Skip to main content

La moda, nella visione del direttore creativo Michael Rider, non è mai soltanto una questione di abiti. È un linguaggio individuale fatto di intuizioni, contrasti e particolari che raccontano chi li indossa. L’eleganza non nasce dall’adesione a un codice immutabile, ma dall’incontro tra elementi diversi, dalla possibilità di accostare passato e presente, rigore e spontaneità, perfezione e imperfezione. Da questa tensione prende forma l’identità di Celine: una raffinatezza consapevole, attraversata da una vena indipendente e da un’attitudine che rifugge le definizioni troppo nette. A Roma, tale approccio trova una nuova espressione in via Condotti, dove la maison francese del gruppo Lvmh amplia la propria boutique, trasformando una meta simbolo del lusso mondiale in un luogo che parla con maggiore profondità del proprio universo estetico. L’area di vendita passa da 118 a 248 metri quadri, circa il doppio, mentre gli interni si articolano in una sequenza di spazi distinti, pensati per dare respiro alle differenti anime delle collezioni. Non soltanto un’operazione di restyling rivolta all’espansione, ma una ridefinizione dell’esperienza del marchio in cui l’architettura diventa parte integrante della narrazione fashion.

La materia come espressione di stile

A parlare sono le superfici, le proporzioni e l’equilibrio tra materiali naturali e dettagli preziosi. Il marmo Calcata Oyster incontra il travertino, il legno introduce una nota calda, gli accenti dorati aggiungono luminosità senza interrompere la continuità dell’insieme. La palette cromatica si muove su tonalità misurate, lasciando che siano le venature della pietra e la qualità tattile delle finiture a definire il carattere degli ambienti. È una scelta progettuale che sembra riflettere il pensiero stilistico di Rider, costruendo un immaginario riconoscibile grazie al legame tra elementi eterogenei, anziché affidarsi a un singolo gesto spettacolare. Come in un guardaroba sofisticato, nel quale un capo dal taglio netto può convivere con un accessorio dalla personalità inattesa, anche gli interni si sviluppano per contrasti calibrati. La ricchezza dei materiali non diventa mai decorazione fine a sé stessa, ma parte di un sistema visivo in cui ogni tassello contribuisce a definire l’atmosfera. Anche la scala preesistente acquista una nuova centralità. Un intervento grafico ne valorizza il profilo verticale e la brillantezza, rendendola un peculiare segno architettonico e non un semplice punto di collegamento. Il movimento tra i livelli assume così un valore ulteriore e accompagna il visitatore in un percorso che alterna prospettive e sensazioni, lasciando che lo spazio si riveli gradualmente.

Celine, via Condotti-Roma_Courtesy of Press Office

L’universo maschile tra rigore e intimità

Al piano inferiore, il registro cambia. La collezione uomo confluisce in una dimensione autonoma intorno a materiali più scuri e a un lessico architettonico decisamente materico. La Basaltina, posata a spina di pesce, imprime ritmo al pavimento, mentre i marmi dalle nuance intense accentuano il senso di raccoglimento. Se il piano superiore suggerisce una luce più calda, qui prevalgono profondità, essenzialità e una sobrietà che non rinuncia alla ricerca. La presenza di una lounge e di due camerini definisce poi un ambiente meno espositivo e più personale. L’acquisto si allontana dalla rapidità della selezione per accostarsi a un rituale intimo, nel quale provare un capo significa anche misurarne il carattere, immaginarne gli abbinamenti e riconoscervi una possibile estensione di sé stessi. È una concezione coerente con l’idea che attraversa il lavoro di Rider: gli abiti non sono oggetti isolati, ma assumono un significato tramite il corpo, i gesti e le peculiarità di chi li sceglie. In quest’ottica, anche lo scenario che li accoglie può essere considerato uno strumento di interpretazione, in grado di suggerire un modo inedito di avvicinarsi al prodotto.

Celine, via Condotti-Roma_Courtesy of Press Office

Un nuovo spazio per le collezioni donna

L’ampliamento introduce, inoltre, una seconda sezione dello store, collegata agli ambienti originari da un nuovo passaggio e interamente riservata alle collezioni femminili. Il prêt à porter rivela qui una collocazione ad hoc, affiancato da una zona calzature con lounge, dove la scelta può svolgersi in un contesto più disteso. La riorganizzazione rende più leggibili le varie proposte del brand, senza spezzarne la riconoscibilità complessiva. Menswear e Womenswear si distinguono mediante suggestioni e funzioni, ma restano uniti dalla stessa sensibilità per la materia, la costruzione dello spazio e l’importanza del dettaglio. Non si tratta, quindi, di creare due mondi impermeabili, bensì di riconoscere a ognuno una propria voce dentro un racconto comune. La distribuzione spaziale segue una logica che va oltre la semplice esposizione dei prodotti. Ogni area invita a un diverso rapporto con gli oggetti: più raccolto e contemplativo quello dedicato all’uomo, più articolato quello femminile, che accompagna dall’abbigliamento alle calzature. L’architettura si mescola così con l’experience senza imporle un ritmo rigido, lasciando ampio margine alla scoperta e al gusto personale.

Via Condotti, un indirizzo che si rinnova

In una strada che da decenni rappresenta una delle vetrine più prestigiose dello shopping internazionale, Celine si inserisce all’interno di una geografia luxury che, in continua evoluzione, non ha intenzione di imporsi con un’estetica estranea al contesto. Piuttosto, dà vita a un dialogo tra la cifra contemporanea della maison e l’heritage culturale della Capitale. La linea autunno-inverno 2026/27, attualmente disponibile in negozio, trova così una lente che ne consente una lettura migliore, mettendo in connessione capi, accessori e ambiente circostante. Quasi raddoppiando la propria superficie, il marchio espande dunque anche il suo storytelling. Il risultato? Una boutique in cui il lusso si misura meno tramite la spettacolarità, enfatizzando invece la qualità delle relazioni: tra pietra e luce, tra geometrie e materiali, tra guardaroba e personalità. Una nuova interpretazione dell’indirizzo romano che traduce in design una delle intuizioni più interessanti della filosofia di Michael Rider, secondo cui lo stile acquisisce autenticità quando smette di essere una regola e si fa forma espressiva della propria individualità.

Gustavo Marco Cipolla

Gustavo Marco Cipolla

Storyteller, appassionato di tutto ciò che è indie, travelholic. Mi piace raccontare le immagini attraverso le parole e impazzisco per l’alternative rock. Collaboro con diverse testate nazionali, mi occupo di moda, arte, cinema, musica e LifeStyle. Svolgo, inoltre, l'attività di addetto stampa, content writer e communication consultant in ambito culturale e per alcuni brand. Penso dunque scrivo.