Photography: Andrea Olivo
Stylist: Gergana Dimitrova
Grooming: Nicole Sorti
Ass stylist: Francesca Galluccio & Miriam Galluccio
“Parcheggio a ore” racconta relazioni complicate, nascoste, qual è stato il momento o l’esperienza che ha acceso l’idea di scrivere proprio di questo stato d’animo?
Questa canzone non parte da un’esperienza, avevo questo desiderio di raccontare la storia di due amici ,non è una canzone d’amore, sullo sfondo si intravede una storia, in un contesto scuro e quasi deprivato del solito romanticismo, ma si tratta appunto dello sfondo, in primo piano c’è il racconto di un’amicizia.
Nel brano parli di incontri che durano per un tempo definito, quasi misurato. Pensi che questo modo di vivere le relazioni rispecchi il modo in cui la Generazione Z si rapporta oggi all’amore e all’intimità?
Penso che negli ultimi anni ci siano molti piu spazi per parlare di certi argomenti, noi della Gen Z siamo artefici di questo cambiamento, un pó tutti abbiamo imparato a dare il giusto spazio al nostro modo di viverci, ci si guarda piu dentro e ci si confronta di piú, per noi certi tabù non esistono già piú.
Guardando al presente, secondo te oggi siamo davvero più liberi di esprimerci o, paradossalmente, più soli rispetto al passato?
Non so le persone in generale come si sentano a riguardo, io ho trovato la mia dimensione tramite la musica, adesso la libertà per me sta anche nell’impormi delle regole, con me stesso e con gli altri. Ad oggi posso dire di sentirmi libero.
Prima dei brani, delle uscite e dell’immagine pubblica, chi è TRIGNo oggi?
In questo momento del tuo percorso umano e artistico, cosa stai cercando di capire di te stesso attraverso la musica?
per me la musica é un modo per guardarsi dentro, in fase di scrittura sono piu gli interrogativi che le risposte, e penso che quest’ultime non vadano ricercate nei miei testi, io le domande me le faccio scrivendo e le risposte me le do vivendo, penso che il senso della vita alla fine sia essere felici e che siamo tutti un po’ in continua ricerca per capire come esserlo.
Quando hai capito che la musica non era solo un sogno, ma un modo per raccontarti senza filtri?
Da subito , anzi è arrivata molto prima l esigenza di scrivere e raccontarmi rispetto che a far sentire a qualcuno un mio pezzo, il sogno é arrivato dopo, quando ho capito che attraverso la mia musica potevo parlare anche per qualcun altro ed essere capito e compreso.
Qual è la cosa più vera, e forse anche più scomoda. che hai scoperto su te stesso grazie alla musica?
Mi sono posto tanto domande riguardanti la mia rabbia e da dove venisse. Non è un percorso di realizzazione e accettazione facile, ma ho deciso di intraprenderlo attraverso la terapia, la strada è ancora lunga e per niente facile, ma è una delle scelte migliori che abbia preso in vita mia, devo solo avere pazienza.
Cosa ti spaventa di più oggi come artista?
La paura più grande che avevo prima di iniziare a fare musica per lavoro era la paura del non potermi concedere i miei tempi e la paura di non poter sbagliare. La pressione dei risultati a volte può uccidere la musica, il processo creativo e il motivo per cui tutto è iniziato, la musica per me è terapia ed è ciò di cui ho bisogno. I risultati arrivano con impegno e costanza, ma non sono quelli l’obiettivo.
Ho sentito per la prima volta il peso delle responsabilità addosso, avere cosi tante persone che ti ascoltano é una grossa privilegio, ma allo stesso tempo è appunto una responsabilità, ho cercato però di non inquinare la musica di pensieri per essere il piu genuino possibile. Il rapporto si ê letteralmente creato in questi mesi ed é bellissimo, mi accorgo che muta e progredisce di pari passo con la mia musica, è quasi un percorso corale che staimo facendo insieme
























