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Ph: Erica Fava
Glam: Alessia Mazzarino x Cotril
Styling: Giuseppe Troncone
Coat: Souldaze

Beatrice, guardando alla tua carriera fino a oggi, come la descriveresti in tre parole? C’è qualcosa che senti di aver scoperto di te stessa attraverso i tuoi ruoli?
Poliedrica, coraggiosa, fortunata… e tanto altro. Il nostro lavoro è fatto di up and down, di scelte, di possibili momenti di fermo. L’esercizio più grande è rimanere concentrati sugli aspetti positivi. Ho costruito un mantello di corazza che mi permette di non desistere, di risalire sempre anche quando i possibili scossoni della vita tentano di farti affondare. I ruoli, secondo me, quasi mai ‘bussano’ a caso. Arrivano per farmi prendere la lente di ingrandimento e posizionarla su molteplici sfaccettature di me o di qualcun’altro, e vederle più da vicino. Io attraverso la recitazione cresco. Attraverso i ruoli, ho scoperto che sono un ventaglio di infinite possibilità, e che sono grata per essere nata dove sono nata, per aver avuto l’educazione che ho avuto. Perché’ probabilmente, (come alcuni miei personaggi) se fossi stata messa in un contesto diverso, con circostanze diverse, sarei potuta diventare tutt’altro.


Nel film STRIKE interpreti Elettra, un personaggio complesso e sfaccettato. In che modo ti sei immersa nella sua storia e cosa ti ha colpito di lei?
Con entusiasmo, come ogni volta che mi arriva un nuovo ruolo. Ho sempre osservato molto e ascoltato i racconti, gli stati d’animo. Mi affascinano da sempre le storie e la gente, credo che questo faccia si che si accenda in me, ogni volta, molta curiosità e bisogno di mettere le mani in pasta alla creatività e alla verità che circonda il personaggio e la sua storia. Voler portare i racconti e le emozioni della gente sullo schermo. Dargli una nuova casa. O a volte semplicemente, una voce. Di Elettra mi ha colpito la sua ambiguità, la sua sfrontatezza con la quale porta avanti questo suo ‘doppio’: di giorno è la ‘signorina dei fiori’ e di sera ‘Pabla Escobar’ e non per divertimento legato alla giovinezza. Tiene in equilibrio tutto riuscendo a superare delle cose per le quali ha sofferto, che coinvolgono lei e ‘Pietro’ (Giovanni Nasta), mirando al bene di tutti. Riesce a fare da collante senza mollare. E alla fine, il risultato, che vede protagonisti tutto il gruppo, porta felicità.

 

Girare una commedia corale come STRIKE, che affronta temi delicati come le dipendenze e la forza dell’amicizia, deve aver portato momenti intensi. C’è stata una scena o un’esperienza sul set che ti ha sorpresa o emozionata più delle altre?
Potrei dirtene tante, ma una delle prime scene che ho girato mi ha colpita particolarmente, Quel giorno era presente tutto il cast, non voglio fare spoiler, ma avere tutti lì è stato bello. Strike, È una commedia, opera prima, diretta da tre giovani che recitano nel film. Dal momento in cui mi hanno scelta, ho fatto parte del loro sogno e quel giorno l’ho capito molto bene. ‘La forza dell’amicizia’ li ha legati ed inevitabilmente questa forza ha coinvolto molto anche me e il mio personaggio, emozionandomi.

In che modo Elettra ti ha fatto riflettere su aspetti di te stessa? C’è stato un momento in cui il confine tra te e il personaggio si è fatto più sottile del solito?
Sì, quando, soprattutto in una scena, non ha paura di parlare. Elettra ti mette davanti le verità. Non chiede di essere scelta smentendo quello che fa e nascondendo i lati d’ombra sotto al ‘tappeto’. Quando ad Elettra viene chiesta una cosa, non ha paura di dire chi è. Pensandoci in questo sono simile al mio personaggio. E in questi casi, probabilmente il confine tra me e lei si è fatto sottile.

Sei anche protagonista del cortometraggio The Flame of Syracuse, in concorso al Festival di Beverly Hills. Come ti senti all’idea di portare il tuo lavoro su un palcoscenico internazionale e confrontarti con un pubblico così diverso?
Quando me lo hanno detto, avevo appena finito di dire che non ho il ‘sogno americano’ e che la cosa probabilmente mi spaventa… mi viene da sorridere, ahaha. Che dire? ‘America…nice to meet you!’

Guardando al futuro, c’è un ruolo o un genere che sogni di esplorare, qualcosa che ancora non hai avuto occasione di fare?
Mi piacerebbe fare un film in costume, viaggiare nel tempo. Vorrei essere una madre. Mi piacerebbe un fantasy, vorrei raccontare una storia tratta da un romanzo, e mi divertirebbe anche avere un personaggio di un fumetto e fare un remake. Guardando al futuro, in generale, io vorrei continuare a lavorare con tutti quelli che vogliono davvero lavorare con me. Perché la stima reciproca per me è la chiave delle grandi cose. Mi piacerebbe lavorare sempre con registi/e che hanno una grande gentilezza d’animo, con i creativi, con i folli, i ‘fuoriclasse’, poter entrare nel labirinto della loro testa. Una volta ho fatto un sogno, un vecchio – uno di quelli che ne ha viste – mi ha detto di rimanere dalla mia parte, che piangerò e riderò forte ma di non temere perché’ sarà pura verità, e la verità fa paura solo agli sciocchi. Mi ha detto di porgere sempre lo sguardo oltre, di non aver paura di farmi guardare anche quando vorrei nascondermi, di non aver paura di essere nata con la pelle sottile, di rimanere lì dove sono, perché arriveranno quelli che hanno il coraggio di vedere e non hanno paura del fuoco.

Quando non sei sul set, cosa ti aiuta a ritrovare te stessa? Ci sono luoghi, persone o piccoli rituali che ti nutrono davvero, al di fuori del lavoro?
Il mare, sentire l’erba con i piedi nudi, l’ironia, l’amore, le cose semplici.
Eva Bernard

Eva Bernard

Art Director