbia influenzato la mia visione del femminismo e la realizzazione di The Lost Girls. A quel tempo non ero consapevole del patriarcato: ero nata in un paese dove le donne non hanno avuto diritto di voto fino al 1945. A mia nonna non è stato mai permesso di votare e nella mia famiglia non si è mai parlato di femminismo. Tuttavia devo dire che mia madre è stata molto innovativa nelle sue scelte. Anche mia zia, sorella di mio padre, lavorava come dirigente per gli Studios insieme a lui, cosa insolita per una donna a quei tempi. Ho sempre avuto intorno a me donne indipendenti e preoccupate di far sentire le proprie voci».

A New York Livia sperimenta un cambiamento di coscienza ed inizia un percorso di consapevolezza e affermazione nei riguardi del femminismo: «Solo nel 2010 mi sono identificata come femminista. In quell’anno ho partecipato alla prima conferenza TED Women a Washington DC. Ero tra il pubblico quando Sheryl Sandberg ha tenuto quel discorso virale sul perché abbiamo poche donne leader. Da allora abbiamo fatto passi in avanti eppure siamo ancora lungi dal poter vivere in un mondo in cui il 50% delle prime posizioni di ogni settore è occupato da donne. Siamo anche ridicolmente lontani dal vivere in un mondo dove le donne sono pagate tanto quanto gli uomini».

Alle donne più giovani: «consiglio sempre di studiare con diversi insegnanti, coltivare la propria passione, cercare collaborazioni creative con amici e sviluppare le proprie idee. Quello che spero per le generazioni future è che non solo le donne abbiano stesse opportunità e stessi stipendi degli uomini, ma anche che vengano apprezzate per la loro ambizione, la loro spinta e i loro risultati».

Progetti futuri

Riguardo i suoi progetti futuri: «Sto girando in Italia un film diretto da Catherine Hardwicke e interpretato da Toni Collette. Ammiro immensamente sia Catherine che Toni, infatti potrebbero benissimo essere due delle mie donne preferite in assoluto nell’industria. Sono inoltre coinvolta come regista in diversi progetti in fase di sviluppo, ma ad oggi non posso dire cosa uscirà prima.
Infine, sto adattando un romanzo di Mylene Dressler intitolato The Last to See Me – questo è un mio progetto personale che ho iniziato da poco ma che già mi sta coinvolgendo molto».

 

Anna Quirino

Anna Quirino

Nata a Bari, vive a Milano. Laureata in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo, ha vissuto diverse esperienze all'estero tra Regno Unito, Francia e Cina. Collabora con svariate testate tra cui Spaghettimag, Lampoon Magazine, French Fries Magazine ed è copywriter per aziende beauty. Ama la moda in tutte le sue sfaccettature, soprattutto quelle più anticonformiste.