Photographer: Carolina Smolec // Muro Production
Press & Styling: Other SRL Agency // Vanessa Bozzacchi e Sara Castelli Gattinara –
Styling assistant: Ginevra Cipolloni
Total look: Tod’s
Hair & Make up: Eleonora Mantovani @simonebelliteam
Location: Village Studio Roma
Dal 12 aprile su “Roberta Valente: Notaio in Sorrento” ti vedremo protagonista: chi è Roberta Valente e qual è stato il primo elemento che ti ha fatto sentire che questo personaggio meritava di essere raccontato?
Roberta è una donna determinata e pragmatica, Non punta sulla sua femminilità ma sulla competenza, non ha grilli per la testa e ci tiene ad essere percepita con serietà. Suo mal grado risulta spesso ridicola, appunto perché si prende molto sul serio. Per questo motivo l’ho scelta. La vita, quando la prendi troppo sul serio ti restituisce il conto con umorismo, con Roberta ho navigato questo aspetto dello stare al mondo ed è stato divertente.
Roberta vive dentro regole molto definite, quasi invalicabili. Tu, invece, sembri avere un percorso costruito anche sull’istinto e sul movimento: dove vi incontrate e dove, invece, siete lontane?
Come Roberta alle volte ho un’immagine di come vorrei andassero le cose, cerco di prefissarla e controllarla e inevitabilmente la vita mi sorprende. Roberta è un po’ più brava di me a governare gli esiti, io sono più brava a cogliere l’imprevisto e farne tesoro.
Il tuo percorso parte da un altrove, studi internazionali, politica, lingue, e poi devia verso il cinema. Non è una scelta lineare: c’è stato un momento preciso in cui hai capito che quella sarebbe stata la tua direzione, o è stato più un lasciarsi andare?
C’è stato un momento preciso, durante un corso estivo di recitazione che avevo avuto come regalo di laurea. Lavoravamo su sogno di una notte di mezza estate, mi è sembrato che tutti ci animassimo, come se avessimo generato un altro mondo. In quel momento ho capito che stavo facendo una cosa seria e che avrei passato la vita a rincorrere quello stato, perché per me quello è celebrare l’esperienza umana.
In un’intervista hai detto: “La sfida più grande è non lasciare che il proprio ego ci porti fuori.” In un mestiere che espone così tanto, cosa significa per te restare centrata? E come si costruisce, ogni giorno, questo equilibrio?
Per me è la cosa più difficile. Mi sembra che l’antidoto all’ego sia la passione. Il lavoro invisibile di ricerca mi riporta sempre a me stessa, e a questa scelta che ha dato senso a tutto.
Hai mai sentito che il tuo background “non convenzionale” fosse un limite, o, al contrario, è proprio quella complessità ad averti dato uno sguardo diverso sul tuo lavoro?
Certo che l’ho sentito come un limite, a 22 anni avrei fatto di tutto per disfarmene. Non ho mai brillato per maturità, me ne facevo un grandissimo cruccio. Adesso ne faccio tesoro, ma da poco.
C’è una storia che sogni di raccontare ma che ancora non hai trovato?
Il mio modo di rilassarmi quando ho la testa affollata è fare una camminata con la musica nella orecchie, puntualmente mi ritrovo in delle storie, sono tante, mi succede tutti i giorni e faccio fatica a sceglierne una. Ultimamente sono appassionata di ‘weird girl literature’ mi piacerebbe interpretare un personaggio di Rebecca F. Kuang, Otessa Moshfegh, Halle Butler o Melissa Broder
Se dovessi definire questo momento della tua vita con una parola, quale sarebbe?
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Cosa direbbe oggi la Maria Vera adolescente a quella che sei diventata? E tu, cosa diresti alla prossima versione di te stessa?
Questa è difficile. La Maria Vera adolescente sarebbe stupita, di fondo contenta ma avrebbe comunque da ridire. La mia è stata un’adolescenza polemica, sarebbe curiosa, sollevata forse, ma comunque nervosa. Alla prossima versione di me stessa direi che ce la sto mettendo tutta per arrivare da lei. Quanto è difficile questa domanda! E quanto è più facile guardare con indulgenza le versioni passate e future rispetto a quella presente! Spero di imparare a fare questo nella versione futura di me, guardarmi con più indulgenza.




