Abbiamo incontrato Eduardo Scarpetta per parlare della serie, del significato contemporaneo della parola famiglia e di quel sottile equilibrio tra eredità, identità e futuro che attraversa tanto il suo lavoro quanto la sua storia personale.
Photographer: Federica Santeusanio
Styling: Vanessa Bozzacchi E Sara Castelli Gattinara
Location: Vmaison Hotel Milano Brera
Total look Tod’s
Fausto è un uomo che sceglie di trasformare l’addio in un atto d’amore. Qual è stata la sfida più grande nel dare voce a un personaggio che vive costantemente tra la vita e la sua assenza?
La sfida più grande è stata cercare di restituire un personaggio credibile nella malattia e nell’amore/dolore verso i suoi figli.
Per quanto riguarda la malattia ho attinto da fonti, video, testimonianze
La serie racconta una famiglia lontana dai modelli tradizionali, fatta di fragilità, errori e legami scelti. Cosa ti ha colpito di più del modo in cui oggi definiamo la parola “famiglia”?
La famiglia per me è quella che ci costruiamo nel percorso della vita, Ferzan, ne “Le fate ignoranti” che ho girato con lui, fa riferimento ad una famiglia logica, composta dalle persone che scegliamo, a differenza di quella biologica, quella di sangue.
Famiglia è tutte quelle persone che ognuno di noi sceglie di avere accanto indifferentemente.
In Storia della mia famiglia il dolore convive spesso con l’ironia. Pensi che sia proprio questa capacità di sorridere nelle difficoltà uno dei tratti più autentici dell’essere italiani?
Io credo che ridere nelle avversità debba essere una priorità indipendentemente dalla nazionalità, fa bene alle ferite.
Se potessi portare con te un insegnamento che Fausto lascia ai suoi figli e alle persone che ama, quale sarebbe?
Fausto ai suoi figli dice una frase che è “non perdete la fiducia nelle persone”, questa frase, pur vivendo in un mondo in cui credo ne sia rimasta poca, mi ha colpito tra le tante che dice ai suoi figli ed è quella che porterò con me.
Total look: Tod’s
Sei cresciuto all’interno di una delle famiglie artistiche più importanti d’Italia. Quanto il peso della memoria e dell’eredità familiare ha influenzato il tuo percorso umano e professionale?
Credo di aver fatto tutta la gavetta del caso per trovarmi dove sono adesso, nutro un forte senso di rispetto e ammirazione per la mia famiglia e per la mia professione, non ho mai voluto fare altro sin dall’età di 9 anni quando mio padre mi ha messo sul palco per la prima volta.
Guardando al tuo percorso, tra cinema, teatro e serie televisive, quale storia senti di non aver ancora raccontato e che oggi avresti il coraggio di affrontare?
Fortunatamente, all’età di 33 anni, mi considero ancora all’inizio della mia carriera.
Ho la fortuna di fare un mestiere che non finisce mai, non c’è un obbiettivo da raggiungere, ci sono solo storie da raccontare e persone da far vivere. Quante? non lo so, spero di perdere il conto un giorno.
Total look: Giorgio Armani




